Non c’è più il futuro di una volta

Non si cresce senza innovazione tecnologica, anche perché cambiano i mercati su cui puntare e mutano i concorrenti. L’avventura è nel DNA degli stampisti, dunque la rivoluzione globale in atto rappresenta per loro una nuova sfida.

Allora, cari stampisti, rimboccatevi le maniche e continuate a darvi da fare come siete abituati, perché è facile dire che occorre mantenere la competitività, ma questo dipende dalla dinamicità mondiale e dagli obiettivi che ognuno – dal più piccolo stampista alla multinazionale – si prefigge giorno per giorno. Gli effetti della globalizzazione sono sempre in agguato; le intenzioni sono buone, ma dal dire al fare…

Un gruppo di stampisti più o meno quarantenni, nel lontano 1971, si sedette attorno a un tavolo per mettere a fuoco l’idea di fondare una loro associazione; un punto di partenza per…come dire…cominciare a capire come entrare nel mondo attrezzistico in modo più organizzato e con obiettivi comuni. Per esempio quello di aprire nuovi mercati, essere più competitivi, condividere tecnologie e quant’altro. Fu una cosa buona e abbastanza sorprendente, perché gli stampisti sono abituati a fare più che a dire. Tutti si dichiararono fiduciosi su quanto promesso nelle intenzioni; e tutti si rendevano conto che, pur continuando a lavorare fiduciosi su ciò che avevano, le rose seminate in associazione potevano fiorire. E nacque così UCISAP, l’Unione Costruttori Italiani Stampi & Attrezzature di Precisione. Era evidente che le strategie del futuro non si potevano fondare sulle chiacchiere, dunque occorreva agire in tempo debito per costruire il futuro stesso.

Nemico numero uno nell’attuale fase di ripresa/miglioramento dei mercati è l’incertezza; è il nemico da abbattere per consolidare l’economia globale e su questo appello si tende ancora il filo conduttore di UCISAP.

È difficile valutare la forza della ripresa, ma è sicuro che l’industria attrezzistica non è il fanalino di coda della ripresa stessa, rispetto ad altri comparti industriali. L’area dell’Euro mostra un netto miglioramento delle esportazioni. Se l’inflazione “importata” non penalizzerà troppo i conti europei, dicono gli analisti, la situazione dovrebbe volgere decisamente al meglio.

Oggi possiamo trovare i prezzi di stampi più bassi del mondo non solo in Cina o in Centro Africa, ma c’è qualcosa in più del semplice prezzo ed è il know how ovvero una prospettiva a lungo termine, e il know how italiano vive questa prospettiva.

Una ripresa meno incerta sarà diretta conseguenza di nuove regole per promuovere anche il settore degli stampi, come elemento trainante dell’economia, e quindi per valorizzare e incrementare gli stampi prodotti in Europa. Certo non sono consentite distrazioni né abbassamento della guardia; la disponibilità al sacrificio non può essere data per un tempo insufficiente a risolvere i problemi.

La ripresa sarà meno incerta se le associazioni di categoria, non solo ISTMA (l’ente che raggruppa le associazioni mondiali di categoria) e UCISAP, ma anche tutte quelle europee, sapranno diffondere l’immagine di un nuovo cerchio, che racchiuda uno stampista occupato in progetti di ricerca e sviluppo, capace di dimostrare il suo valore e orientato a investire e a promuovere l’integrazione sia con i committenti sia con i costruttori di macchine utensili speciali per il suo lavoro.

Sono ancora possibili tutte le opzioni, per i pessimisti e per gli ottimisti; ma è certo che, lo spazio per intravedere sviluppi virtuosi sembra oggi abbastanza ampio.

Dunque, uno stampista in perfetto equilibrio, inscritto nella natura del suo mestiere e nel cerchio delle sue competenze, con ciò che ne consegue in ordine, preparazione, simmetria, decoro, professionalità ecc. Queste sono le regole stringenti della ripresa, c’è, è lenta, ma va affrontata, scalata, perciò bisogna essere un po’ alpinisti, pronti e attrezzati a salire anche durante le bufere. Poche lavorazioni sono tanto dipendenti dall’innovazione come quella degli stampi.

Non c’è che dire, queste riflessioni inducono a concludere con una “Benvenuta ambizione di crescita”, se pur con un po’ di ansie e paure. Eppure, tutte le imprese sono condannate a restare competitive per forza, quindi ad adattarsi di volta in volta alle circostanze attuali del mondo imprenditoriale.

Prendiamo le attrezzerie, per esempio; guardandoci intorno, nel contesto economico/finanziario che stiamo vivendo, notiamo una sorta di “adattamento evolutivo”, un processo pragmatico graduale, che punta al dopo crisi; insomma, le aziende non hanno assolutamente intenzione di arrendersi e cercano con fermezza di adattarsi al cambiamento.

Ebbene, a questo punto ci pare opportuno sentire la voce di qualche stampista, ma allora perché non rivolgere le domanda ai principali presidenti di UCISAP che si sono avvicendati dal 1971 ad oggi?

Abbiamo intervistato Giancarlo Corrada, Corrada Spa/Euro Group Spa, Presidente dal 1971 al 1978; Andrea Maggi (1978-1984, 1993-2001); Giovanni Berutti, SPM Spa, (1988-1992); Fausto Romagnani Romagnani Stampi Srl, (2001-2005); Guido Giasini, Giasini Spa (2005-2011); Lino Pastore, Giurgola Stampi Srl (2011 ad oggi).

