Stati Generali dell’ACCIAIO: innovazione e nuova cultura alla base del rilancio della siderurgia europea

Tavolo_innovazione e rivoluzione digitalConclusa la prima tappa del progetto degli Stati Generali dell’ACCIAIO, iniziativa di Siderweb, il principale organo di informazione e consulenza nazionale specializzato nel mercato siderurgico. Il progetto culminerà a Made in Steel, la Conference & Exhibition della filiera dell’acciaio di riferimento per il Sud Europa (17-19 maggio 2017, fieramilano).

«Innovazione e rivoluzione digital»: al tavolo Gianpietro Benedetti (presidente Danieli& C. Officine Meccaniche), Carlo Mapelli (docente di Metallurgia al Politecnico di Milano) e Marino Piotti (amministratore delegato Superpartes) moderati da Lucio Dall’Angelo (coordinatore generale Siderweb).

Nell’epoca del «New normal», nella quale la siderurgia dovrà dimenticarsi il boom del recente passato e posizionarsi su volumi e capacità in linea con quelle attuali, il mondo dell’acciaio dovrà rivolgersi con sempre più convinzione alla ricerca e all’innovazione. «La nuova frontiera per le fabbriche siderurgiche si chiama industria 4.0 – ha spiegato Gianpietro Benedetti (presidente Danieli& C. Officine Meccaniche) -. Ormai non è più un concetto astratto, su carta, ma una realtà. Un’applicazione dell’automazione spinta nella siderurgia, che permetterà un notevole aumento della produttività a fronte di una riduzione dei consumi, è già stato fatto in Russia, e a settembre inizierà anche nella fabbrica ABS (Gruppo Danieli) di Pozzuolo del Friuli (UD). Oltre a vantaggi economici, la fabbrica 4.0 consentirà un incremento della sicurezza per il personale». Ma come diffondere questa innovazione a tutto il tessuto produttivo nazionale? «Come è noto – ha risposto Carlo Mapelli (docente del Politecnico di Milano – presidente Associazione Italiana Metallurgia) – l’Italia è contraddistinta da una moltitudine di imprese medio-piccole, che hanno difficoltà a fare ricerca e ad accedere ai bandi europei. Per andare incontro alle esigenze delle PMI è necessaria un’alleanza Università-impresa: solo così sarà possibile superare gli ostacoli e diffondere in maniera capillare l’innovazione». Ma le possibilità per la siderurgia e la manifattura nazionale non si fermano qui. «La cultura industriale ed il know-how industriale italiano – ha detto Marino Piotti (amministratore delegato Superpartes) -, sono il terreno sul quale si può “seminare” l’automazione, l’internet delle cose ed i big data, al fine di creare in Italia una sorta di Silicon Valley della manifattura, che possa fungere da punto di riferimento del settore a livello mondiale». L’Amazon o l’Uber dell’acciaio «dovrebbero nascere in Italia, Francia o Germania, nel cuore della manifattura europea: se accadesse sarebbe una straordinaria opportunità di sviluppo per il futuro della nostra industria».

Tavolo_L'umanesimo dell'acciaio«Umanesimo dell’acciaio»: al tavolo Luigi Bobba (sottosegretario al Ministero del Lavoro), Roberto Ariotti (presidente Assofond), Rosario Rappa (segretario Fiom – Cgil), moderati da Massimiliano Panarari (docente dell’Università Bocconi di Milano).

Come riuscire a valorizzare la persona e mantenere allo stesso tempo le imprese competitive: di questo si è discusso nel quarto e ultimo tavolo degli Stati Generali dell’ACCIAIO. «Oggi la responsabilità sociale dell’impresa è più che mai importante – ha detto Luigi Bobba, sottosegretario al ministero del Lavoro -, soprattutto se si pensa che anche l’Unione Europea ha emanato una direttiva che dal 2017 impone alle imprese con più di 500 dipendenti di fare il bilancio sociale». Essenziale per garantire il cambiamento sarebbe «l’alternanza scuola-lavoro, forza fondamentale della manifattura». Solo così, per il presidente di Assofond, Roberto Ariotti, «si dà spazio all’autonomia, alla crescita dei giovani. Tutti si impara ad essere elastici, a cambiare mansione». Obiettivo, ha aggiunto il terzo relatore del tavolo, Rosario Rappa, segretario Fiom CGIL, è che il lavoro non diventi merce, che «il lavoratore sia soggetto attivo nei processi». In questo senso «saremmo favorevoli al modello tedesco, ma con una cessione di parte del potere da parte dell’impresa».

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