Stampista, ti vorrei così!

Fra l’annuale assemblea dell’associazione di categoria Ucisap e i convegni organizzati al Mecspe di Parma sulle possibili leve per la ripartenza e la crescita della meccanica nazionale, sono molte le suggestioni e le riflessioni con cui il comparto degli stampisti può confrontarsi per mirare nuovamente al rilancio. Ecco quelle suggerite da Marco Buzzi,  mould engineering manager di Valeo

Reduce dagli incontri in terra inglese dell’associazione internazionale che presiede (Istma World) Fausto Romagnani ha portato con sé all’annuale assemblea di Ucisap notizie in parte positive per i professionisti di casa nostra e non solo. Ha per esempio segnalato come in Italia i segmenti della lamiera, della plastica e della gomma stiano evidenziando una moderata tendenza al recupero. E ha notato che un crescente re-indirizzamento alla manifattura è processo virtuoso ormai tale da interessare non soltanto gli Stati Uniti che l’hanno avviato per primi ma anche l’Europa. Ed è significativo che fra i poli primari di questa risorgente attenzione vi siano Paesi quali la Gran Bretagna che pareva aver salutato con un farewell definitivo la sua vocazione al lavoro manuale. Nei numeri le sue parole hanno trovato conferma: fra il 2008 e il 2009 la produzione di stampi per lamiera era crollata dai 400 ai 200 milioni di euro di valore; nel 2011 si è riportata attorno ai 300 dovuti per la metà ai successi dell’export. Per plastica e gomma il decremento era stato altrettanto pesante: da 1,4 miliardi a 900 milioni, prima del nuovo balzo a 1,2 miliardi del risultato del 2011. In questo caso il colpo è doppio visto che è dato da una impennata delle vendite interne pari a quella delle esportazioni. Perché pur dovendo fare i conti non solo con la complicata congiuntura economica bensì anche con i balbettii della politica l’Italia si conferma nel panorama globale degli stampi una protagonista di rispetto. Un bacino da circa due miliardi di euro contro i sei della Cina e, sempre stando alle ultime rilevazioni di Istma World riferite al 2011, i quattro degli Stati Uniti. Per sfruttare dinamicamente lo slancio bisogna continuare a lavorare e sperimentare nuove strategie ove possibile. Procedendo magari con difficoltà ma con costrutto sulla strada dell’aggregazione con modelli di rete di impresa e condivisione delle risorse che sono cari al presidente di Ucisap Lino Pastore. E che non sono ignoti né invisi agli stampisti come ha mostrato nel contesto e a margine del suo intervento a Mecspe per il convegno Le leve della crescita anche Marco Buzzi. In qualità di mould engineering manager di Valeo ha illustrato la sua visione del mercato e dell’industria che riteniamo possa accomunare e trovare concordi numerosi altri professionisti italiani suoi colleghi.
Il mondo visto con gli occhi del committente
«Provo a osservare il mondo anche con gli occhi del committente di stampi», ha detto Buzzi, «avendo maturata negli ultimi anni anche una certa esperienza a livello internazionale in questo ambito. Il confronto con l’estero mi ha aiutato a comprendere meglio sia le caratteristiche dei vari mercati sia pure le peculiarità degli stampisti italiani, non troppo dissimili dagli omologhi stranieri». Di fronte a sé e da qualunque sponda del confine la voglia guardare, Buzzi ha una situazione di progressiva rarefazione delle officine specializzate tricolori che si è intensificata in periodi recenti. Negli ultimi quattro o cinque anni la tempesta perfetta della finanza ha colpito duro e «la perdita di un buon numero di attrezzerie è un dato di fatto oggettivo e innegabile», nell’opinione del manager. Al tempo della recessione a non arretrare mai e anzi a farsi più pressante è però il diktat della qualità. O, tradotto con un termine oggi di maggior voga, della competitività. «Mi sono chiesto che cosa davvero significhi esser competitivi», ha detto Buzzi, «e in che modo possa esserlo uno stampo fabbricato nel nostro Paese oppure in Cina o ancora in una nazione dell’Europa dell’Est. Ho scomposto il suo percorso complessivo di industrializzazione nei passaggi che vanno dalla realizzazione all’acquisto sino alla fase della validazione e alla messa in funzione entro l’azienda». L’eureka del responsabile dell’ingegnerizzazione di Valeo scatta alla prima e all’ultima tappa del sentiero descritto, poiché a suo dire proprio il primo e l’ultimo dei momenti citati sono quelli decisivi e anche quelli sui quali gli stampisti dovrebbero più concentrarsi in un’ottica competitiva. La motivazione è presto descritta: «Quanti oggigiorno acquistano uno stampo», ha argomentato Buzzi, «difficilmente si accontentano del manufatto in sé e per sé. Le multinazionali stesse sono state costrette dalla crisi a tenere sotto maggior controllo i budget, a risparmiare in molte maniere».
Dal prodotto al sistema
