Sicurezza delle macchine: direttive, norme, regolamenti, linee guida

Ugo Gecchelin, Imprenditore e Libero professionista operante nel settore della sicurezza di macchinari ed impianti oltre che Consigliere dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Brescia

Atti giuridici comunitari
La legislazione relativa alla sicurezza dei macchinari dipende da atti comunitari che regolano la materia e che vengono poi applicati nei vari paesi membri. L’Europa “legifera” con diverse tipologie di atti: (Vedi tabella 1)

Il nuovo approccio
Le Direttive Comunitarie distinguono chiaramente gli obblighi del Fabbricante (cioè di colui che progetta e realizza “macchine”) da quelli dell’Utilizzatore (cioè di colui che si interfaccia e lavora con queste “macchine”). Il primo caso è considerato nelle Direttive di Prodotto, il secondo, proprio per la tutela data al lavoratore, nelle Direttive Sociali. (Vedi tabella 2). È possibile individuare semplici corrispondenze tra le Direttive di Prodotto e le Direttive Sociali. (Vedi tabella 3).

I due livelli ormativi sono pertanto: la DIRETTIVA, che è COGENTE, che definisce i Requisiti Essenziali di Sicurezza (RES) e la NORMA ARMONIZZATA, che è CONSENSUALE, che definisce le caratteristiche tecniche con le quali si può ottemperare ai RES, attraverso il concetto della PRESUNZIONE DI CONFORMITÀ.

Enti di normazione
A cosa “servono” le norme? Esistono diversi tipi di NORME. Il Regolamento UE 1025/2012 distingue le seguenti categorie:
norma internazionale: una norma adottata da un organismo di normazione internazionale (ad esempio ISO);
norma europea: una norma adottata da un’organizzazione europea di normazione (ad esempio EN);
norma armonizzata: una norma europea adottata sulla base di una richiesta della Commissione ai fini dell’applicazione della legislazione dell’Unione sull’armonizzazione;
norma nazionale: una norma adottata da un organismo di normazione nazionale.

Analizziamo solamente la situazione “europea”, facendo quindi riferimento alle “Norme Armonizzate”. L’unione Europea deve considerare l’esistenza di enti di normazione specifici per ogni nazione, i principali sono: (Vedi Grafico 1)

Direttive di prodotto
Le Direttive di prodotto stabiliscono i Requisiti Essenziali di Sicurezza (R.E.S.) cui i prodotti devono rispondere per poter liberamente circolare nel mercato europeo e le procedure di attestazione della conformità. Esse sono vincolanti per gli stati membri e devono essere recepite senza alcuna modifica.
Qualche esempio di direttive di prodotto:
Bassa Tensione [LV] – (2014/35/UE)
Compatibilità Elettromagnetica [EMC] – (2014/30/UE)
Macchine- (2006/42/CE)
Ascensori – (2014/33/UE)
DPI
Prodotti da Costruzione
Recipienti semplici a pressione
Giocattoli
Dispositivi Medici

Norme armonizzate
Nuovo approccio
Le Norme Armonizzate devono essere:
previste dalla Direttiva,
emanate dagli Organismi di Normalizzazione su preciso mandato della Commissione,
pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee (GUCE).

Se uno stato membro o la commissione ritengono che le Norme Armonizzate non soddisfino pienamente i Requisiti Essenziali di Sicurezza previsti dalle direttive, adiscono il Comitato Permanente istituito dalla Direttiva 83/189/CEE, che dà un parere di urgenza, sulla base del quale viene stabilito se ritirare o meno la norma dalla GUCE.

Struttura e tipi
Le Norme Armonizzate (hEN) sono comuni a tutti i paesi europei (EAA=European Economic Area) e vengono redatte dalle organizzazioni di normazione europea CEN e CENELEC. La loro applicazione è volontaria, ma la progettazione e la costruzione delle apparecchiature in base a queste norme è il modo più diretto per dimostrare la conformità ai requisiti di sicurezza e salute (RES) della Direttiva Macchine.

