Modifiche richieste “a voce”: la rovina per molti stampisti

Caucasian mid-adult businessman and woman staring at each other with hostile expressions.

Raccontiamo la storia di due aziende storicamente “amiche” e di un’importante commessa “finita male”.

La Squeezer GmbH è una nota impresa tedesca che costruisce spremiagrumi da oltre 50 anni. Qualche tempo fa decise di immettere sul mercato “Juice4U”, nuovo modello di spremiagrumi elettrico per clienti di fascia alta, dal profilo accattivante e sinuoso, concepito da un designer di fama internazionale.

Un incarico prestigioso

Secondo tale progetto, il corpo centrale “a vista” dell’elettrodomestico doveva essere realizzato in lega d’alluminio e successivamente verniciato. Jörg Fett, General Manager della Squeezer, racconta: «Per l’esecuzione del corpo centrale del Juice4U decidemmo di appoggiarci a un’impresa italiana, la Allustam S.r.l., in virtù dei buoni requisiti tecnici e della disponibilità tecnica dimostrata da tale azienda in fase di contrattazioni». La Allustam S.r.l. di Candrate è in effetti una realtà specializzata nelle fusioni in leghe leggere e, in particolare, nella produzione di pezzi pressofusi in alluminio: vanta notevole esperienza nel settore degli elettrodomestici ed è dotata di tecnologie produttive all’avanguardia. Il titolare, Maurizio Pantanotti, spiega: «L’acquisizione della commessa Squeezer ci rese particolarmente soddisfatti, in quanto si prospettava la produzione di migliaia di pezzi per diverso tempo». Per la realizzazione dello stampo del corpo centrale dello spremiagrumi, la Allustam decise di affidarsi a un suo storico fornitore, la ditta Stey Pumotum S.r.l. di Crumiglio, realtà che progetta e costruisce stampi e attrezzature di alta qualità per la pressofusione dell’alluminio. Arnaldo Vaceco, direttore tecnico della Stey Pumotum, osserva: «Tra noi e la Allustam esisteva un rapporto più che decennale. Fiducia e chiarezza sono stati sempre alla base del nostro rapporto di lavoro. Per anni abbiamo prodotto i loro stampi e il nostro, più che di collaborazione, era diventato un rapporto di amicizia».

Juice4U: i primi problemi

Dopo un periodo di circa due mesi di studio del pezzo, di intensi scambi di pareri tecnici, la Stey Pumotum consegnò lo stampo alla Allustam per avviare finalmente la produzione del manufatto. Dopo lo stampaggio dei primi pezzi, tuttavia, Maurizio Pantanotti si accorse di un problema: «I pezzi presentavano sul lato “a vista” una canalina, una sorta di scanalatura, non richiesta dal progetto». Poiché il tempo stringeva (la Squeezer aveva imposto diverse penali in caso di ritardo di consegna dei pezzi) e sarebbe stato impossibile intervenire sullo stampo, Maurizio Pantanotti decise di porre un temporaneo rimedio al problema “chiudendo” la canalina mediante saldatura prima dell’operazione di verniciatura. La soluzione, tuttavia, non piacque al cliente finale, come racconta lo stesso Jörg Fett: «Quando ricevemmo dalla Allustamp i pezzi richiesti contestammo la conformità dei prodotti rispetto allo standard richiesto. Infatti, su tutti i manufatti erano visibili, al di sotto della verniciatura, le “tracce” della saldatura. Poiché il difetto era riscontrabile sul lato “a vista” del nostro spremiagrumi, rimandammo la merce al mittente, non la pagammo e pretendemmo subito un nuovo lotto, conforme a quanto richiesto oltretutto pretendendo un forte sconto a compensazione del ritardo». La situazione per la Allustam non era dunque delle migliori. Maurizio Pantanotti: «Il problema, evidentemente, era stato dalla Stey Pomotum che male aveva interpretato i nostri disegni tecnici, e aveva costruito lo stampo in maniera errata. Chiedemmo dunque alla Stey Pomotum di porre rimedio ma, in maniera del tutto inaspettata, ricevemmo una risposta negativa». La Allustam si rivolse perciò a un altro fornitore per la produzione dello stampo senza canalina, ma ciò comportò un ritardo di oltre tre mesi nella consegna dei pezzi stampati, ritardo che l’azienda committente, la Squeezer, fece pagare caramente in termini di penali.

L’apertura di un procedimento civile

Arnaldo Vaceco espone il punto di vista della Stey Pumotum: «Inizialmente, tenuto conto dei buoni rapporti tra le aziende, cercammo di prendere in considerazione le richieste della Allustam al fine di risolvere la situazione. Ma vista l’insistenza della stessa, la quale pretendeva il completo e gratuito rifacimento dello stampo, decidemmo di essere intransigenti. La richiesta era per noi irricevibile sia perché lo stampo corrispondeva esattamente a quello richiesto, ivi compresi la canalina sulla parte a vista, la quale avrebbe permesso l’aggancio del relativo un porta-arance». Per tale ragione, la Stey Pumotum non solo non accolse le richieste della Allustam, ma decise, dopo numerosi e infruttuosi solleciti, di rivolgersi ai propri legali per l’ottenimento, mediante il cosiddetto “decreto ingiuntivo”, della somma arretrata. A tale ingiunzione di pagamento si oppose ovviamente la Allustam, sostenendo che lo stampo era stato eseguito in maniera errata; ne seguì l’apertura di un procedimento ordinario di primo grado davanti al Tribunale, che impegnò le due aziende per diversi anni, con costi ingenti e non scontri verbali ed epistolari frequenti e piuttosto accesi.

