Ora siamo tutti un po’ stampisti

Enzo Guaglione
Enzo Guaglione

Le nostre nonne e le nostre mamme cucivano, ricamavano, sferruzzavano per “tirare” qualche soldo o per risparmiare nel bilancio familiare; nei periodi difficili così come nel boom economico, quando ci hanno invaso di plastica, la lavorazione a mano c’è sempre stata.

La dicitura “Fatto a mano” non è sinonimo di basso prezzo o merito di poca cura; un oggetto fatto a mano non vale meno di uno fatto in serie, anzi vale di più perché il creatore ci investe amore, tempo e materiale. Mi chiedo: si può vivere senza artigianato? Oppure, c’è gente disposta a comprare oggetti fatti a mano quando la missione già ardua è pagare le bollette, il mutuo, il dentista ecc? Ebbene, no se si inquadra il problema nel modello di consumo dominante, imposto dagli schemi di produzione massificati, standardizzati, depersonalizzati; no, se la filosofia è quella dell’usa e getta, oppure di seguire il trend e la moda. Ma in qualsiasi contingenza storica l’artigianato è sempre esistito, ha sempre resistito, e oggi lo stesso artigianato può essere sostenuto anche dalla tecnologia; una sorta di fatto a mano con l’ausilio delle macchine è, per esempio, la stampa 3D, che vedo come l’integrazione della lavorazione di una materia prima in funzione di una trasformazione – a mano e a macchina – in oggetti di consumo; oppure come una interpretazione artigianale di manifattura, dal latino “Manifactura”, derivazione di “Manu facere” ovvero fare con la mano…e dintorni. Ti disegni il tuo oggetto sul PC in grafica 3D e te lo stampi.

All’ultima edizione di Mecspe, ho visto ragazzini fabbricarsi mattoncini Lego fatti ad hoc per il giocattolo che volevano creare. Insomma, oggi si può dare valore aggiunto all’artigianato; la filosofia della creazione artigianale diventa sostenibile dal punto di vista economico, ambientale e sociale, nel pieno rispetto del lavoro e del lavoratore. È una filosofia di consumo nuova, che merita considerazione anche nel contesto dello stampaggio. Uno spirito abbastanza intellettuale/artigianale consente di tenere a bada le emozioni stressanti del lavoro.

La stampa 3D è una scoperta molto bella, che ricompone in una dimensione più autentica la propria esistenza, sia privata sia professionale. La stampa 3D, insieme a tante altre invenzioni, consente di stabilire che il miglior giocatore in campo è ancora l’uomo e non la macchina; si tratta di scegliere, se pur con un tocco di artigianalità, una coalizione con la tecnologia, nella quale la supremazia dell’uomo non è messa in discussione, perché in tutti noi c’è una carica energetica che nessuna macchina e nessun stampo possiedono; è una carica che si può alimentare con l’esercizio.

Stamparsi da solo un oggetto, o una piccola serie di oggetti, contribuisce a controllare tale carica, e chi lo fa si accorgerà che il suo lavoro funziona, perché la stampa 3D diventa l’officina delle sue idee, perché la sua materia grigia può anche non essere ricattata dall’automazione, perché è capace di ascoltare, leggere, ricordare, suggerire, immaginare, fare a mano. In che modo le attrezzerie e gli stampatori sfrutteranno a loro vantaggio le possibilità offerte dalla stampa 3D? È la domanda da un milione di Euro. Non so come faranno, ma sicuramente gli stampisti sono in grado di reinventarsi, cosa che hanno sempre fatto e che fanno quando ai loro stampi danno l’ultimo ritocco di lima. Si guarderanno ancora una volta allo specchio, si parleranno, si ascolteranno e, se ciò accadrà in una giornata buona, tiferanno per loro stessi.

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