Polonia, quante opportunità!

Con un prodotto interno lordo in crescita del 4%, la Polonia assicura un approdo ideale non tanto per la delocalizzazione quanto per la ricerca di nuovi mercati. A partire dall’ultimo decennio del Novecento più di 800 aziende italiane vi hanno inaugurato società a capitale misto oppure al 100% tricolore e 75 di esse figurano nel novero delle prime 1.400 realtà produttive nel Paese.
Sono sette i miliardi investiti dai nostri connazionali a Cracovia e dintorni nell’ultimo decennio e quasi due vengono da Fiat, ovvia protagonista in un panorama dominato dall’auto, dall’agroalimentare, dalla meccanica, dalle infrastrutture. E nel quale anche terzisti e subfornitori possono giocare una partita avvincente agganciandosi ai contratti dei colossi italiani oppure interagendo con committenti internazionali di identico lignaggio. Non a caso delle 807 insegne made in Italy in azione 700 sono quelle di dimensione tipicamente piccola o media. Con salari medi attestati sugli 807 euro mensili e i consumi in aumento; il rapporto fra debito e Pil fissato al 60% dalla Costituzione e l’adesione a Schengen, la Polonia non è patria di lavoro a basso costo. Ma incarna invece un mercato dalle potenzialità ingenti e 39 milioni di possibili consumatori dal gusto occidentalizzato e particolarmente sensibili secondo i conoscitori al fascino del Belpaese.
La ristrutturazione del fisco, il restyling delle strutture
La Nazione ha avviato un corposo restyling che passa anche per la garanzia di condizioni molto invitanti per i timonieri d’industria in arrivo da oltre confine e ha mostrato di saper fare un uso intelligente dei fondi strutturali e di coesione assegnatile dall’Unione. I primi hanno messo sul piatto un tesoretto da 45 miliardi, gli altri ne hanno portati 22. Ma a Valerio Fratelli, segretario esecutivo dell’Associazione delle camere di commercio per l’Europa centrale o Accoa interessa soprattutto mettere in rilievo un quadro complessivo allettante: «Il governo di Varsavia», ha detto Fratelli a Stampi, «ha intrapreso una politica di agevolazione fiscale comprensiva della riduzione delle imposte sui redditi delle aziende dal 28% del 2004 all’attuale 19% e di esenzioni temporanee dalla tassazione che favoriscono gli imprenditori». Ma è andato oltre. «Attorno a tutto il perimetro del Paese e con particolare densità al Sud dove è florida l’area di Cracovia», ha proseguito, «sono state istituite 14 zone economiche speciali destinate per intero all’insediamento di nuovi business con impianti e capannoni dedicati». Le condizioni di vantaggio proseguono con sgravi fiscali sull’acquisto di mezzi di trasporto, sui salari del personale e infine sugli immobili, mentre l’esecutivo offre servizi di consulenza gratuita. L’accesso alle condizioni agevolate pone naturalmente alcuni vincoli e fra questi vi sono gli obblighi di assicurare investimenti quinquennali a partire almeno da 100 mila euro e di creare posti di lavoro per i cittadini polacchi. Ma in particolar modo per gli italiani può rappresentare un fattore di scelta decisivo il costo dell’energia. «L’elettricità», ha calcolato Fratelli, «costa 0,1145 euro contro i nostri 0,1415 per chilowattora; il gas costa qui 12,25 euro per giga joule, in Polonia 10,46». Altre buone notizie da un territorio che lo stesso Fondo monetario internazionale o Fmi ha giudicato fra i più favorevoli al business d’importazione e che mette a bilancio un 14,6% di scambi commerciali con l’Italia riguardano tempi, costi e procedure per l’apertura di stabilimenti inediti.
Un generalizzato ottimismo per l’imprenditoria
Accoa mette naturalmente in guardia su come esordire: «Identificare i settori di interesse e stabilire se si voglia attivare un polo produttivo oppure una partnership commerciale è essenziale», ha detto Fratelli, «così come è decisivo arrivare in Polonia tramite i canali giusti e accompagnati da esperti». Le insidie, già a cominciare da un’apparente banalità come la scelta di un interprete attendibile, sono sempre dietro l’angolo e l’Associazione ricorda di avere assistito in più di un’occasione aziende responsabili di errori macroscopici in fase di start-up. Ma accanto ad Accoa sono in grado di indirizzare i pionieri anche la Camera del commercio italo-polacca, che fornisce supporto circa gli adempimenti burocratici da seguire; e le istituzioni con i servizi informativi di Invest in Polonia. «La spesa per dare vita a un’attività imprenditoriale in Polonia non supera le poche migliaia di euro», ha detto Fratelli, «e il disbrigo delle pratiche dura meno di due mesi e alle aziende costituite da un contratto fra soci con atto notarile serve solo l’immediata iscrizione al registro delle imprese». I trattati di alleanza commerciale non richiedono per essere istituiti neppure un capitale iniziale minimo mentre i tempi sono più laschi se si è interessati ad acquisire un’area per la produzione.
ACCOA, Camere di Commercio per l’Europa Centrale, da quasi 60 anni si occupa di sviluppare le relazioni economico-istituzionali fra l’Italia ed i Paesi dell’area centro-est europea. Per informazioni: +39 0481 550118, info@accoa.itwww.accoa.it

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