Opinioni: “C’è spazio per l’innovazione?”

Claudio Giardini. Università degli Studi di Bergamo Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell'Informazione e della Produzione
Claudio Giardini. Università degli Studi di Bergamo
Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell’Informazione e della Produzione

Nel corso degli ultimi decenni, e soprattutto nel corso degli ultimi anni, il concetto di innovazione è stato preso come sinonimo di progresso tecnologico, come elemento chiave per il successo di attività imprenditoriali, come slogan per lo sviluppo delle nazioni. Sembra quasi che l’innovazione sia vista come la risposta di tutti i problemi economici e di sviluppo e non sia più solo la classica realizzazione di qualcosa di nuovo. Si può quasi dire che ci sia stato un abuso di questo termine da parte di specialisti di mercato, di politici, di consulenti per la gestione e sia passato da un concetto scientifico alla più generale metafora per arrivare, in alcuni casi, a diventare quasi un termine vuoto proprio perché abusato da chi di innovazione, onestamente, ne sa veramente poco.

Eppure, nonostante questo abuso, rimane un elemento chiave per la sopravvivenza delle organizzazioni e per garantirne il futuro. Senza innovazione, insomma, o non si va da nessuna parte o si fa poca strada. Nonostante questo, l’innovazione e gli innovatori (così come le invenzioni e gli inventori) non sempre sono stati e sono visti con occhio positivo ed apprezzati. Certo, sulla carta chi non vorrebbe innovare? Ma l’innovazione richiede attitudine al cambiamento, e per cambiare non sempre si ha il giusto coraggio.

Considerare le opportunità legate alla innovazione invece andrebbe fatto continuamente: analizzare le opportunità ed i rischi, gli investimenti e i relativi ritorni, capire come si può fare innovazione e cosa serve al riguardo. Innovare vuol dire sviluppare prodotti nuovi, migliorare la loro qualità (intesa come risposta alle aspettative dei clienti), introdurre nuove tecnologie di produzione, aprire nuovi mercati, approfittare di nuovi materiali, implementare nuove forme di competizione, ma anche cambiare il modo di produrre, cambiare il modo di progettare, conoscere nuove tecniche e fare formazione.

Non si deve pensare che nuovi metodi di produzione siano basati su chissà quali nuove scoperte scientifiche: anche l’introduzione di tecnologie già implementate in altri settori industriali può essere definita come innovazione. Si può imparare ad innovare? La risposta a queste domande è sì.

Vi sono tecniche che aiutano a sviluppare idee nuove: il TRIZ, le tecniche sul pensiero creativo, il QFD, … Ma queste tecniche da sole non bastano: occorre acquisire una nuova visione e voler davvero innovare. “Cambiare tutto per non cambiare niente” è il tipo peggiore di innovazione perché si traduce in slogan, in vendita di fumo, senza veri risultati apprezzabili. Innovare non è introdurre nuove procedure senza avere un obiettivo da raggiungere.

Ancora una cosa: l’innovazione va gestita, altrimenti si può correre il rischio di trovarsi in situazioni paradossali come portare dei personal computer in zone prive di corrente elettrica. L’innovazione va guidata e deve essere sostenibile: una volta avviata deve essere mantenuta, supportata e garantita nel tempo. Diversamente è solo perdita di denaro.

Ma sappiamo riconoscere l’innovazione? Si direbbe che gli esperti debbano essere in grado di farlo. Ma non sempre è così. Si scriveva in un testo di ingegneria del 1840: “Per ultimo fralle più famose invenzioni della moderna architettura ci si offrono le strade di ferro. Sebbene sieno queste tuttora inusitate in Italia, e non veggasi verisimile, nell’attuali circostanze, che vengano qui per ora trapiantarsi così fatte innovazioni.” E poco più avanti si precisa come, sebbene l’uso delle macchine a vapore potrebbe essere vantaggioso in funzione del costo e della disponibilità del combustibile necessario per farle funzionare, “le strade a rotaie di ferro sono generalmente utilissime quando s’impiegano i cavalli al tiro de’ carri”. Chissà cosa direbbe l’autore se vedesse oggi i nostri treni ad alta velocità!

Innovare, quindi, è conoscere, innovare è voler percorrere strade nuove, innovare è avere coraggio, ma non lasciare le cose al caso, non prescindere dalla prima innovazione che deve essere quella nella testa delle persone.

