“Solo chi innova sopravvive”

Dopo cinque trimestri consecutivi in negativo i livelli produttivi della manifattura lombarda segnano una pur modesta crescita (+0,7%) che riguarda per ora soprattutto le aziende medie e grandi. Come e quando crede che i piccoli possano agganciare il treno della ripresa?

È sbagliato, secondo me, impostare la questione parlando solo della durata temporale della crisi. Il mercato è comunque cambiato e cambia ogni giorno sotto i nostri occhi. La crisi c’è, è innegabile, non ha più molto senso continuare a chiedersi quando finirà. Per operare in questo nuovo mercato bisogna capirne le caratteristiche inedite e modificare la gestione delle singole aziende in modo da fare fronte a queste caratteristiche. Quello che voglio dire è che non dobbiamo aspettare che la crisi passi e si ritorni alla situazione precedente. Bisogna invece capire come essere competitivi nel nuovo mercato facendo innovazione, specializzandosi su alcuni settori. Chi sarà riuscito a stare al passo con i tempi ce la farà, chi avrà indovinato l’idea giusta la spunterà. Ma chi, invece, aspetta che passi il periodo negativo non arriverà lontano. Anche con la crisi bisogna cercare per quanto possibile di investire per emergere. In ogni caso per le micro imprese il trend non è ancora positivo.
In che modo la Cna cerca di incentivare l’accesso al rilancio da parte delle imprese associate?
Da sempre con i nostri servizi abbiamo intercettato e assecondato i bisogni delle aziende rappresentate e ultimamente anche gli obiettivi e i servizi dell’Associazione sono cambiati di pari passo con le mutate esigenze delle imprese. Abbiamo cercato di promuovere l’aggregazione delle Pmi perché possano presentarsi con un diverso appeal sia sui mercati interni sia all’estero. E a questo proposito abbiamo messo in campo un ottimo servizio di internazionalizzazione per l’accompagnamento sui mercati esteri, soprattutto in Germania con un apposito gemellaggio con l’analoga associazione di piccole imprese del Baden Württemberg e uno sportello, il Desk Germania, dedicato alle piccole imprese che intendano ampliare il loro business nella Repubblica Federale. Ma ci siamo concentrati anche sull’Europa Centrale e sul Medio Oriente. Naturalmente la Cna è costantemente impegnata a livello nazionale nel dialogo con le Istituzioni per la tutela dell’artigianato e della piccola impresa.
In che modo le Pmi possono rifornirsi del prezioso carburante dell’internazionalizzazione?
Nel settore della subfornitura vi riescono grazie anche alle azioni promosse dalle associazioni, con la partecipazione a missioni o fiere e con una assidua operazione di promozione che passa attraverso le associazioni stesse. Le imprese ci mettono il meglio di sé stesse: l’evoluzione tecnologica che contraddistingue la produzione italiana, la flessibilità nel rispondere alle esigenze dei clienti e la qualità dei prodotti che permette di essere competitivi. Molto spesso portiamo all’estero forniture particolari che gli italiani sanno fare meglio per tradizione e specializzazione.
Durante la presentazione dei dati di Unioncamere è stato evidenziato il ruolo positivo giocato dal modello delle reti di impresa. Che esperienza ha e che giudizi può dare di questa formula?
Le reti sono sempre esistite e negli anni hanno costituito uno dei punti di forza dei nostri distretti produttivi. Oggi il tema sembra essere di moda, ma la collaborazione fra imprese in realtà si è sempre verificata. Ritengo che sia più facile concretizzarla su una particolare commessa, piuttosto che al livello dell’operatività di progetto. Un cliente, magari straniero, sa bene che rivolgendosi ai distretti lombardi nei vari settori di competenza può contare sull’eccellenza della produzione di settore e che, a maggior ragione in questa fase recessiva, le aziende mettono in comune il meglio delle loro competenze e della loro tradizione specifica per ottenere e poi per conservare un lavoro.
In Lombardia agiscono circa 2.000 imprese estere o multinazionali: le Pmi e i terzisti riescono a collaborare con loro? E che cosa si può fare per incentivare o agevolare questa relazione?
Purtroppo le multinazionali sono ancora molto concentrate su sé stesse. Hanno sedi in Italia dove possono reperire manodopera di alta qualità e formazione; ma esternalizzano con difficoltà. Paradossalmente sono più numerosi i casi di grandi gruppi con sede all’estero che si rivolgono alle imprese italiane piuttosto che le richieste di partnership da parte di società con sede in Italia. Cosa si può fare per mettere in contatto questi due interlocutori? Sicuramente la promozione è fondamentale e farsi conoscere è basilare. I bandi per l’aggregazione tipici dei programmi di rete servono anche a questo, cioè far sì che l’impresa italiana possa diventare interlocutore privilegiato.