Il dilemma è quindi dato dalla necessità per le attrezzerie di trasformarsi in fornitori di «un sistema». Il «vero significato dello stampo attuale è», nelle parole di Marco Buzzi, «quello di una attrezzatura tale da rispondere a caratteristiche precise di qualità di prodotto ma anche di processo».
Le caratteristiche che lo stampo deve conquistare nei suoi vari passaggi produttivi e nella fase di transizione da manufatto a sistema tipica del mercato contemporaneo
Il manager ha illustrato i punti forti di una proposta concorrenziale facendo riferimento alle gare competitive di appalto in cui si scelgono i fornitori con cui lavorare. Sono la qualità, il costo e la tempistica. «E in un momento in cui la massima sensibilità è rivolta al concetto di sistema», ha detto Buzzi, «proprio il livello qualitativo dei prodotti diventa fattore quanto mai determinante. Eppure nella mia pratica quotidiana mi accorgo di come questo decisivo standard sia spesso carente o non allineato, in parte o del tutto, alle richieste. Oppure ancora le offerte arrivano in forte ritardo».
Altri particolari in precedenza ai primi posti degli indici di gradimento della committenza sembrano invece essere passati nel mercato contemporaneo in posizione di secondo piano: «Per quanto riguarda la realizzazione», ha proseguito Buzzi, «vista la comune diffusione delle tecnologie per lavorazioni meccaniche non è più di grande interesse per gli acquirenti vedere come per esempio uno stampo venga costruito. Lo sguardo è invece puntato maggiormente sulla capacità di analisi del processo in fase di progetto (saper calcolare/leggere/interpretare un moldflow, conoscere le peculiarità delle materie prime), sulla pianificazione, l’avanzamento dei lavori, l’applicazione degli standard cliente. Perché un ulteriore fattore di cambiamento per il modo di operare degli stampisti sta nella disponibilità di un più ampio numero di standard che non in passato. Standard che possono essere declinati sia al livello della effettiva costruzione dello stampo sia nel successivo processo di utilizzazione dell’oggetto stesso». Ultimo step, quello della validazione che può essere descritta come una forma di nulla osta o di benestare, un «diplomino» secondo l’espressione del mould engineering manager che dà il la ultimativo al trasferimento del manufatto alla clientela finale. Anche quest’ultimo esame ha subito nel corso degli ultimi turbolenti anni qualche intervento di restyling e si è fatto ben più articolato.
Il necessario arricchimento delle conoscenze
«Ovviamente», ha ripreso Marco Buzzi, «in passato per le procedure di validazione era sufficiente presentare caratteristiche di qualità dimensionale, estetica e naturalmente strutturale dei prodotti forniti. Quel che oggi i vertici aziendali chiedono anche al sottoscritto è differente ed è l’acquisto di un sistema che possa funzionare con caratteristiche determinate (di processo) sulla pressa che sarà poi utilizzata». Tutto è quindi molto più circostanziato e vagliato con un rigore un tempo forse meno frequente ed è per questo motivo che oltre ad assumere l’ottica del committente Marco Buzzi si sforza di indossare anche i panni stretti dello stampista: «Deve sviluppare competenze che gli sono state a lungo ignote», ha detto il responsabile di Valeo, «e comprendere giocoforza che la consegna ai clienti di uno stampo insieme alla scheda di stampaggio e processo non è più sufficiente per fare business». L’attrezzeria deve insomma attrezzarsi perché il già più volte menzionato «sistema-stampo» o «stampo-sistema» deve essere in grado di rispondere a requisiti molto più variegati e più stringenti. «Esso deve cioè dimostrarsi a tutti gli effetti capace», ha commentato il mould engineering manager, di soddisfare le caratteristiche di disegno e di processo imposte dalla committenza perché l’intera opera di validazione compiuta dallo stampista in prima persona è destinata a essere in un secondo momento fatta propria e utilizzata dai clienti così da organizzare l’intera loro produzione». Come si ha allora modo di vedere il dilemma cui gli stampisti si trovano adesso a far fronte non è di facile soluzione e la strada verso la competitività nel segno della qualità totale è indubbiamente irta di ostacoli. Una aggiuntiva difficoltà per la possibilità di gestire agilmente tutti i punti-chiave della relazione col cliente è data dal fatto che le conoscenze che questo modello di gestione necessita raramente si trovano concentrate in una sola azienda, specialmente se di dimensione molto ridotta: «Si tratta allora di un bisogno di know how», ha concluso Buzzi, «che attrezzerie e stampisti italiani potrebbero recuperare attraverso paradigmi di aggregazione fra imprese. La rete di aziende può essere la fonte di competenze che gli stampisti considerati singolarmente sovente non possiedono».
 

Le caratteristiche che lo stampo deve conquistare nei suoi vari passaggi produttivi e nella fase di transizione da manufatto a sistema tipica del mercato contemporaneo

 

 

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