Una gamma più ampia per l’industria in ripresa

I modelli della serie C12 sono i più piccoli mai realizzati dal costruttore tedesco Hermle Ag.

I modelli della serie C12 sono i più piccoli mai realizzati dal costruttore tedesco Hermle Ag.

In coincidenza con la tradizionale open house svoltasi recentemente presso il quartier generale di Gosheim in Germania la multinazionale delle macchine utensili Hermle (Maschinenfabrik Berthold Hermle Ag) ha presentato i risultati economici preliminari attesi per un 2013 da primato. Tanto per cominciare la società tedesca ha visto i suoi addetti diretti passare dalle 927 unità censite nel 2012 alle 946 attuali. Ma la crescita ha riguardato anche gli ordinativi aumentati del 15% per un totale di 350 milioni di euro in valore contro i precedenti 306,1.

Di pari passo sono progrediti inoltre il portafoglio ordini (da 87 a 130 milioni) e il fatturato che una volta ufficializzato potrebbe battere il record stabilito con 302,7 milioni di euro circa due anni fa; per attestarsi invece oltre i 305 milioni, benché a fronte di una lieve flessione degli utili scesi sotto la soglia dei 46 milioni. Si tratta di cifre che non solo testimoniano del buon andamento della società sveva bensì pure dell’incoraggiante predisposizione ai nuovi acquisti o al restyling del parco-macchine dimostrata dai suoi clienti finali.

Nell’auspicio che i segnali di ripartenza avvertiti sui mercati globali possano consolidarsi nel prossimo futuro Hermle Ag ha già iniziato a lavorare a un ampliamento dei suoi cataloghi. L’evento di Gosheim lo ha dimostrato chiaramente in virtù della presentazione di inediti modelli destinati a indirizzarsi a settori di utilizzo presso i quali il costruttore vuole ora corroborare la sua presenza. Si è lavorato così per portare macchine adatte per caratteristiche tecniche e dimensioni anche alla fascia media o medio bassa del mercato pur continuando a garantire prestazioni di elevata caratura.

È questo il caso del centro di lavorazione a cinque assi C12 che con la sua compattezza guarda alle richieste di clienti sempre più bisognosi di ridurre le superfici di installazione e operative delle tooling machine senza rinunciare, ha detto il produttore, a «precisione, durevolezza e dinamismo».

Sviluppo in verticale

C12 è dedicata alla lavorazione di componenti cubici sino a 100 chilogrammi di peso con diametro e altezza indicativi sino a 320 e 265 millimetri rispettivamente. Disponibile esclusivamente con azionamento Torque, il macchinario rappresenta il modello più piccolo mai realizzato da Hermle con il consolidato concetto costruttivo della serie C, quindi struttura gantry in monoblocco di granito composito, 3 assi nel mandrino e 2 assi rotativi nel pezzo grazie alla rotobascula integrata nel basamento.

Rispetto ad altre analoghe e più datate soluzioni Hermle il prodotto presenta corse più coerenti con la ridimensionata stazza della tavola e pari a 350 millimetri sull’asse x; 440 in y e 330 sull’asse z. Nella versione standard offre rapidi e accelerazioni calcolati a 30 metri al minuto; contro i 50 metri/minuto della sua veste dynamic. Primo apparato di fresatura del portfolio Hermle a essere equipaggiata del controllo numerico Heidenhain Tnc 640 già di uso comune sulle serie Mill Turn (MT). C12 trova inoltre un suo punto di forza nell’innovativo magazzino utensili. Esso è in grado di contenerne sino a 71 su un doppio livello che grazie alla sua struttura a torre incontra i desiderata delle officine in cerca di una razionalizzazione degli spazi di lavoro.

Non impone infatti il ricorso a superfici aggiuntive, in contrasto con il magazzino ad anello classico da 36 posti; giustapponendo gli anelli uno sull’altro presso il basamento mentre un sistema di handling provvede a spostare gli utensili. La famiglia C12 può essere integrata in vista di una maggiore automazione con il cambio-pallet PW100 o un sistema robotizzato RS05, già disponibili sulla sorella maggiore C22.

Diminuiscono gli ingombri, aumenta l’automazione

Sempre in tema di robotizzazione il brand di Gosheim ha annunciato una evoluzione degli automatismi di gestione del cambio-pallet per le gamme C22 e C12 con una maggiore capienza dei pallet gestibili a magazzino, passati da 11 a 18. Anche in questo caso il fulcro dell’operazione è rappresentato da uno sviluppo verticale delle giostre che evita la necessità di estendere le aree d’appoggio.

