Siderweb: la filiera siderurgica del Nord Est vale più di 10 miliardi di euro

Un’immagine della tavola rotonda. Da sinistra: Andrea Gabrielli, presidente Siderurgica Gabrielli; Francesco Peghin, presidente Blowtherm; Alessandro Banzato, amministratore delegato Acciaierie Venete e la moderatrice Eleonora Vallin, giornalista del Gruppo Espresso)
Un’immagine della tavola rotonda. Da sinistra: Andrea Gabrielli, presidente Siderurgica Gabrielli; Francesco Peghin, presidente Blowtherm; Alessandro Banzato, amministratore delegato Acciaierie Venete e la moderatrice Eleonora Vallin, giornalista del Gruppo Espresso)

La filiera dell’acciaio del Nord Est è la seconda per importanza in Italia, dopo quella del Nord Ovest. E a dirlo sono i numeri: 882 imprese, delle quali 427 operanti nella produzione (acciaierie, produzione di tubi, prima trasformazione di acciaio, fusione di acciaio e ghisa, forgiatura e stampaggio di acciaio), 200 nella distribuzione (centri servizi e distributori all’ingrosso) e 255 imprese del commercio di rottami ferrosi e ferroleghe. Gli addetti sono complessivamente 26 mila, mentre il giro d’affari ammonta a circa 10,5 miliardi di euro.

È su questa base solida che Siderweb, in collaborazione con Confindustria Veneto – e con il patrocinio di Confindustria Friuli Venezia Giulia e Federazione dell’Industria del Trentino Alto Adige – ha organizzato quest’oggi a Padova l’evento dal titolo «Focus Triveneto: le nuove sfide per la filiera dell’acciaio».

«Dopo la fotografia a tinte fosche emersa dalle ricerche condotte dal nostro Ufficio Studi che ha evidenziato fatturati in calo e utili a picco nei bilanci dell’esercizio 2015, – ha affermato il presidente di Siderweb, Emanuele Morandi – Focus Triveneto esprime una convinzione: la filiera dell’acciaio riuscirà a sopravvivere e a tornare a crescere solo se saprà coniugare le competenze settoriali e territoriali, che in queste regioni esistono e sono forti, al nuovo che avanza e che spesso è già avanzato. E (forse) rischia di superarci».

«Il mercato siderurgico del Triveneto si colloca in uno scenario complesso, caratterizzato dai non sempre efficaci interventi dello Stato italiano, da politiche europee che stanno dando segnali di protezionismo e dalla concorrenza dei Paesi emergenti – ha dichiarato Mario Ravagnan, vicepresidente Confindustria Padova -. Se da un lato queste politiche permettono di difenderci dai grandi produttori del Far East, dall’altro sappiamo che il protezionismo porta ad un aumento dei prezzi. Occorre quindi bilanciare questi due parametri, difesa della produzione europea e stimolo ad un’economia che giri più velocemente, auspicando il consolidamento della ripresa dei consumi nel mercato del Vecchio Continente».

Dall’analisi proposta da Gianfranco Tosini, membro dell’Ufficio Studi di Siderweb, emerge che «la produzione complessiva di acciaio delle imprese del Nord Est ammonta a circa 9 milioni di tonnellate, di cui poco più di sette milioni direttamente nel Triveneto, mentre i restanti due milioni circa tramite controllate estere o in filiali di altre regioni italiane. La produzione di acciaio delle imprese del Nord Est è pari a circa il 35% di quella totale del nostro Paese». E ancora, «il valore aggiunto è mediamente pari al 19% del fatturato, ma con una significativa variabilità all’interno dei vari comparti della filiera siderurgica analizzata – ha continuato Tosini -. Il valore aggiunto complessivo pesa per circa l’1% sul PIL del Nord Est. Il valore aggiunto della sola area produzione è invece pari al 3,5% del PIL del settore manifatturiero nel complesso».