A chi dare ragione?

Le parti si ritrovarono in Tribunale munite entrambe di buone ragioni; la verità, tuttavia, non fu mai accertata, e noi oggi possiamo solo ipotizzare quello che successe, e cioè che se furono richieste modifiche sullo stampo (aggiunta della canalina allo spremiagrumi per permettere l’aggancio di un porta-arance) queste avvennero solo mediante accordi verbali, magari telefonici, senza lasciare tracce scritte. Se invece tali modifiche non furono richieste, comunque non vi fu alcuno scambio dei disegni definitivi del progetto. Possiamo affermare, perciò, che entrambe le imprese commisero un errore gravissimo, sottovalutando l’importanza sia di definire qualsiasi modifica e aspetto tecnico deciso in corsa mediante notazioni scritte, sia di certificare ogni fase dell’attività (come quella della consegna dei disegni) mediante l’invio di una bolla o una ricevuta controfirmata. Il peccato di entrambe fu nella gestione troppo disinvolta e superficiale di attività di progettazione, di messa a punto e di produzione; attività che invece sono delicate ed è fondamentale che vengano certificate anche in presenza di fornitori storici con cui si ha un rapporto amichevole e si è soliti “dialogare”.

Così finì la vicenda

La decisione del Giudice fu equa: nell’impossibilità di arrivare alla verità e in presenza di un errore da entrambe le parti, decise di accogliere le richieste delle due aziende al 50%. Alla Allustam fu riconosciuta metà dei danni patiti mentre alla Stey Pumotum la metà del costo dello stampo, tuttavia, a conti fatti, entrambe le società ci rimisero, in quanto le spese legali (avvocati, consulenti tecnici, ecc.) superarono di gran lunga la cifra recuperata. Non solo: influirono negativamente sulla vicenda anche l’enorme perdita di tempo, i malumori di entrambe le parti, la cattiva pubblicità sul mercato, ecc. Insomma, da una disattenzione, una mancata comunicazione, un fax non inviato, scaturì per entrambi un affare veramente magro. A conclusione del nostro reportage riportiamo le parole, un po’ beffarde e poco lusinghiere, di Jörg Fett della Squeezer: «Lo spremiagrumi Juice4U non ebbe molta fortuna e lo ritirammo subito dal mercato. Forse fu complice il ritardo con cui lo presentammo sul mercato che consentì ai nostri competitors di batterci sul tempo lanciando prodotti simili in anticipo. In questo ebbe la sua parte di responsabilità l’azienda italiana che avevamo scelto come fornitrice. Meglio avremmo fatto se ci fossimo affidati, come al solito, a un’impresa tedesca …» Tali parole sono forse frutto di un pregiudizio e non possono certamente essere generalizzate, tuttavia siano di monito a troppe imprese italiane le quali, pur essendo eccellenti dal punto di vista produttivo, a volte non curano adeguatamente la “gestione interna” delle commesse: si affidano ancora oggi all’improvvisazione senza “tracciare” e “documentare” con precisione e metodo ogni parte della propria attività, in primis quella di progettazione, così da ridurre al minimo le possibili equivocità e gli spazi interpretativi.

Avvertenza

Il presente articolo, sebbene “costruito” su nomi frutto di fantasia, testimonia una situazione tutt’altro che infrequente nei rapporti tra clienti e fornitori italiani, specialmente per coloro che operano nel settore degli stampi.

 

 

 

1 commento

  1. Sono un proggettista stampi libero professionista e seguo da molti anni un’azienda dalla proggettazione del pezzo allo stampo,ho quindi tutto l’archivio di questa azienda che conservo tre copie su altrettanti Hard-disk.
    Purtroppo molte volte mi capita di sapere che il cliente e lo stampista eseguono delle modifiche senza interpellarmi per cui quando l’ufficio commerciale mi richiede il disegno tecnico per inviarlo ai clienti mi trovo che non è aggiornato,succede anche che si deve fare delle modifiche consistenti sullo stampo e mi trovo che il mio 3D non corrisponde alla realtà dello stesso.
    Continuo fare presente la necessità di avere tuttto aggiornato,ma questo non mi viene riconusciuto come lavoro e come viene riportato nell’articolo molte volte si sono trovati i tre soggetti in contestazione.Sono d’accorco con il commitente del spremi agrumi un’azienda tedesca sbaglia anche lei ma è tutto documentato.
    Cordiali saluti Alberto Cerato

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here