Giancarlo Corrada, Corrada Spa/Euro Group Spa, Presidente di UCISAP dal 1971 al 1978.

Quali stimoli e quali motivazioni hanno spinto gli stampisti nel lontano 1971 a fondare l’associazione UCISAP?
Giancarlo Corrada. Ci tengo a precisare che ho mantenuto in archivio tutte le relazioni scritte (prima a mano, poi col PC) degli incontri fatti in UCISAP partendo dal primo nell’ottobre del 1970. Penso proprio che le donerò all’associazione, come documentazione storica davvero importante; erano presenti le aziende Corrada, Caliberg, Fratelli Colombo, Combar, Intermeccanica, Malvestiti, Monti, OBM, Paganelli e Perego. Alcune non ci sono più, ma fa parte del gioco. Perché ci siamo trovati? Per esempio, per scambiarci informazioni sui costi aziendali, sui costi degli operai e dei vari reparti delle attrezzerie; per avere un’idea delle strutture aziendali, di come collocarsi sui mercati e quali erano i mercati stessi e quant’altro. Ma anche lo scambio di notizie tecniche poteva essere utilissimo per tutti gli associati, se pur all’ombra di reciproche/naturali gelosie. Mi sono sforzato, affinché l’associazione che stava nascendo non avesse riferimenti sindacali. Altri obiettivi erano mantenere un comportamento omogeneo nei confronti dei clienti e regole comuni nell’acquisto di materie prime.

Andrea Maggi, Presidente di UCISAP dal 1978 al 1984 e dal 1993 al 2001.

Andrea Maggi. Nel 1971 era da poco passato “l’autunno caldo”; 1968, nel mondo, e 1969 in Italia hanno segnato due eventi che si sono un po’ sovrapposti: uno generale e uno atipico, che hanno stimolato l’imprenditoria italiana in quel momento adagiata sui bei successi del dopoguerra, Insomma ’68 e ‘69 sono stati due scossoni che ci hanno colto di sorpresa. Ecco allora che uno sparuto gruppo di “anarco/individualisti” come gli stampisti (più o meno una decina) hanno pensato che era arrivato il momento di incominciare a parlarsi e si sono riuniti nel sotterraneo dell’Hotel de la Ville a Monza, vuoi per ragioni difensive, vuoi per ragioni conservative. Il mercato era fiorente, vivace; era difficile trovare manodopera specializzata oppure formarla e quindi conservarla; il mercato del lavoro stimolava a passare da un’azienda all’altra concorrente per migliorare la propria condizione e ciò disturbava non poco. Questa è stata la scintilla che ha acceso le prime riunioni, ma naturalmente non bastava per tenerci insieme; quindi si è cominciato a parlare di prezzi, di clienti, di offerte, di come difendersi dalla prepotenza dei clienti stessi ecc. Ucisap ha perso presto quel primo istinto conservatore, per aprirsi ad una missione di moderna rappresentanza.

Giovanni Berutti
. Non sono stato tra i fondatori, però posso immaginare che gli stimoli e le motivazioni fossero quelle che poi si sono mantenute nel tempo: cioè, il bisogno di confrontarsi, scambiarsi conoscenze ed esperienze fra colleghi in un mestiere davvero difficile. All’inizio il club era piuttosto ristretto e regnava un po’ di diffidenza, ma questo non fu un problema, perché il mondo degli stampi è talmente ampio da lasciare spazio ad ogni specializzazione. Comunque ognuno, nella propria specializzazione, dopo ogni incontro portava a casa qualcosa in più e dava un contributo allo sviluppo dell’economia.

Fausto Romagnani
. Io ho cominciato a vivere UCISAP a partire dal ’95; allora la voglia di partecipare era legata al fare gruppo, se pur fra interlocutori abbastanza gelosi fra loro, ma questa è un po’ una caratteristica del nostro mestiere, per il quale il saper fare è l’elemento fondamentale. Tutti i neo imprenditori di allora avevano questo superego, che li faceva considerare un po’ migliori degli altri. Tuttavia, fra noi ci siamo sempre considerati colleghi, mai concorrenti. Concorrenti si diventa nel momento in cui si è seduti di fronte al cliente, si cerca di accaparrarsi una commessa. Ma al di là di quel momento specifico siamo tutti colleghi, nello stesso mestiere. Lavoriamo in un settore che oggi più che mai è ipercompetitivo. Dunque, è un mestiere difficile, e per questo l’opportunità del confronto con colleghi è fondamentali per tenersi in forma. Un vecchio collega (del quale non ricordo il nome) disse: “I miei migliori consulenti sono i miei colleghi/concorrenti”.

Guido Giasini
. Io appartengo alla seconda generazione e ho capito, frequentando l’associazione, che gli anni fine ’60 – ’70 sono stati di grande fermento per le piccole aziende e quindi anche per le attrezzerie. E proprio lì, nell’area milanese ricca di tante piccole aziende, è nata la voglia di stare assieme; a poco a poco è stata contagiata tutta la regione fino ad oltre il confine della Lombardia. Obiettivo: condividere soprattutto i problemi di ordine pratico ovvero l’evoluzione della tecnologia e le sue opportunità, dato che la stessa evoluzione è stata davvero epocale. L’elettroerosione e l’alta velocità sono stati tra gli argomenti tecnici più spesso condivisi. Poi hanno preso maggior spazio altri argomenti come l’organizzazione, i rapporti con i clienti, con i collaboratori, con le banche e quant’altro.