Sono suddivise in 3 tipi: norme A, B e C:
NORME di Tipo A: trattano gli aspetti applicabili a tutti i tipi di macchine,
NORME di Tipo B: sono suddivise in 2 gruppi.
NORME di Tipo B1: trattano particolari aspetti ergonomici e di sicurezza delle macchine.
NORME di Tipo B2: trattano i componenti di sicurezza ed i dispositivi di protezione.
NORME di Tipo C: trattano tipi o gruppi specifici di macchine.

NOTA: in mancanza di una adatta Norma di tipo C, a prova parziale o totale della conformità ai RES, possono essere utilizzate le Norme di tipo A e B, evidenziando il rispetto delle pertinenti sezioni.

Esempi
Per semplicità, ogni Norma Armonizzata ha indicata nel proprio testo l’indicazione della tipologia rappresentata:
NORME di Tipo A: trattano gli aspetti applicabili a tutti i tipi di macchine EN ISO 12100:2010 Sicurezza del macchinario – Principi generali di progettazione – Valutazione del rischio e riduzione del rischio
NORME di Tipo B: sono suddivise in 2 gruppi.
NORME di Tipo B1: trattano particolari aspetti ergonomici e di sicurezza delle macchine.
EN ISO 13857:2008 Sicurezza del macchinario – Principi generali di progettazione – Valutazione del rischio e riduzione del rischio
NORME di Tipo B2: trattano i componenti di sicurezza ed i dispositivi di protezione. EN ISO 13850:2015 Sicurezza del macchinario – Funzione di arresto di emergenza – Principi di progettazione
NORME di Tipo C: trattano tipi o gruppi specifici di macchine. EN ISO 10218-1:2009 Robot per ambienti industriali – Requisiti di sicurezza – Parte 1: Robot

Direttiva macchine
Dati identificativi:
sostituisce la direttiva 98/37/CE,
codice 2006/42/CE,
recepita con D.Lgs. 17/2010,
in vigore dal 6 marzo 2010.
Si applica a:
Macchine,
Attrezzature Intercambiabili,
Componenti di sicurezza,
Accessori di sollevamento,
Catene, funi e cinghie,
Dispositivi amovibili di trasmissione meccanica,
Quasi-macchine.

Per comprendere meglio ove inquadrare gli “stampi”, è opportuno dare qualche definizione dalla Direttiva Macchine.

L’art. 2 della Direttiva Macchine definisce cos’è una macchina:
– insieme equipaggiato o destinato ad essere equipaggiato di un sistema di azionamento diverso dalla forza umana o animale diretta, composto di parti o di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro solidamente per un’applicazione ben determinata,
– insieme di cui al primo trattino, al quale mancano solamente elementi di collegamento al sito di impiego o di allacciamento alle fonti di energia e di movimento,
– insieme di cui al primo e al secondo trattino, pronto per essere installato e che può funzionare solo dopo essere stato montato su un mezzo di trasporto o installato in un edificio o in una costruzione,
– insiemi di macchine, di cui al primo, al secondo e al terzo trattino, o di quasimacchine, che per raggiungere uno stesso risultato sono disposti e comandati in modo da avere un funzionamento solidale,
– insieme di parti o di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro solidalmente e destinati al sollevamento di pesi e la cui unica fonte di energia è la forza umana diretta.

Attrezzatura intercambiabili
Direttiva macchine
La definizione dalla Direttiva Macchine è nell’art. 2, comma b):
– dispositivo che, dopo la messa in servizio di una macchina o di un trattore, è assemblato alla macchina o al trattore dall’operatore stesso al fine di modificarne la funzione o apportare una nuova funzione, nella misura in cui tale attrezzatura non è un utensile. Si noti che anche le attrezzature intercambiabili vengono designate con il termine “macchina” nella sua accezione più ampia.

Guida all’applicazione delle direttiva macchine
Precisazioni dalla Guida all’applicazione delle Direttiva Macchine:
1) …dopo la messa in servizio di una macchina o di un trattore…
Le attrezzature intercambiabili sono attrezzature progettate e costruite per essere montate con la macchina dopo che la macchina di base è stata messa in servizio. Le attrezzature montate su una macchina dal fabbricante quando questa è immessa sul mercato e che non sono destinate ad essere sostituite dall’utente non si considerano attrezzature ntercambiabili, bensì parti della macchina.

