Punti di vista: meccanica contemporanea

Enzo Guaglione
Enzo Guaglione

Pare che dobbiamo mangiare una mela al giorno per il Ferro, una banana per il Potassio, un’arancia per la vitamina C e dobbiamo bere una tazza di te verde senza zucchero per prevenire il diabete; tutti i giorni dobbiamo bere due litri d’acqua, mangiare uno yogurt per avere gli “l casei immunitas”, che non so cosa cavolo sono, però sembra che se non t’ingoi per lo meno un milione e mezzo di Lactobacilli quotidianamente inizi a vedere sfocato. Insomma, la prevenzione sembra essere il sapore della vita moderna. Non so fino a che punto questa esortazione a combattere la monotonia della vita e a movimentare le scelte possa essere applicata alla politica industriale, ma posso assicurarvi che in tema di messaggi lanciati dalla ormai endemica crisi economica – ora ci si è messa pure la Brexit – la regola da seguire per essere in forma e competitivi è la prevenzione. Come? Béh, per avere quei misteriosi “l casei immunitas” nel campo produttivo occorre variare al massimo l’alimentazione – ehm scusate, la produzione – adattandola al mercato. Qui, i fermenti lattici sono le nuove tecnologie, che danno una mano alla flessibilità; gli stampisti lo sanno bene perché loro progettano e fabbricano ogni giorno prototipi…più flessibili di così…

Dicono che l’ultimo decennio che stiamo vivendo non è niente di buono; dicono che l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non è niente di buono, ma a me questo niente di buono non convince. Ogni cambiamento è un inizio e ogni inizio è una speranza. Speranza di che? Di umanizzare il progresso tecnologico? Di avere più voce in capitolo nella gestione socio-economica? Di fugare le ombre della questione ecologica? Di fare più luce sulla fabbrica digitale e sull’Industria 4.0? Un po’ tutto! Eppure si cresce, tant’è che gli stampisti non sono preoccupati più di tanto per gli effetti collaterali della Brexit. Gli imprenditori metalmeccanici sono consci che la Brexit comporterà dei cambiamenti sugli equilibri internazionali, ma nel complesso è salda la fiducia delle imprese verso l’Unione Europea, proprio perché le stesse imprese sono ormai collaudate al cambiamento e il cambiamento è ciò che permette di crescere; così alla fine vedono la Brexit anche come un’opportunità; è vero che la svalutazione della Sterlina potrebbe penalizzare il potere d’acquisto degli stampatori inglesi che amano la stampo “made in Italy”, ma gli stessi oggi più che mai non possono rinunciare alla qualità; vorrà dire che la Ricerca e Sviluppo delle attrezzerie e dintorni si sforzerà per ridurre i costi e compensare la svalutazione della Sterlina; sì, perché alla fin fine, a parte l’inquinamento delle grandi città, l’aria che si respira in questa lenta e complicata ripresa, ammesso e non concesso che ci sia, è positiva e abbastanza ottimistica; un ottimismo che nasce dalla consapevolezza di essere continuamente impegnati a raddrizzare le cose.

Questa mia fiducia proviene dalla certezza che il futuro non si prevede, ma si prepara e che il futuro stesso è sempre stata un’equazione a più incognite, con possibilità di diverse soluzioni. Forse non c’è più il futuro di una volta, forse fenomeni come Brexit generano un’ansia progressista, la quale tuttavia è una dimensione di vita moderna, travagliata dall’automazione, ove temi come economia, marketing, globalizzazione, digitalizzazione, personalizzazione, Industria 4.0, cultura d’impresa ecc. devono trovare una giusta collocazione e “Tecnobacilli” da ingoiare.

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