Lino Pastore
. Nel 1971 avevo 2 anni, sicuramente ci sono stati stimoli di cui non sono a conoscenza; comunque, chiacchierando con alcuni fondatori, è emerso che gli stimoli iniziali sono stati la ricerca di uno spazio “neutrale”, uno spazio dedicato agli stampisti per confrontarsi fra loro in maniera tranquilla, rilassata e aperta. Lo stesso bisogno l’ho vissuto anch’io quando sono entrato in UCISAP, per capire come andava il mercato e come ragionavano gli altri. Mi piace UCISAP, perché all’interno delle sue mura riesco a non avere freni. Non voglio essere un imprenditore costretto trattenere le sue soluzioni, i suoi segreti all’interno della propria azienda. Sono un collega che parla liberamente di problemi, di soluzioni, di innovazione, spaziando a 360°all’interno del mercato e della tecnologia.

Un approccio stravagante e intelligente, non c’è di che! Ma non per mettere in discussione la riservatezza dello stampista, per carità, bensì per riconoscergli il merito di capire in tempo reale che il suo ruolo via via cambia e che l’evoluzione tecnologica condivisa/partecipata può costruire un nuovo alter-ego, insomma, contribuisce a questo cambiamento. Lo stampista del futuro dovrà conoscere a fondo il segmento di mercato che vorrà presidiare e con quali mezzi servirlo. L’attrezzeria di oggi deve avere a disposizione i mezzi per esibire stampi con un valore aggiunto sempre maggiore e sempre più disponibile.

Ma vediamo cosa ne pensano i nostri interlocutori dell’evoluzione tecnologica e dintorni.

Evoluzione a tutto campo
Come vedete dal 1971 ad oggi l’evoluzione dell’industria attrezzistica italiana?
Giancarlo Corrada. Sono tanti i gradini di questa evoluzione. L’importanza del fattore umano, che negli anni ‘70/’80 era enorme per la qualità dello stampo, non voglio dire che è andata via via scemando nel tempo, però è cambiata. Allora le macchine contavano fino a un certo punto, perché la manualità era determinante. Le risorse umane sono sempre importantissime, ma oggi le stesse risorse devono contare non tanto sulle mani quanto sull’attività cerebrale, intellettuale, per governare a piacimento le macchine a controllo numerico, i centri di lavoro, l’elettroerosione, che richiedono una preparazione di base che una volta non esisteva e che fa sì che i pezzi prodotti da queste macchine nel 95% dei casi sono pronti per essere montati sugli stampi. Mi riferisco a porta matrici, matrici, porta punzoni, punzoni, guide ecc, da montare senza aggiustaggi, perché sono finiti di macchina. Il montatore dei vari componenti nello stampo deve assicurarsi che tutti gli elementi siano calibrati giusti, quindi deve interpretare a regola d’arte i rapporti delle macchine d’ispezione e di controllo; ciò vale sia per i montatori sia per gli operatori alle macchine utensili. Insomma, l’operatore della macchina utensile non lavora più tanto con le mani quanto con la testa. L’altra grossa rivoluzione è stata l’introduzione dell’elettroerosione a filo, che ha rivoluzionato il modo di costruire gli stampi, specialmente quelli destinati a produrre pezzi con forme molto complesse e sezioni critiche sottilissime.

Andrea Maggi
. Fino al ’71 le tecnologie si erano evolute piuttosto poco; il controllo numerico era agli albori, mentre oggi anche il trapano è a CN. Gli stampisti sono sempre stati molto rivoluzionanti in fatto di tecnologia. Con l’introduzione dell’automazione è stato cambiato completamente il concetto dell’investimento in tecnologia: con la meccanica pura, senza elettronica nelle macchine utensili, gli investimenti erano tutto sommato modesti, nel senso che si potevano comprare due o tre fresatrici, due o tre rettifiche all’anno senza soffrire più di tanto. Con l’avvento delle macchine a controllo numerico e dintorni, la valutazione dell’investimento in termini finanziari diventò molto più impegnativa, tuttavia gli stampisti si armarono di coraggio e si adeguarono all’innovazione. Addirittura, hanno fortemente stimolato l’evoluzione delle macchine a CN, soprattutto nelle prime fasi quando l’offerta in termini di gestione delle stesse macchine utensili era piuttosto rozza. Questo fa onore alla nostra categoria.

Giovanni Berutti SPM Spa, Presidente di UCISAP
dal 1988 al 1992

Giovanni Berutti. Credo che proprio grazie all’innovazione la stampistica italiana è seconda in Europa dopo la Germania.; grazie alla stessa innovazione siamo cresciuti in qualità, in tecnologia, in contenuti. Le due evoluzioni basilari a livello di macchine e tecnologie per la costruzione sono stati il controllo numerico e il cad/cam, parallelamente all’evoluzione degli stampi, che si sono arricchiti di valore aggiunto; la loro maggiore complessità ne ha semplificato l’uso e ha reso meno costosi gli oggetti stampati. In ogni modo, gli stampisti sono sempre stati sensibili all’innovazione, anche perché non possono farne a meno per restare competitivi.

Fausto Romagnani Presidente di UCISAPROMAGNANI STAMPI SRL, Presidente di UCISAP dal 2001 al 2005.

