Siamo tutti uguali di fronte ai finanziamenti?

Claudio Giardini, Università di Bergamo
Claudio Giardini, Università di Bergamo

Da molto tempo, anche per il lavoro che normalmente svolgo all’interno dell’università, ragiono e discuto sulle opportunità che esistono di realizzare cordate per l’accesso ai finanziamenti per lo sviluppo e la ricerca, siano essi di origine locale, nazionale o comunitario. Spesso accedono a queste fonti di finanziamento le medesime aziende o le medesime partnership. E le altre? Chi non ha mai acceduto nel passato, ha comunque qualche possibilità di accedervi oggi? La risposta è semplice ed è sì, fatti salvi alcuni aspetti che non possono essere dimenticati e trascurati. Innanzitutto la conoscenza. Occorre, cioè, sapere quali sono le possibili fonti di finanziamento in funzione degli obiettivi di ricerca e sviluppo che si vogliono raggiungere. Non tutte le fonti sono identiche in termini di contributi forniti e di ambito nel quale le richieste/proposte vengono valutate. Le prima domanda è: temporalmente si cerca prima la fonte, o prima si decide su quale tema chiedere il finanziamento? Non credo esista una “precedenza” in questo senso. Le aziende dovrebbero infatti già sapere quali sono i temi, i problemi, i prodotti o i processi sui quali vogliono incrementare le loro competenze ed intervenire con azioni di innovazione. La disponibilità di fondi ed i settori per i quali questi sono disponibili, però, non dipendono dalle aziende. Che fare? L’unica possibilità è quella di cercare di dare alle proprie esigenze la giusta configurazione per incontrare i requisiti dei bandi di finanziamento emessi. Ad esempio è molto di attualità il tema della sostenibilità della produzione, sia per quanto riguarda i processi, sia per quanto riguarda i prodotti. Produrre, quindi, con minore consumo di energia, prodotti che richiedano meno energia anche per essere impiegati, con minore impatto ambientale e così via. Altrettanto importante è il tema della salute e del benessere in termini di nuovi prodotti e servizi. Prodotti biomedicali, più adatti a supportare le persone in caso di necessità fisiche, con sviluppo di nuovi materiali, più biocompatibili, e tecniche di produzione capaci di personalizzare i prodotti e di lavorare questi nuovi materiali. Citando dal sito del Servizio Comunitario di informazione in materia di Ricerca e Sviluppo: “La ricerca e l’innovazione possono offrire anche soluzioni per superare le grandi sfide che il nostro continente e il resto del mondo devono affrontare, sfide come la sicurezza energetica, i cambiamenti climatici, la degradazione ambientale, l’esclusione dei gruppi vulnerabili, l’invecchiamento della popolazione, le emergenze sanitarie globali e gli sviluppi demografici.”. L’approccio migliore è quindi quello di capire quali sono i temi privilegiati, pensare all’interno di questi temi come potrebbero inserirsi le proprie esigenze di ricerca e di sviluppo, costruire una partnership con altre realtà aziendali che possono essere costruite sulla base della process chain, dei fornitori, di concorrenti che potrebbero lavorare su un tema comune, di final users che possono usare o vendere il prodotto sviluppato, ai centri di ricerca che possono dare il loro contributo di competenze, conoscenze ed approccio scientifico. Si può quindi andare dai fornitori di materiali, agli stampisti, agli stampatori, alle case farmaceutiche, alle realtà di consulenza, alle università. Voler partecipare ai bandi di ricerca finanziata come singoli non ha nessun senso e nessuna probabilità di successo. Occorre avere partner di differente natura, mentalità e nazionalità. Non tutte le aziende però sentono questa “impellenza” nel partecipare o nell’essere promotrici di domande di finanziamento e di progetti di ricerca. Si hanno infatti realtà che hanno una elevata autonomia strategica e che funzionano da imprese guida perché ben strutturate per le quali la ricerca è considerata elemento importante, mentre molte altre sono ad un livello di autonomia strategica minore con un più limitato sviluppo di competenze e di interessi che si configurano spesso come imprese trainate che più difficilmente svolgono un ruolo attivo rispetto alla innovazione di prodotto o di processo. Diamo quindi una risposta alla domanda iniziale. Siamo tutti uguali? La risposta è ovviamente no, ma proprio la differenza può dare ai progetti di ricerca quella ricchezza tali da renderli interessanti e, quindi, in ultima analisi, finanziabili. Riuscire a costruire un amalgama di ruoli e competenze tra aziende leader, aziende coinvolte, centri di ricerca, università e realtà di coordinamento è elemento fondamentale per proporre cordate interessanti ed in grado di esprimere progetti significativi. Trovarsi attorno ad un tavolo per decidere cosa fare non basta: occorre farsi (e lasciarsi) convincere, diventare proattivi, partecipare (nel senso di intervenire insieme ad altri a qualche cosa) e riuscire a vedere nella ricerca non tempo o risorse buttate, bensì un momento di crescita, di confronto, nel quale imparare qualcosa di più anche su se stessi e su come affrontarla.

Invito tutti ad approfondire le possibilità fornite dalla comunità europea sul sito: http://cordis.europa.eu/home_it.html e ricordatevi delle parole “Horizon 2020”.

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