Usare gli strumenti giusti

Claudio Giardini. Università di Bergamo Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell’Informazione e della Produzione

Spesso le aziende si trovano a dover risolvere problemi in emergenza avendo a disposizione poco tempo e, conseguentemente, con l’impressione che non si riesce a procedere secondo un “metodo”, ma piuttosto che è necessario andare un po’ “a naso” per avere risposte sufficientemente rapide.

Ogni problema non è altro che l’effetto indesiderato di un processo (produttivo o meno che sia) che non funziona come dovuto e che, quindi, non dà un output la cui misura della qualità non ricade all’interno dei limiti di specifica definiti. E questo può essere dovuto ad un cattivo setup del processo (cosa che si può risolvere con una certa facilità) o ad eccessiva dispersione dello stesso (cosa un po’ più difficile da sistemare).

La “variabilità” è, secondo tutti i maggiori esperti della qualità, la peggiore nemica del “far bene”. E la variabilità ha origine, fondamentalmente, in fattori del processo che si dovrebbero avere sotto controllo, ma che non si riesce a fare nella giusta misura o che si ignora influenzino il processo stesso.

Nei “sette strumenti statistici” per la qualità, il diagramma causa-effetto (o di Ishikawa) è un utile strumento per muoversi verso l’identificazione delle cause dei problemi senza procedere a caso, ma avendo modo di costruire un ragionamento documentato (come peraltro chiede la ISO 9001) che possa essere reso il più possibile oggettivo. E’ sicuramente uno strumento fondamentale per eseguire la fase di PLAN (cioè del fare un piano) della ruota di Deming (la famosa ruota PDCA), base dei processi di miglioramento continuo e che dovrebbero essere attuati in qualsiasi organizzazione per aumentare la capacità di soddisfare le aspettative del cliente che vede sempre una differenza tra la qualità “attesa” e quella “percepita” colmabile solo se si capisce cosa vuole e come funzionano i propri processi riuscendo così a tenerli davvero sotto controllo.

Tra tutte le cause, inoltre, occorre anche considerare che ce ne saranno di principali (cioè con maggiore impatto sul risultato) e di secondarie. Partendo dal concetto, molto reale, che le risorse disponibili e che il tempo a disposizione per risolvere i problemi non sono infiniti, una adeguata analisi di Pareto non può che aiutare a meglio identificare dove spendere queste risorse. Di più: con l’analisi di Pareto è possibile fare una “fotografia” del processo prima e dopo gli interventi migliorativi per poter dimostrare l’efficienza delle soluzioni proposte e misurare di quanto si è migliorati.

E se non si ha idea di come un certo fattore influenzi il processo, anche la correlazione e la stratificazione dei dati raccolti (perché occorre ricordarsi che per prendere decisioni adeguate occorre disporre di dati e non basarsi su idee preconcette) possono certamente aiutare.

Ugualmente raccogliere i dati, cioè mettere a punto degli indicatori che caratterizzino il risultato di un processo, è fondamentale: solo così si potrà disporre di informazioni documentate che aiutano a superare convinzioni, alle volte errate, di dove sono i problemi e di come si risolvono. Se questo bastasse non dovrebbero esistere problemi avendo già implementate tutte le soluzioni. Ma si sa che così non è.

Occorre raccogliere dati, occorre raccogliere quelli significativi e utili, occorre avere degli strumenti per interpretarli: i dati non parlano da soli, ma se sono troppi e non sono utili fanno sicuramente “rumore” confondendo ulteriormente le idee.

Occorre avere un obiettivo, dichiaralo per bene, esprimere il risultato che si vuole raggiungere, identificare i problemi e trovare soluzioni. L’esperienza serve, ma non basta. Con l’esperienza ci si muoverà sempre in un intorno di quello che già si conosce e non si avrà la possibilità di testare nuove idee (magari folli) che permettono un vero salto di qualità.

Esperienza, capacità di lavoro di gruppo, uso degli adeguati strumenti, capacità di rappresentare e descrivere il sistema, tenere conto di vincoli e limiti, tenere conto del contesto, devono essere alla base di qualsiasi piano, sia che si voglia migliorare la produttività, ridurre i costi o evitare problemi. Così come è necessario formarsi nell’uso di questi strumenti.

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here