Fausto Romagnani. Io distinguerei l’organizzazione dalla tecnologia, perché quest’ultima è sempre stato l’elemento fondamentale nel DNA degli stampisti, immersi in un mare di tecnologia, guida indiscutibile del nostro mestiere. La grossa differenza subentrata da una decina d’anni, è che la tecnologia non è più condizione necessaria e sufficiente per essere competitivi sul mercato; ora è necessaria ma non più sufficiente. E qui subentra l’altro elemento fondamentale, cioè l’organizzazione, peraltro legata in parte alla tecnologia. Non esiste più il rapporto individuale fra stampista e committente, bensì il lavoro di equipe. Oggi l’efficienza è la carta vincente per restare sul mercato. È inutile fare molto bene un prodotto, se poi sei fuori mercato e non lo vendi.

Guido Giasini. Abbiamo fatto davvero passi da gigante! Dalle singole macchine, anche a controllo ma gestite da un operatore, siamo passati a macchine con i pallet, che possono lavorare non presidiate, che si possono monitorare da postazioni remote. Dal tecnigrafo al 2D al 3D, l’evoluzione tecnologica è stata enorme, seguita immediatamente dal progresso organizzativo. Oggi gli operatori sono più specializzati rispetto a quelli magari generalisti di un tempo. Tuttavia, il nostro mestiere ha ancora un’impronta quasi artigianale, perché ogni pezzo è diverso dall’altro: noi produciamo prototipi, ma ora dobbiamo farlo in modo sempre più “industrializzato”. Per le attrezzerie stare al passo con la tecnologia è una necessità, lo è sempre stata, ma ora più che mai.

Lino Pastore. Rispetto agli anni Novanta, quando ho iniziato a lavorare in questo settore, non avevamo ancora macchine a CN, però eravamo equipaggiati con l’elettroerosione in azienda. Poi sono arrivate due fresatrici e un tornio a controllo numerico. Oggi l’officina è irriconoscibile! Riusciamo a fare su una sola macchina utensile pezzi che prima richiedevano due o tre macchine. Infine, con l’avvento dell’automazione, è cambiato totalmente il modo di pensare la produzione e gli stampisti si sono dovuti adeguare, tant’è che oggi l’industria stampistica italiana è seconda in Europa. Un’attrezzeria all’avanguardia oggi deve essere equipaggiata con il 90% delle macchine che il mercato offre, magari macchine che si usano poco a livello di quantità di ore come ad esempio le unità laser, però indispensabili.

Lo spirito associativo e dintorni
Una sorta di effetto riccio dovrebbe essere adottato di fronte ai falsi o veri segnali di ripresa, alle premature avvisaglie positive che i media scatenano. E lì commenti, ansie, timori di uscirne con le ossa rotte, ma non completamente fracassate e via dicendo. Una cosa è certa: le cose stanno migliorando, se pur timidamente, ma mai come in questo momento le piccole aziende devono avere le orecchie sensibilissime, per avvertire ogni minimo segnale e agire di conseguenza; ci dobbiamo aggrappare ad ogni piccolo indizio con le unghie e con i denti, per essere pronti a ripartire. Il settore stampistico deve essere il primo a ripartire, perché quando le grosse aziende decidono di innovare per “vivere” la ripresa, devono comprare stampi. Ma per essere pronti a ripartire, bisogna avere già rinnovato il processo, la tecnologia, l’organizzazione, per rendere l’attrezzeria più efficiente e veloce, pronta a soddisfare il time to market dei committenti. Ebbene, in tale contesto, anche UCISAP deve dare il suo contributo.

Fra i ricordi di Giancarlo Corrada prevale ovviamente la figura del padre, fondatore di Corrada Spa, qui ritratto da un prestigioso pittore.

Niente è così ben fatto che non si possa fare meglio: ritenete che l’azione di UCISAP sia oggi matura per tener testa ai continui imprevisti del mercato, ai “capricci” dei committenti e all’incertezza continua della situazione economica e politica?
Giancarlo Corrada. UCISAP nel tempo ha sempre avuto in generale dei presidenti e dei consigli direttivi validi. L’associazione, sempre nel tempo, ha fatto tutti gli sforzi possibili per ampliarsi e per far sì che gli associati partecipassero ai vari eventi, che man mano venivano organizzati; dunque essa nel suo complesso ha fatto il proprio dovere. Ma il problema grosso non è l’associazione, non è il numero dei soci che è abbastanza significativo, bensì la mancanza di spirito associativo, tipica di tanti settori imprenditoriali italiani. Purtroppo, nel caso di UCISAP, c’è l’aggravante che gli stampisti, sono gelosi del loro mestiere, perché ciascuno pensa di essere il migliore. C’è però un’attenuante, che giustifica questa gelosia: chi fa le macchine utensili, o comunque un prodotto finito di serie, si confronta con i suoi concorrenti sulla base di prodotti che sono molto ben comparabili. Per esempio, in un centro di lavoro, ci sono caratteristiche precise, che individuano ciò che può fare; invece due stampi apparentemente uguali possono essere molto diversi all’interno come componenti, come precisione, come durata nel tempo ecc. Anche per questo siamo gelosi, perché lo stampo è difficile, se non impossibile, da confrontare solo sulla base del suo prezzo.