L’obiettivo è assicurare alle imprese una maggiore autonomia sui turni non presidiati e in ultima istanza di consentire loro di mirare al bersaglio grosso dell’operatività 24×7 ideale in un mercato sempre più esigente soprattutto dal punto di vista dei tempi di consegna delle lavorazioni. L’esposizione internazionale delle tecnologie di lavorazione dei metalli (Internationale Ausstellung für Metallbearbeitung) o AMB del capoluogo del Baden Württemberg è invece pronto a farsi teatro della presentazione del magazzino addizionale per le macchine delle linee C32, C42, C50 e C60. Progettato nelle versioni ZM92, ZM108, ZM115, ZM135 e ZM192 il sistema sostituisce il precedente ZM160 e punta nuovamente sull’ottimizzazione degli spazi con una struttura a torre.

L’ingombro garantito è pari a un quarto di quello occupato dai modelli già conosciuti e in caso di bisogno sulle serie C50 e C60 è possibile integrare due torri mantenendo intatte le superfici d’uso. Modulare e versatile, il magazzino sfrutta le caratteristiche del granito composito per offrire una maggiore stabilità e minore bisogno di ricorrere alla manutenzione di colonne e basi per gli utensili.

«Così abbiamo colmato il gap sulle taglie piccole»

Daniele Bologna

Daniele Bologna

Intervista a Daniele Bologna, technical sales engineer di Hermle Italia.

Qual è il fulcro e quale il significato delle new entry nel catalogo di Hermle, dottor Bologna?

Credo che la novità più importante fra quelle presentate a Gosheim sia rappresentata dal modello a cinque assi C12 che va a completare la gamma prodotto verso il basso in quanto modello più piccolo mai realizzato col consolidato concetto della serie C Hermle. Una mossa che ci consente di presidiare in maniera più efficace il panorama delle taglie piccole sul quale probabilmente Hermle era sinora meno presente.

Questo implica anche l’intenzione di affacciarsi a settori differenti dell’industria globale?

Solamente in parte. In realtà il problema è che i precedenti modelli si presentavano come sovradimensionati e quindi fuori target rispetto alle esigenze di alcuni comparti, quali per esempio il medicale; e di attività specifiche come la lavorazione degli elettrodi. Lo svantaggio non stava tanto nei costi di mercato quanto piuttosto nelle dimensioni dei pezzi da lavorare: l’offerta di Hermle non era allineata ai desiderata dei clienti e oggi lo è. Non a caso l’attenzione nei confronti delle più recenti uscite ci sembra decisamente alta e le aspettative sono positive anche per l’Italia.

Ha accennato al medicale: ma quali altre industrie potrebbero esser destinatarie dell’offerta?

Per esperienza diretta vedo crescere l’interesse fra gli specialisti dei piccoli stampi e della già citata lavorazione degli elettrodi oltre che nel comparto dell’oleodinamica. Sono tutte aree di mercato che l’azienda intende presidiare con attenzione e che solitamente hanno indirizzato le loro richieste alle famiglie 42, 50 o 32, per esempio, data anche la nostra minore focalizzazione sulle taglie piccole. Per chi come Hermle realizza la più gran parte del suo volume d’affari in Europa e soprattutto in Germania quello dell’energia resta un fronte fondamentale e anzi sempre più importante col quale possiamo dialogare in virtù di macchine Mill turn come le C50 e 60. Le nostre taglie maxi si adattano alla perfezione alla lavorazione dei giranti e trovano ulteriori spazi anche nell’aeronautica.

Come si presentano dal Vostro punto di vista i settori italiani della meccanica e degli stampi?

La nostra bussola è in questo senso l’appuntamento con il Mecspe di Parma che quest’anno ci è parso attrarre non solo una ottima affluenza di pubblico ma soprattutto professionisti in arrivo da regioni in cui tradizionalmente Hermle godeva di minori riscontri e che paiono in fase di risveglio. Molti dei visitatori del nostro stand alla fiera parmense hanno poi preso parte anche all’open house.

Non c’è dubbio che gli ultimi anni abbiano avuto un andamento altalenante dal punto di vista del business che in Italia ha comunque mantenuto un trend positivo. Influenzano negativamente le vendite le criticità sul credito e le lungaggini nelle trattative, che sfociano in ritardi sulle consegne.

Quanto invece al resto del mondo? Crede si stiano concretizzando le aspettative di ripresa?

Come ho anticipato la più gran parte del nostro volume d’affari viene dalla Germania che rimane trainante; ma gli Stati Uniti stanno vivendo fasi di grande vivacità. Contraddittorio è invece il quadro della Russia, che ci ha offerto sbocchi importanti ma adesso sembra avere perso slancio.

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