Attendete ricadute positive per i vostri associati e per l’impresa del territorio da Expo2015?
Le ricadute ci saranno di certo, visto che il capoluogo lombardo è il fulcro di questo evento. Ricadute dirette ci saranno nel settore edile e terziario, ma per il settore della subfornitura ci sarà la possibilità di presentarsi e farsi conoscere ai Paesi partecipanti di tutto il mondo. A livello sia regionale sia provinciale ci siamo organizzati per poter sfruttare al massimo la visibilità e l’attenzione che Expo 2015 concentrerà sulla Lombardia e sull’Italia. Un esempio che posso portare perché riguarda la mia provincia è quello di Como dove la Camera di commercio ha dato vita a Sistema Como, un organismo dedicato alla promozione del territorio in occasione dell’Expo 2015.
Che cosa si aspettano Cna Produzione e le sue associate dal Palazzo, dopo il voto di febbraio?
A livello regionale abbiamo la necessità di costruire gli strumenti a sostegno del manifatturiero lombardo. La sottovalutazione della crisi perpetrata dalla precedente Giunta regionale lombarda, impostata quasi esclusivamente sulle politiche passive, ha fatto sì che la mancanza di politiche economiche attive a sostegno delle 124 mila imprese manifatturiere lombarde (pari al 20% del manifatturiero italiano, composto per il 58% da 78 mila aziende artigiane) abbia portato la politica all’auto-spegnimento sotto gli sguardi gelidi degli imprenditori, tesi a evidenziare l’inadeguatezza dei governanti. Fra pochi giorni (proprio mentre scriviamo, ndr) si andrà al rinnovo del Consiglio regionale della Lombardia. A questo proposito auspichiamo che i nuovi amministratori abbiano la sensibilità, la determinazione e la voglia di lavorare insieme a Cna Produzione Lombardia. Siamo disponibili al confronto e abbiamo già qualche idea per una nuova politica a sostegno del manifatturiero locale e soprattutto qualche suggerimento pratico per superare il momento di crisi.
Quali valori economici rappresentano le imprese appartenenti al sistema di Cna Produzione?
I numeri sono quelli che ho annotato nella risposta precedente: le imprese manifatturiere in Lombardia sono 124 mila di cui 78 mila artigiane. Il loro complessivo fatturato è molto difficile da calcolare essendo le imprese artigiane di dimensioni molto differenti l’una dall’altra. La vera sfida è quella di mantenere in vita queste imprese e non tanto di incrementarne il numero. Infatti sono innumerevoli le richieste di cassa integrazione in deroga alle quali ricorrono le piccole imprese per preservare il loro autentico patrimonio: gli operai specializzati e la manodopera.
Quali evoluzioni è invece lecito attendersi o auspicare per l’immediato futuro?
L’evoluzione delle piccole e medie imprese lombarde, anche in termini numerici, dipende a mio avviso dal mercato ma anche da come la politica saprà rilanciare l’economia del nostro intero Paese.
Le aziende sembrano inclini a una moderatissima fiducia: qualcosa che anche Cna riscontra?
A dire il vero ancora no. Se non a parole. Tutti utilizzano l’espressione artigianato come sinonimo di motore, pilastro dell’economia. Ma nella realtà l’artigianato è ancora e soltanto uno strumento di esazione dei tributi. Dall’ultima indagine condotta dal Censis si evince che solamente il 38% delle imprese vede un 2013 all’insegna della ripresa, mentre il 40,2% non intravede grandi mutamenti; e infine il restante 21,7% prevede che per l’azienda sarà un anno di crisi. Cittadini e imprenditori oggi sono passati da un atteggiamento di attesa allo sconforto e anche la politica non offre più fiducia.

Come giudicate il livello attuale delle competenze diffuse sul territorio e come pensate eventualmente di poterlo incrementare mediante la formazione, di concerto con le istituzioni?

La formazione è centrale per le piccole imprese e parlo sia di quella che si realizza prima di entrare nel mondo del lavoro; sia della formazione continua diretta verso gli occupati. Il nostro settore richiede operai e manodopera specializzata e in questo le scuole italiane hanno raggiunto un ottimo livello di preparazione anche se la miglior palestra rimane sempre l’esperienza del tirocinio in azienda. Attualmente le imprese del settore richiedono manodopera sempre più specializzata per l’utilizzo di macchinari a controllo numerico con competenze in diversi campi: da quello informatico a quello manageriale sino a quello tecnico. Con orgoglio posso dire che nel nostro settore l’operaio impara a coniugare un mestiere di tradizione usando anche tecnologie innovative.

 

 

 

 

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