Andrea Maggi. Se guardo indietro, non c’è stato un momento negli ultimi 40 anni che non sia stato definito di crisi. La crisi c’è sempre; nella percezione di chi vive il momento, non c’è mai stato un giorno di tranquillità. C’è sempre qualche problema. Gli imprenditori sono dei piagnistei perenni, sono addirittura insopportabili se li vedi da fuori, se ci sei dentro puoi magari condividere più o meno la malinconia di un momento particolarmente difficile. Al di là di questo folclore, riassumo con una specie di paradosso: dal ’71 a oggi è cambiato tutto e non è cambiato niente, nel senso che le cose cambiano al massimo la loro forma, il loro aspetto, i loro connotati superficiali, ma la sostanza è sempre quella. Insomma, il mondo continua a cambiare faccia, rimanendo tutto sommato se stesso. Purtroppo non c’è più il futuro di una volta, almeno come percezione. Noi anziani siamo cresciuti in un periodo, nel quale era straordinariamente interessante e bello diventare grandi, un momento e un tempo nel quale tutto era possibile. Era una bellezza straordinaria.

Tornando a UCISAP, in una situazione di incertezza come quella che stiamo vivendo è più facile sedersi per terra e aspettare gli eventi. Ma per carità, il mondo va avanti; dobbiamo riconoscere e ricordare che tutti i vecchi hanno sempre parlato con la solita nostalgia dei loro tempi passati. Comunque, noi anziani siamo poco attrezzati per guardare il futuro, il quale va visto con gli occhi di un ventenne. E questo vale anche per UCISAP.

Giovanni Berutti. Gli stampisti possono fare ben poco contro l’incertezza economica e i capricci dei committenti; ahimè siamo un settore piccolo che subisce molto, subisce i concorrenti, subisce l’evoluzione di mercato, i movimenti epocali e quant’altro. Possiamo soltanto stare attenti e tenere sempre le orecchie diritte e occhi aperti su ciò che succede. E questa strategia funziona tanto di più se gli stampisti all’interno di UCISAP riescono a incontrarsi a confrontarsi. L’associazione non può imporre le cose, noi dobbiamo convivere e subire anche l’evoluzione. La conoscenza e l’informazione sono fondamentali, tanto vale scambiarseli in associazione.

Fausto Romagnani. UCISAP ha fatto grossi passi per mantenersi allineata al cambiamento. Certo, si può sempre migliorare, ma ci tengo a sottolineare che UCISAP non è un’entità fine a se stessa, UCISAP siamo tutti noi, se viene a mancare lo spirito associativo non può funzionare al meglio delle sue possibilità. Indubbiamente, anche il nostro settore ha sofferto in questi ultimi anni e ciò per certi versi doveva essere da stimolo, affinché tutti gli associati si riunissero di più per approfondire i loro problemi, per trovare soluzioni comuni; da qui la necessità di incrementare lo spirito associativo, invece è successo il contrario, perché gli imprenditori sono stati totalmente assorbiti dai problemi quotidiani.

Guido Giasini, Giasini Spa, Presidente di UCISAP dal 2005 al 2011.

Guido Giasini. Con il cambiamento è cambiata anche UCISAP, sia nelle persone sia negli atteggiamenti. Chi partecipa alla vita associativa si è reso conto che non ci sono più solo i problemi tecnologici, ma anche quelli organizzativi, necessari per essere più rapidi ed efficaci. Diventa difficile sostenere il modello del singolo stampista che fa tutto, non c’è più solo il bravo fresatore con i baffi, il bravo attrezzista , che sanno tutto del loro mestiere. Occorre lavorare di più come squadra e in UCISAP questi temi sono ora dibattuti. In un bellissimo congresso organizzato nel 2008, il capo economista di Banca Intesa Gregorio De Felice, tracciò molto bene gli scenari della crisi appena esplosa: sembravano scenari e prospettive inquietanti provenienti da un altro pianeta, e chi non ci ha creduto è stato purtroppo smentito. Voglio dire che in questi anni il mondo italiano degli stampi ha subito un ribaltamento, che ha provocato una selezione durissima. Ora, chi ha resistito, comincia a vedere possibilità di stabilizzazione del mercato a nuovi livelli, ad una nuova competizione, una stabilizzazione più sopportabile per le nostre aziende.

Lino Pastore, Giurgola Stampi SRL, Presidente di UCISAP dal 2011 ad oggi.

Lino Pastore. UCISAP non è matura affatto; come un’azienda di stampi deve adeguarsi per prima a ciò che succede, deve formarsi per mettere a disposizione di chi ha spirito associativo quelle informazioni che normalmente si fa fatica a rintracciare. Ormai il mercato è come un serpente che si muove, curve su curve e non sai quale sarà la prossima.

In UCISAP stiamo provando ad allacciare a 360° tutto il lavoro dello stampista a partire dalla formazione dei giovani, non soltanto solo come progettazione e costruzione stampi, ma anche come conoscenza delle nuove tecnologie. Insomma, una preparazione più adeguata all’onere di dover colloquiare con i tecnici dei clienti e/o con i fornitori. Quindi, una preparazione che va al di là dell’utilizzo di una macchina utensile; una formazione meccatronica/comunicativa, o meglio, una meccatronica gestionale.

In associazione stiamo cercando anche di adeguare il modo di essere imprenditore a un mercato molto dinamico e imprevedibile. Ci vuole un’organizzazione più strutturata; non c’è più solo il titolare che arriva con il camice, entra in officina e gestisce il lavoro, il quale ormai è fatto da tante piccole cose. La progettazione potrebbe essere decentrata, così pure il commerciale; la segretaria a mezza giornata per la contabilità non basta più, servono invece persone in ufficio addette a lavori che prima erano demandati ai clienti e che ora i clienti stessi demandano a noi.

Non bisogna sottovalutare i mercati esteri, che sono proprio quelli che hanno salvato il nostro comparto e ci hanno fatto crescere. Il mercato interno pian piano si sta riprendendo, ma non bisogna perdere di vista l’Europa, che ormai è diventata anch’essa un mercato interno.