4 Commenti

  1. reputo che il progresso e l’ innovazione sono difficili da riconoscere specialmente ad una società distratta; molte cose vengono spacciate per innovazioni ( vedi stampanti 3D) ma si traducono, nella vita quotidiana, in regressioni. credo che innovare significhi migliorare le condizioni di vita dell’essere umano, se questo non avviene c’è qualcosa che non torna… andare più veloci, non è innovazione. Elevare il livello culturale a tutti è innovazione, produrre alimenti sani per tutti è innovazione, migliorare le condizioni lavorative è innovazione, … il resto è una continua giustificazione.

    • Non sono molto d’accordo su questa visione un po’ bucolica della innovazione: è meglio vivere un po’ più a lungo e più stressati inquinando un po’ perché si riscaldano le case e ci si può muovere con l’auto, o è meglio vivere di meno ma anche meno stressati (forse) andando a piedi perché salutare e vivendo al freddo ma con un’aria estremamente pulita? A parte la battuta, che riconosco essere un po’ tirata, innovazione è stata l’invenzione della ruota e della macchina a vapore. Solo implicazioni positive? Non credo, ma di certo il mondo è cambiato, e non poco, in meglio.

  2. Caro Professor Giardini

    ma certo che c’è SPAZIO per l’innovazione!

    l’innovazione è probabilmente sotterrato dalla ricerca di andare a produrre in paesi “low cost” non sapendo che alla fine la battaglia del prezzo non esiste, se c’è l’innovazione e logicamente la sai vendere bene

    ma apparte questo “piccolo” dettaglio

    l’innovazione è prendere le cose che già esistono e migliorarne degli aspetti fondamentali, senza paura e avendo la consapevolezza che stai guardano il futuro, sicuramente guardando in altri settori e adattando

    comunque mi piace il tuo esempio

    ma io ne ho altri 3 che sono più pane e salame, per gli imprenditori appassionati con le mani nel truciolo, come ad esempio:

    Innovazione nel campo automobilistico?

    prima ci si muoveva con il cavallo e poi è arrivata l’automobile

    ma non è che non ci si muoveva prima e le persone non compravano i cavalli… li compravano lo stesso invece di compre i cavalli hanno cominciato a comprare la macchina, il fine è sempre lo stesso

    Innovazione nel campo telefonia? (questo è un classico)

    l’iphone era l’ultimo arrivato nel campo della telefoni, ricordo che Motorola e Nokia dominavano il mercato mondiale… un bel problema direi

    ma introducendo un concetto di smartphone con più innovazioni insieme e facilità d’utilizzo, ha cambiato il concetto di telefonia mobile anche se i telefoni andavano e si vendevano tutti i giorni

    in questo caso la visione di S. Jobs ma non dimentichiamoci anche la mole di soldi che ha avuto in prestito ha fatto esplodere l’innovazione del suo prodotto

    Qual’è stata invece per le macchine utensili ( tanto per rimanere nel nostro settore ) una vera innovazione?

    ecco che slegata da alcuni aspetti fisici/meccanici che si vedono nell’asportazione di truciolo, ci sono le macchine laser per la lavorazione della lamiera

    il laser oggi ha avuto una grande innovazione grazie al cambiamento della produzione del SOLO fascio laser

    il fine (taglio la lamiera) è sempre lo stesso, ma vengono eliminati ENORMI costi di energia e grandi costi di manutenzioni, grazie ad un “semplice cavetto” che include la possibilità di lavorare spessori molto piccoli o materiali riflettenti

    quindi ricapitolando senza bisogno d’inventare la luna, prendo una cosa che già funziona su un mercato che funziona già e ne miglioro sensibilmente alcune lacune o risolvo addirittura dei problemi

    aggiungo però che non basta questo!

    come nel caso dell’Iphone devo sostenere l’innovazione con un progetto a lungo termine e un’investitore serio, prima che i grandi nomi prendano il sopravvento, cosa che sta già accadendo in questa tipologia di macchine

    A presto
    Paolo Facci

    • Esatto. Occorre capacità di vedere oltre quello che c’è e saper convincere gli altri della propria idea (aggiungerei anche un po’ di fortuna nel trovare qualcuno che ti ascolta e ti crede).
      Ma l’innovazione non si improvvisa: occorre conoscenza, competenze, visione, decisione, saper coinvolgere …
      Grazie per il commento.

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