Rivoluzioni che lasciano il segno

Cluadio Giardini. Università di Bergamo Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell’Informazione e della Produzione
Cluadio Giardini. Università di Bergamo Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell’Informazione e della Produzione

Ogni volta si parla di rivoluzioni, si immagina un grosso stravolgimento per cui tutto quello a cui si era abituati fino a poco prima viene superato ed annullato dal risultato della rivoluzione. E’ il caso della “rivoluzione copernicana”, della “rivoluzione industriale”, di tutte le rivoluzioni dei popoli: da quella di ottobre a quella americana passando da quella francese. L’etimologia stessa della parola lo conferma: in latino revolutio -onis, infatti, significa “rivolgimento, ritorno”, derivato dal verbo revolvererovesciare“.

Alcune situazioni della nostra vita futura (macchine che si muovono da sole dotate di intelligenza, sistemi che comunicano e interagiscono con l’uomo cercando di prevederne le scelte, prodotti personalizzati realizzati su misura, sistemi di produzione che si configurano, richiedono la materia prima, prenotano interventi manutentivi…) erano appannaggio di alcuni autori definiti di fantascienza. Oggi non è più così: i cosiddetti “visionari” prevedono, proprio attraverso quella che viene definita “la quarta rivoluzione industriale”, un nuovo mondo produttivo le cui basi sono definite dalle sempre maggiori capacità di raccogliere e gestire dati ed informazioni tramite una intelligenza distribuita sulle macchine e nei sistemi produttivi. E’ una cosa così nuova? Non proprio: già da vari anni le macchine vengono interfacciate tra di loro o con un sistema centrale di raccolta ed analisi dei dati fornendole di opportuni sensori, ma mai come ora quelli che erano esempi sporadici particolarmente avanzati stanno diventando la normalità dei prossimi anni.

Come si può leggere anche nelle prossime pagine, vi sono progetti ed indicazioni da parte di importanti governi centrali di ricerche proprio in quella che viene definita “Industria 4.0”.

Dove sono nascoste le precedenti rivoluzioni? La prima risale alla fine del 1700 quando si sono mossi i primi telai tramite le macchine a vapore, la seconda riguarda l’inizio della produzione di massa grazie all’uso dei primi motori elettrici nella seconda metà del diciannovesimo secolo, la terza all’inizio degli anni settanta del secolo scorso per l’introduzione dell’elettronica e dell’IT (information technology) che hanno permesso i primi esempi di automazione nella produzione.

La quarta, che sta avvenendo sotto i nostri occhi, sarà progressiva come tutte quelle che l’hanno preceduta, ma ugualmente inesorabile (quali impianti funzionano oggi a vapore o senza componenti elettronici?) e riguarda l’introduzione di sistemi cyber-fisici in grado di interagire e comunicare tra di loro con una buona dose di intelligenza per poter prendere le decisioni giuste nel momento giusto e per poter rendere i sistemi produttivi il più flessibile possibile sia in termini di capacità di risposta a domande di prodotti con volumi variabili nel tempo, sia di produrre prodotti personalizzati su commessa singola.

Le implicazioni sono molteplici: sistemi che si auto ottimizzano, che auto ordinano la materia prima, che si auto configurano o che richiedono autonomamente interventi di manutenzione. Questo è possibile fornendo le giuste interfacce e sviluppando gli adeguati software, ma passa anche dalla necessità di fornire alle macchine tutti quei sensori e quei modelli comportamentali che permettano una previsione del funzionamento del sistema.

A me piacciono gli esempi e non resisto neppure in questo caso. Prendiamo un pneumatico di un auto. Qualche anno fa per sapere se la pressione di gonfiaggio era corretta, era necessario andare in una stazione di servizio e far misurare la pressione. Oggi molte auto sono fornite di un sensore che ci riporta sul cruscotto il valore della pressione di tutti i pneumatici. Questo ci salva contemporaneamente dal fare verifiche inutili e dal ritrovarci con le gomme pericolosamente sgonfie perché ci siamo dimenticati di passare dal gommista. Un segnale ci suggerisce, ad ogni avviamento dell’auto, di provvedere alla correzione della situazione giudicata anomala. La nostra auto è ormai piena di sensori e molti aspetti del suo funzionamento sono collegati ai segnali provenienti da questi sensori. Un software gestisce queste informazioni e decide come configurare il funzionamento dell’auto (ad esempio il sistema che gestisce potenza e sistema frenante per evitare perdite di aderenza del veicolo). Più evoluto il sistema di parcheggio automatico che rileva anche elementi esterni al sistema. I prossimi passi potrebbero essere far colloquiare tra di loro le macchine per permetterne un funzionamento autonomo nel quale la guida diventa un elemento non più necessario se non in determinati casi.

Sensori, sistemi di raccolta, trattamento e fusione delle informazioni, intelligenza, interfacce sono quindi le sfide attuali e del prossimo futuro per permettere alle nostre aziende non solo di rimanere competitive, ma di trarre opportuni benefici da questi sempre più performanti sistemi di gestione olistica dei sistemi.

Una nota per chiudere: occorre distinguere tra rivoluzione e rivolta. Una rivolta è un’azione immediata, non meditata e non gestita. La rivoluzione è, al contrario, organizzata, con opportune teorie e ideologie che la guidano e la rendono un’azione più complessa e quindi più duratura nel tempo.

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