Le piccole e medie imprese, come le attrezzerie, stanno facendo di tutto per favorire una sorta di adeguamento, per essere meno dipendenti dalla sola e insostituibile personalità del proprietario.

Chi si è “naturalizzato” riccio in un campo vicino alla propria nicchia tradizionale, aspettando leccornie…scusate…ordini, rischia l’estinzione. Eppure i ricci sono animali utili, hanno un odorato molto sensibile: usando questo ed erigendo gli aculei, potrebbero diventare stampisti perfetti.

Fatti degni di ricordi
Al centro di un vortice tecnologico un po’ estenuante, creativo e in certo senso dispersivo si trova lo stampista. Questa orgogliosa avanguardia della rivoluzione industriale non esita a porre l’investimento al servizio del committente, perché considera come migliore impiego possibile delle sue facoltà l’utilizzo dei più avanzati mezzi di produzione. In quanto protagonisti di questo tumulto tecnologico, ai nostri interlocutori non mancano sicuramente i ricordi significativi.

Ricordate un episodio significativo in questi 45 anni di attività di UCISAP?Giancarlo Corrada. Ricordo con piacere la conferenza internazionale di ISTMA, che ho organizzato nel maggio del 1977 a Venezia quando ero presidente. Eravamo agli albori sia di UCISAP sia di ISTMA ed erano presenti 150 delegati provenienti da tutti i paesi europei, più Stati Uniti e Giappone. La cosa interessante di questo evento fu che c’erano diversi comitati: tecnico, marketing, business management, normalizzati, ai quali si aggiunsero incontri e riunioni che prevedevano la traduzione consecutiva; pertanto queste riunioni erano davvero fiume, lunghissime, però costituivano uno scambio di notizie molto attuale e positivo in tempo reale.

Andrea Maggi. Ricordo non senza commozione la conferenza ISTMA di Bergamo da me organizzata nel 1992 e i luoghi suggestivi che l’hanno ospitata; per esempio, il concerto straordinario in un’antica chiesa bergamasca. Da quell’esperienza è scoccata la scintilla che ha portato al restauro di un organo di fine 500. Da allora, cioè dal 1996, tutti gli anni in quella chiesa si tiene una stagione d’organo di musica antica. Davvero uno strumento straordinario, che è ritornato a vivere. Ma anche la riforma che ho impresso a ISTMA quando ne ero presidente, cambiandone la struttura per allargarla all’Oriente, Cina inclusa: per allora, una rivoluzione.

Giovanni Berutti. Segnalo con piacere il progetto di allargamento della base associativa; i soci nel periodo della mia presidenza dal 1988 al 1992 sono passati da 30 a 100, grazie a una serie di attività abbastanza impegnative e anche divertenti. Tra i nuovi arrivati 5 soci “simpatizzanti”, una categoria creata per consentire ad alcuni importanti fornitori di avere un legame più stretto con gli stampisti. In quel periodo abbiamo realizzato due famosi filmati, uno destinato alle scuole medie, per convincere i ragazzi a scegliere un indirizzo meccanico, possibilmente con destinazione stampi; il secondo era destinato ai diciassettenni delle scuole superiori. Le cassette raccontavano la storia della nostra industria ormai da camice bianco, per fugare l’immaginario di un comparto brutto e sporco. Infine, ricordo le visite incrociate di attrezzerie italiane ed europee, le condizioni generali di vendita UCISAP e la collaborazione con TECNICHE NUOVE culminata con il patrocinio alla rivista STAMPI.

Fausto Romagnani. I ricordi sono tantissimi, fra questi emerge la mia prima partecipazione all’assemblea generale di ISTMA nel 2000 a Napoli. Ero molto emozionato, non sapevo cosa mi aspettava, fu un meeting molto partecipato con delegazioni provenienti da quasi tutti i paesi, compresi America e Giappone. Lì conobbi per la prima volta tanti stampisti, che poi ho avuto modo di frequentare successivamente. Ricordo con piacere anche la prima word conference cui ho partecipato nel 2001 a Chicago; fu davvero una bella esperienza.

Guido Giasini. Mi riallaccio alla relazione di De Felice che ho richiamato in un mio precedente intervento, perché mi è rimasta molto impressa. Lui nel 2008 aveva già ben chiaro gli effetti della crisi che ci avrebbe travolto; un episodio davvero illuminante e un merito di UCISAP averlo capito ed evidenziato. Un altro ricordo, purtroppo molto triste, è quello del collega Mirco Patron, venuto a mancare qualche anno fa. Uno stampista squisito, simpatico, bravo, motivato, con un’azienda bellissima già automatizzata in molte fasi, purtroppo messo in ginocchio non da fattori tecnici, ma da problemi economico-finanziari.

Lino Pastore. Una vicenda che appiccico volentieri al medagliere di UCISAP è che per la prima volta sette aziende si sono presentate in una fiera internazionale senza muri che li dividessero.

Si può proprio dire che con questi interlocutori storici c’è il rischio di farsi incantare dal loro entusiasmo, dedicato a un settore dove le tecnologie vanno costantemente migliorate e i margini di crescita sono enormi. Si può comprendere che questo genere di consumismo tecnologico, tipico dello stampista, possa suscitare qualche preoccupazione finanziaria, ma, si sa, il suo è un lavoro difficile, un lavoro che la rivista STAMPI, organo ufficiale di UCISAP, da 25 anni proietta nel mondo della comunicazione specializzata. A tale proposito tutti e sei i presidenti si dichiarano pienamente soddisfatti di questa collaborazione, a partire da Giovanni Berutti, che ha siglato il contratto di patrocinio nel 1991.

