Microlavorazioni: le nuove sfide

foto BI microcomponenti si stanno diffondendo sempre di più in ambiti quali il biomedicale, l’elettronico e l’ottico, per citarne alcuni, e anche se rappresentano settori di nicchia racchiudono senza dubbio un avanzato contenuto tecnologico, con un notevole potenziale industriale. In molti settori industriali, infatti, si fa sentire la necessità di miniaturizzare prodotti e componenti. Ma miniaturizzare non significa semplicemente cambiare l’unità di misura, utilizzando tecniche tradizionali “in piccolo”: è necessario rivedere completamente le tecnologie perché subentrano molti nuovi fattori. Pertanto, la produzione, la movimentazione ed il controllo dimensionale di microcomponenti necessitano di investimenti di rilievo e tecniche assolutamente innovative. E se l’Italia risulta ancora in ritardo rispetto ad altri Paesi avanzati, la sinergia di più imprese contribuisce a promuoverne la cultura e a realizzare nuovi progetti nell’ambito delle tecnologie di produzione. E’ questo il caso di AITeM (Associazione Italiana di Tecnologia Meccanica), Politecnico di Milano, Università degli Studi di Bergamo, Università degli Studi di Brescia, Università degli Studi di Padova, Politecnico di Bari e dal CNR-ITIA di Milano che, in occasione del MECSPE 2014, hanno illustrato ai visitatori presentazioni sperimentali/scientifiche sul tema. Un chiaro segnale della volontà di far convergere l’interesse delle aziende della filiera sulle microlavorazioni e di far nascere progetti finanziati da organizzazioni che hanno voglia di inventare prodotti nuovi e intraprendere strade diverse, inesplorate. AITeM, infatti, costituisce un luogo di incontro nel quale gli operatori della ricerca e dell’innovazione, tra cui le aziende manifatturiere e le università, si confrontano sulle problematiche più urgenti del settore, scambiano informazioni, promuovono e mettono a punto nuovi e innovativi progetti nell’ambito delle tecnologie di produzione. Anche se c’è ancora molto da fare, il micro filtro realizzato in poliossimetilene (POM) per applicazioni biomedicali rappresenta la prima applicazione avveniristica in questo campo che dimostra esattamente come la difficoltà delle microlavorazioni non sta non sta tanto nelle dimensioni ridottissime quanto nel garantire in tali dimensioni determinate caratteristiche funzionali legate alla qualità della superficie, alla resistenza chimico-fisica, ecc..

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here