NanotechITALY2015: il futuro è più vicino con i robot umanoidi, animaloidi e plantoidi

unnamed«La Natura è piena di infinite ragioni», per dirla con Leonardo Da Vinci. Ed allora come oggi, era ed è fonte di ispirazione. Ai tempi nostri lo è soprattutto nella robotica: per esempio, i sistemi biologici costituiscono un modello di riferimento per realizzare meccanismi ottimizzati, semplici ed efficienti e in grado di risolvere problemi in più settori dell’ingegneria. Congegni in grado di interagire con l’ambiente, di “adattarsi” così come farebbe un animale o una pianta; ma al fine di realizzare un vantaggio specifico per l’utente. La Robotica bio-inspired non è fantascienza, e avanzati laboratori di tutto il mondo se ne occupano. Pertanto, dagli sviluppi di queste tecnologie sono attese considerevoli ricadute in campo industriale.

Se ne parlerà nel contesto di NanotechITALY2015 (ottava edizione), che si terrà a Bologna dal 25 al 27 novembre al Centro Convegni del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in via Gobetti 101. Il programma della manifestazione è reperibile online, sul sito www.nanotechitaly.it. La conferenza internazionale è organizzata da AIRI/Nanotec IT, Veneto Nanotech, CNR e IIT (Istituto Italiano di Tecnologia). Media partner, Corriere Innovazione (Rcs) e Nòva (Il Sole 24 Ore).

In particolare, un primo focus si terrà nella sessione Soft Robotics, che sarà aperta mercoledì25 Novembre alle 16,15 e in sala 105 da Barbara Mazzolai, coordinatrice del Centro di micro bio-robotica dell’Istituto Italiano di tecnologia (Pontedera, Pisa). Seguiranno gli interventi di Yong-Lae Park della Canergie Mellon University; di George Jeronimidis dell’Università di Reading (Regno Unito); di Matteo Cianchetti, del “Biorobotics Institute” della Scuola superiore Sant’Anna; e di Nikos G. Tsagarakis, di “Humanoids & Human Centred Mechatronics” dell’Istituto Italiano di Tecnologia.

Barbara Mazzolai è peraltro coordinatrice del progetto europeo Plantoid, che ha dato vita ad un robot ispirato alle piante. Le “radici” esplorano il terreno, evitano gli ostacoli, cercano acqua e sostanze “nutrienti”, come il sodio o il potassio, ed evitano quelle nocive e inquinanti. «In realtà – afferma la Mazzolai – il robot è dotato di sonde con sensori, attuatori e unità di controllo, che analizzano il suolo e consentono al congegno di decidere la direzione. Le sonde, come le radici in natura, si fanno spazio con un “movimento” dovuto ad un accrescimento di materia appena dietro di loro. Un filo di materiale particolare, una volta riscaldato a 300 gradi, diviene viscoso e si appiccica a strati deposti precedentemente. È l’unico modo per vincere la resistenza di una pressione davvero considerevole». Secondo la scienziata, «questa tecnologia avrà considerevoli applicazioni in alcuni settori, come ad esempio l’agricoltura e il monitoraggio ambientale; ma anche nella realizzazione di endoscopi di ultima generazione».

Collegato alla sessione, il workshop “New Trends in Bioinspired Soft Robotics”, giovedì 26 dalle 9,15 in sala 216. Dopo l’intervento di Barbara Mazzolai, quelli di Barbara Webbdell’università di Edimburgo (Regno Unito); Antonio De Simone dell’International School for Advanced Studies (SISSA); di Jamie Paik dell’École polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL), Switzerland; Cecilia Laschi del “Biorobotics Institute” della Scuola superiore Sant’Anna e infine Marco Urbano di SAES Group.

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