«Un’intesa preziosa, – sottolinea Giancarlo Corrada, – che ha contribuito alla crescita del settore stampistico. Considero Enzo Guaglione (che ha redatto questa intervista n.d.r.) un elemento importante, perché ha sempre condito la tua attività giornalistica indirizzata agli stampisti con un pizzico di fantasia creativa; una sorta di “Brio blu”, però con basi solide, che ha aiutato questa rivista ad essere apprezzata dagli stampisti».

Nuove tecnologie e dintorni
Le nuove generazioni di stampisti si stanno abituando ad imbattersi, senza neppure un tremito, in rivoluzionari sistemi per progettare e produrre. E poi, diciamo la verità, il CAD/CAM costituisce una sorta di club di esperienze culturali e di lavoro assai invitanti, le quali alimentano un fitto dialogo fra clienti e fornitori, imperniato sulla qualità dello stampo e quindi del manufatto.

Ebbene, in tale contesto come si inserisce la stampa 3D? È una minaccia o una opportunità per l’industria degli stampi?
Giovanni Berutti. Solo uno sprovveduto può dire che la stampa 3D fa concorrenza agli stampi. Essa, invece, è una tecnologia eccezionale, che ha rivoluzionato il modo di fare prototipi. Si usa moltissimo nella progettazione, perché fa vedere l’oggetto rispetto allo stampo e ciò è utilissimo a tutti i livelli. Dunque è una straordinaria opportunità anche per gli stampisti.

Fausto Romagnani. 3D è una tecnologia che ,nel momento i cui ci sono le condizioni, può essere integrata all’interno del processo produttivo dello stampista. Per cui non vedo alcun pericolo. Mi ricordo che in occasione di un incontro tra associati UCISAP con un esperto di 3D, quest’ultimo profetizzò che le nostre aziende erano destinate, nel giro di pochissimi anni a scomparire, perché con questa tecnologia non c’era più bisogno di fare stampi. Era il 1995, e siamo ancora qui sani e vegeti.

Guido Giasini. Tutte le novità tecnologiche, se gestite, possono essere utili. La stampa 3D è un’opportunità per allargare i servizi ai committenti.

Lino Pastore. Innanzi tutto bisogna vedere se la stampa 3D ha le caratteristiche e le capacità di realizzare pezzi utilizzabili correttamente all’interno di un sistema produttivo. Comunque, per pochi pezzi va benissimo ed è un ulteriore sistema di produzione che noi stampisti dobbiamo fare diventare nostro, per velocizzare i tempi di realizzazione dei prototipi e dare valore aggiunto al servizio per i clienti.

Insomma, tutto fa brodo, anche la stampa 3D. Ma, per carità, nell’ambito di un articolato mestiere come quello di chi fa stampi si può benissimo ricorrere a qualche ostentazione di bravura legata alla tecnologia, basta però che non si venga a raccontare che la qualità dipende solo dalla bravura. Le macchine sono protagoniste e chi non si rinnova o sonnecchia sulla tradizione è tagliato fuori.

E allora, quali sono le regole per essere competitivi nel settore attrezzistico?
Giancarlo Corrada. Una regola è il servizio, che non vuole dire solamente essere pronti a intervenire quando c’è un problema, ma anche tempi di consegna, che oggi si sono accorciati parecchio. Negli anni ’70 – ’80 si viaggiava sul velluto, dato che le nostre consegne di stampi in metallo duro erano arrivate a 12/ 18 mesi; oggi si viaggia intorno ai 4/6 mesi e in alcuni casi anche 3. Un elemento basilare per il nostro tipo di attività, è il co-design, perché i nostri stampi sono tecnologicamente complessi e devono produrre lamierini con forme critiche, che poi escono già impaccati dagli stampi stessi. Di conseguenza, alcune volte le proposte dei committenti inizialmente non sono accettabili; allora bisogna collaborare con loro per cercare di modificare la forma, al fine di arrivare a una soluzione che consenta allo stampo di produrre in modo affidabile e continuativo. Ciò vuol dire co-design a tutto campo.

Giovanni Berutti. Innovazione e creatività legata all’innovazione, tempi di consegna brevi e, ovviamente, rispetto dei tempi di consegna promessi.

Fausto Romagnani. Qualità, tempo di consegna e costo; l’organizzazione è l’elemento chiave che serve a tenere insieme le tre cose.

Guido Giasini. Credo oggi serva essere aggressivi sul mercato per andare a scovare i clienti; detto più elegantemente, essere proattivi, cioè trovare il cliente che ha un bisogno. Dunque, la proattività è un’azione concreta e necessaria. La seconda regola è l’organizzazione per essere davvero rapidi e puntuali e ciò non vuole dire solo tecnologia. La terza regola è non avere troppe regole e dare spazio anche alla flessibilità, e quindi ingegnarsi a trovare la strategia giusta al momento giusto nel posto giusto.

Lino Pastore. Qualità, prezzi competitivi e servizio.

Così è se vi pare! Se poi le attrezzerie trovano intorno a loro tanti saggi committenti di stampi, che procedono alla cieca, in modo imprevedibile, cambiando piani e idee ogni giorno…bèh, non dovrebbero avere troppe difficoltà. Come dire che le attrezzerie saranno sempre più coinvolte nello sviluppo e nella ingegnerizzazione del prodotto stampato.