Uno o più elementi delle attrezzature intercambiabili possono essere forniti dal fabbricante della macchina, insieme con la macchina di base, oppure da un altro fabbricante. In entrambi i casi, ciascun elemento dell’attrezzatura intercambiabile sarà considerato un prodotto separato e dovrà essere accompagnato da una dichiarazione CE di conformità separata, recare la marcatura CE ed essere fornito con proprie istruzioni.

2) …è assemblato alla macchina o al trattore dall’operatore stesso…
Il fatto che l’attrezzatura intercambiabile sia destinata ad essere montata sulla macchina comporta che la combinazione della macchina di base e dell’attrezzatura intercambiabile funzioni come un tutto unico. Le attrezzature impiegate con la macchina ma non montate su questa non sono considerate attrezzature intercambiabili.

3) …al fine di modificarne la funzione o apportare una nuova funzione, nella misura in cui tale attrezzatura non è un utensile…
Le attrezzature intercambiabili non vanno confuse con i pezzi di ricambio che non modificano la funzione della macchina o apportano una nuova funzione ma sono semplicemente destinati a sostituire i pezzi usurati o danneggiati. Le attrezzature intercambiabili si distinguono anche da quegli utensili quali, ad esempio, lame, punte, benne semplici per la movimentazione terra, ecc. che non modificano o apportano una nuova funzione alla macchina di base. Tali utensili non sono disciplinati dalla Direttiva Macchine (sebbene il fabbricante della macchina sia tenuto a specificare le caratteristiche essenziali degli utensili che possono essere montati sulla macchina).

Quasi-macchina (Partly Completed Machinery)
Direttive macchine
La definizione dalla Direttiva Macchine è nell’art. 2, comma g):
– insiemi che costituiscono quasi una macchina, ma che, da soli, non sono in grado di garantire un’applicazione ben determinata. Un sistema di azionamento è una quasi-macchina. Le quasi-macchine sono unicamente destinate ad essere incorporate o assemblate ad altre macchine o ad altre quasi-macchine o apparecchi per costituire una macchina disciplinata dalla presente direttiva. Si noti che le quasi-macchine non sono annoverate fra i prodotti designati con il termine “macchina” in senso lato.

Guida all’applicazione delle direttiva macchine
Precisazioni dalla Guida all’applicazione delle Direttiva Macchine:
– L’espressione “insiemi che costituiscono quasi una macchina” significa che la quasi-macchina è un prodotto simile alla macchina nel senso stretto di cui all’articolo 1, paragrafo 1 lettera a), vale a dire un insieme costituito da parti o componenti collegati di cui almeno uno mobile, ma che manca di taluni elementi necessari per assolvere alla sua applicazione ben determinata.
– Pertanto, la quasi-macchina deve essere sottoposta a un’ulteriore fase di costruzione per diventare la macchina finale che possa assolvere alla propria applicazione ben determinata.
– Questa ulteriore fase di costruzione non comprende il montaggio di un sistema di azionamento su una macchina che ne è sprovvista al momento della fornitura, qualora il sistema di azionamento da installare sulla macchina sia coperto dalla valutazione di conformità del fabbricante, né comprende il collegamento al sito di impiego o l’allacciamento a fonti di energia o di movimento.
– Le quasi-macchine vanno altresì distinte dalle macchine pronte per l’installazione su mezzi di trasporto, in un edificio o in una costruzione. Le macchine che sono in grado da sole di assolvere alla propria applicazione ben determinata ma che mancano soltanto dei mezzi di protezione o dei componenti di sicurezza necessari non vanno considerate quasi-macchine.

Bibliografia
– Direttiva Macchine 2006/42/CE
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2006:157:0024:0086:it:PDF
– Guida all’applicazione delle Direttiva Macchine (2.a edizione Giugno 2010 – Ian Frazer)
http://ec.europa.eu/DocsRoom/documents/9202/attachments/1/translations/it/renditions/pdf
– Corso Direttiva Macchine (Emilio Borzelli – Attilio Griner – 2011)
– Documentazione tecnica vari fornitori (AB, Schneider, ecc.) ed istituzioni (INAIL, ASL, ecc.)

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