Dall’analisi dei risultati economico – finanziari delle imprese della filiera siderurgica prese in esame, secondo il professore ordinario dell’Università degli Studi di Brescia Claudio Teodori, emerge che «il settore dell’acciaio del Triveneto, così come quello nazionale, sta attraversando un periodo di grande difficoltà, che trova riscontro sia nella dimensione reddituale sia in quella finanziaria. Complessivamente, a causa del peso relativo della produzione, peggiora sensibilmente la redditività, mentre la solidità si mantiene sostanzialmente invariata». Ciononostante nel triennio 2013 -2015 «migliora la posizione dei centri servizio che, a differenza del dato nazionale, presentano una situazione economica soddisfacente; rimane stabile la commercializzazione dell’acciaio, su valori contenuti; peggiorano il commercio di rottame e ferroleghe e la produzione. Gli ultimi due comparti presentano, nel 2015, una perdita netta che, nella produzione, replica quella del 2013 ma è indotta prevalentemente da svalutazioni, in quanto l’attività tipica presenta un contenuto miglioramento».

«Anche se alcuni segnali positivi sono evidenti, – ha affermato Andrea Bassanino, Partner EY Advisory MED Strategy Leader, nell’ambito del suo intervento su «Digital innovation nella siderurgia» – il recupero strutturale della competitività sul mercato è un elemento cruciale per invertire il trend che caratterizza il settore e per sostenerlo nel medio termine. Le direttrici da seguire per il recupero di competitività toccano aspetti di scala e dimensione, sostenibilità come leva di business, centralitàdel mercato, innovazione tecnologica (Industry 4.0) ed innovazione del modello di business. È proprio quest’ultima la leva che può fare sintesi delle altre e proiettare le imprese del settore verso il ritorno alla crescita e l’incremento di profittabilità».

In questo processo di recupero della competitività e dell’innovazione risulterà anche in futuro centrale il ruolo del sistema bancario. A rappresentarlo, Leonardo Rigo, responsabile Imprese Banco Popolare di Verona, il quale ha sottolineato che, anche attraverso «La partecipazione a questo convegno, confermiamo il sostegno alle imprese che operano sul territorio. Il nostro convinto auspicio è che con la nascita di BancoBPM, a seguito della fusione con Popolare Milano, si consolidi ulteriormente il rapporto di reciproca fiducia con le aziende già clienti e si instaurino nuovi efficaci relazioni con le imprese che non ci conoscono».

Tavola rotonda: «Le prospettive degli operatori di mercato»
I risultati di bilancio ed operativi del settore siderurgico del Triveneto sono positivi, ma per il futuro ciò non basterà. Ne sono convinti i relatori della tavola rotonda che ha chiuso il convegno «Focus Triveneto», organizzato da Siderweb in collaborazione con Confindustria Veneto. «La competitività nei prossimi 15 anni per i produttori di lunghi in Europa non sarà da ricercare nell’aumento della produzione – ha spiegato Alessandro Banzato, amministratore delegato di Acciaierie Venete-. Non bisognerà spingere sui volumi, ma sulla qualità. Non solo del prodotto, ma del servizio, della collaborazione con i clienti e dell’assistenza».

Così sarà possibile arginare la concorrenza cinese, che oggi «è già presente su alcuni tipi di acciai, ma non riesce ad entrare quando si produce su specifica del cliente». L’innovazione fa rima con qualità anche per la distribuzione di acciaio, come ha affermato Andrea Gabrielli, presidente di Siderurgica Gabrielli. «L’attività di distribuzione deve puntare non tanto sull’ampliamento dei propri confini geografici, ma nel maggior ascolto del cliente, al fine di intercettare le sue esigenze, sempre più stringenti, e fornire soluzioni dal maggior valore aggiunto».

Per Francesco Peghin, presidente di Blowtherm, gli investimenti, compresi quelli legati all’Industria 4.0 ed ai big data, «saranno fondamentali per mantenere il posizionamento di alta qualità di alcune aziende sia italiane sia del nord-est, raggiunto dopo anni di lavoro ed investimenti e che ora rischia di essere perso in fretta se non si seguirà questo trend».

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