La tecnologia può far rima con armonia; se poi lo stampo è considerato dal compratore quasi un effetto personale, allora l’armonia costituisce per lo stampista una virtù irrinunciabile. I giochi di ruolo possono anche essere di simulazione, ma stampo e oggetto stampato vanno pensati come gioco di educazione alla tolleranza (non solo in senso tecnico) e al dialogo.

Come si è evoluto il rapporto tra stampista e committente?
Giancarlo Corrada. C’è un punto che è andato via via, se possibile, peggiorando negli ultimi vent’anni. Fino alla fine degli anni ’80, il rapporto con i committenti era facilitato dal fatto che le trattative avvenivano con tecnici competenti, anche perché molti stampatori avevano l’attrezzeria interna e quindi comprendevano certi nostri problemi e ciò facilitava la trattativa.

Nel tempo tanti clienti hanno dismesso l’attività di produzione di stampi e di lamierini, hanno cominciato a fornirsi da sub fornitori sia per i lamierini sia per gli stampi e hanno lasciato solo il reparto manutenzione. Pian piano sono andati persi i loro tecnici, quelli che capivano cos’era uno stampo. Ora i committenti in alcuni casi quando non capiscono le problematiche tecniche si trincerano inizialmente dietro a un no per il timore di prendere una decisione.

Andrea Maggi. Se andassimo a vedere i rapporti tra un mercante veneziano del ‘500, che va a vendere le sue carabattole al re di Prussia, non credo che le condizioni fossero molto diverse rispetto ad ora. La natura delle cose non cambia gran che, perché è la sostanza delle cose stesse. Cambieranno un po’ i modi, non si parla più di zecchini, ducati o di talleri, si parlerà di euro o di entità strane che non so immaginare, ma c’è sempre uno che ha interesse a vendere e un altro ha interesse a comprare, uno che ha interesse a massimizzare il suo profitto e l’altro che ha interesse a minimizzare la sua spesa. Certo questo è forse lo scenario che è più cambiato da allora. Il mondo si è allargato davvero anche per noi, ci sono attori di dimensione inusitate su entrambi i fronti: clienti ormai sovranazionali, stampisti con duemila addetti, enormi concentrazioni di aziende del settore in mani sostanzialmente finanziarie. Tutto questo è nuovo davvero.

Giovanni Berutti. I committenti oggi hanno meno cultura di stampi rispetto a una volta, sono propensi a comprare stampi/soluzioni chiavi in mano, quindi si occupano di più del prodotto finito piuttosto che del modo di farlo. Questa non si può definire collaborazione, bensì opportunità per gli stampisti di dare un servizio in più e di farselo pagare.

Fausto Romagnani. Non vedo un gran miglioramento; il committente continua a far finta di non comprendere il valore aggiunto dello stampo. Per certi versi, però, la fornitura di uno stampo oggi si è un po’ più industrializzata; non che lo stampo sia diventato un elemento standard, però non è più quella cosa frutto della genialità di qualcuno, ma un prodotto industriale, con tutte le sue logiche. Una volta c’era un rapporto di fiducia di tipo personale tra imprenditore stampista e il suo committente, oggi la discussione di una nuova commessa parte ogni volta da zero. Il rapporto non è più individuale, ma di equipe anche perché, come nel mio caso, i clienti sono spesso aziende multinazionali. Lo stesso rapporto, quindi, richiede un’insieme di relazioni e una struttura più organizzata.

Guido Giasini. Oggi la tecnologia permette di avere più accesso all’informazione e a concorrenti lontani e vicini e ciò comporta una maggiore fluidità del rapporto con i committenti di stampi, ma pure una maggiore difficoltà a mantenere alta la fidelizzazione. Con le aziende-cliente di dimensioni medie, il rapporto è ancora ristretto fra stampista e committente, ma con clienti più strutturati prevale un lavoro di equipe nell’affrontare i problemi di fattibilità, convenienza, economia e quant’altro. Ma non c’è una regola unica, bisogna adattarsi di volta in volta.

Lino Pastore. Oggi non è più solo il titolare stampista a dialogare con il cliente. È cambiata la struttura gestionale anche nelle piccole aziende artigiane e quindi cambia il modo di rapportarsi con il committente: il dialogo deve avvenire tra tecnici competenti supportati a monte da un lavoro commerciale. Non c’è più lo stampista singolo tuttofare. Insomma, si è dilatato l’approccio con il cliente, ci sono più persone in gioco, un’equipe di addetti ai lavori; ci sono più dinamiche, che consentono di trattare il cliente da cliente e di essere da lui rispettato in quanto fornitore.

Conclusione
Il lavoro tradizionale mette in evidenza singole aree operative, dove a volte emergono elementi patologici come monotonia, ripetitività, disaffezione, frustrazione, insonnia, condizioni psicologiche negative determinate dal mancato soddisfacimento di un bisogno d’azione. Il lavoro in attrezzeria, invece, stabilisce e mantiene un equilibrio tra la persona e l’ambiente operativo.

UCISAP, questa rivista, gli stampisti hanno il dovere e il bisogno di conformarsi alla emotività di questo mestiere. Il tutto secondo una strategia olistica, parola che deriva dal greco holòs e che significa “intero”. Perché l’attrezzeria ha le carte in regola, tutte accuratamente mischiate, e questo è un buon motivo per non tirare i remi in barca, per stimare di più il mondo della produzione, del quale il mondo consumistico non può fare a mano e in cui bisogna comunque vivere.

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here