The Machine: HP presenta il computer che verrà

Beautiful cyber woman isolated on white backgroundThe Machine  è uno dei più promettenti progetti mai annunciati da Hewlett-Packard. Si tratta di un nuovo tipo di computer progettato in maniera completamente differente rispetto ai classici elaboratori tutt’ora in commercio. L’idea di base è: perché una nuova tipologia di computer? La risposta la dà in poche semplici parole Martin Fink, direttore tecnologico dell’azienda: utilizziamo la stessa architettura nello stesso modo da decine di anni. Questa tipologia di architettura però si deve ora confrontare con una mole di dati immensa e in continua crescita. L’uso massivo del cloud computing e l’internet delle cose portano infatti sempre più dispositivi possibili ad essere interconnessi l’uno con l’altro. Questo vuol dire immettere sulla rete un quantitativo di dati sempre maggiore. Più dati a loro volta implicano più potenza di calcolo e più spazio di archiviazione necessari. Queste informazioni devono inoltre essere elaborate in maniera sempre più rapida, per dare un responso il più immediato possibile agli utenti. Questo comporta un grande dispendio di energia e costi molto elevati per le aziende del settore. HP ha allora iniziato a pensare ad un nuovo tipo di computer che fosse in grado di fornire prestazioni migliori ad un costo minore. Questo nuovo tipo di elaboratore è proprio The Machine. Si tratta di una macchina che sfrutta diversi tipi di tecnologie abbinandoli in maniera innovativa. Si parte dall’elaborazione, che verrà affidata a dei gruppi di processori special purpose, quindi pensati e realizzati per svolgere compiti specifici contrariamente ai processori general purpose utilizzati oggi. Per quanto riguarda la memorizzazione troveremo poi i memristor, tecnologia rivoluzionaria con cui HP vuole stravolgere il mercato dell’archiviazione dati. Grazie a questi elementi infatti sarà possibile creare sistemi di archiviazione estremamente rapidi, almeno quanto le attuali RAM, in grado però al contrario di quest’ultime di conservare i dati anche in mancanza di alimentazione. A collegare il tutto ci penserà poi la tecnologia fotonica. L’azienda statunitense ha deciso di abbandonare le connessioni basate sui fili di rame per passare alle particelle di luce. In questo modo, sostengono i rappresentanti di HP, si possono ottenere interconnessioni in grado di trasferire enormi quantitativi di dati in pochi secondi con un consumo energetico molto basso. Unendo tutte queste tecnologie ci troviamo dunque davanti ad una macchina che promette prestazioni straordinarie. Si parla ad esempio di un elaboratore che in soli 250 nanosecondi, quindi miliardesimi di secondo, è in grado di gestire fino a 160 petabyte di dati. Per capire di che quantitativo si tratta basti pensare che, stando ad un documento pubblicato nell’agosto 2013 dal NSA, l’intera rete internet fa transitare in un giorno 1826 petabyte di dati; quantità che un singolo server The Machine potrebbe dunque gestire in una piccolissima frazione di secondo. Oltre a questo c’è un altro aspetto molto importante che i dirigenti HP hanno sottolineato durante la presentazione: il risparmio. Stando a quanto dichiarato, grazie a questo nuovo tipo di architettura si otterranno macchine che oltre ad essere più performanti saranno in grado di farci risparmiare soldi, spazio ed energia. Per la precisione HP ha stimato una risparmio del 89% dal punto di vista energetico, del 80% per quanto riguarda l’ingombro e del 77% in termini monetari.

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here