Quando la scuola, e MECSPE, sono mattatrici

Enzo Guaglione

La rivoluzione francese, la rivoluzione d’ottobre in Russia, la rivoluzione copernicana, la rivoluzione culturale, la rivoluzione tecnologica ecc. rappresentano in senso ampio processi storici, anche graduali, che finiscono per determinare il mutamento di un aspetto sociale, politico o professionale; per rivoluzione s’intende, cioè, un movimento organizzato e spesso violento, col quale s’instaura un nuovo ordine. Insomma, una rivoluzione è un cambiamento radicale nei metodi e nelle procedure operative all’interno di una comunità; per esempio, con la prima rivoluzione industriale si sviluppò il sistema capitalistico e dintorni. Una rivoluzione può nascondere qualche insidia inquietante, come nel caso di Industria 4.0; l’insidia sta nel capire come funziona la stessa Industria 4.0, ma più di una volta mi sono chiesto: è vera rivoluzione? Non è per caso un’evoluzione del modo di produrre? Sono convinto che la quarta rivoluzione industriale, la quale in fondo si concretizza nella diffusione delle tecnologie Iot, ovvero Internet delle cose, somma all’innovazione tecnologica un profondo cambiamento organizzativo. Come dire: la vera rivoluzione è più che altro culturale, il resto è evoluzione; si sviluppano i processi, le mansioni, i profili professionali e dunque pure le competenze richieste.

Ecco che nelle fabbriche digitali appare come un fantasma la formazione, che è un asset fondamentale…e meno male che l’Italia ha ottime università, capaci di inserire giovani nel mercato del lavoro ed essere vere risorse per le fabbriche digitali. Ma la formazione non spetta sono alle università e ai politecnici; anche gli Istituti Tecnici devono lavorare su programmi il più possibile aderenti alle esigenze di Industria 4.0, la quale con la digitalizzazione mette il turbo allo sviluppo; questa rapida innovazione tecnologica pare spostare continuamente il limite del possibile.

Ora, con il piano Industria 4.0 inserito nella Legge di Bilancio 2017 già approvata, il nostro Governo (incredibile ma vero) ha dotato il Paese di un vero programma di politica industriale, articolato e completo; per esempio l’introduzione dell’iperammortamento al 250%, il rifinanziamento della nuova legge Sabatini, l’incremento dal 25% al 50% delle detrazioni fiscali per l’attività di ricerca e sviluppo sono tutti pilastri del suddetto programma. Questo piano esorcizza le insidie di Industria 4.0, ma per fortuna le imprese italiane, specialmente quelle piccole come le attrezzerie, possono contare ora su misure che favoriscono il miglioramento della loro competitività; tali misure daranno uno stimolo ai consumi di macchine utensili, stampi e tecnologie innovative per la digitalizzazione delle fabbriche. E qui torna il tema della formazione, la quale deve essere coadiuvata anche da supporti esterni alla scuola, come la fiera Mecspe, ad esempio, che si è tenuta a Parma nel marzo scorso ed è stata un vero evento dimostrativo di fabbrica digitale e dintorni; se l’avete persa, programmatela per la prossima edizione. Formazione a tutto campo dunque!

Gli stampisti, e i loro fornitori di macchine utensili, sanno che cooperare con le esigenze digitali è vitale per sviluppare nuovi modelli di business. Ed eccomi di nuovo alla formazione, tant’è che le industrie meccaniche faticano a trovare la forza lavoro in grado di applicare soluzioni digitali nella fabbricazione avanzata. La scuola & co mostrano davvero chiari segni di protagonismo.

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