Meccanica e subfornitura: i numeri della ripresa

4 T UMAX     Power Look 2000  V2.0 [5]Dalle imprese della meccanica e della subfornitura buoni segnali: per il 92,3% il 2014 si chiuderà con fatturato stabile o in crescita e per il 46% i prossimi tre anni riserveranno al mercato nuove prospettive di sviluppo. Preoccupano burocrazia e aspetti fiscali Lo rivela un’indagine commissionata da Senaf in occasione di MECSPE 2014. L’andamento aziendale attuale risulta complessivamente soddisfacente per le imprese del comparto, con oltre la metà degli imprenditori che parla di performance aziendale particolarmente positiva e il 37,2% che si dice mediamente appagato; solo l’11,5% è contrariato. Rispetto a tre anni fa, il 43,8% delle aziende ha registrato una crescita del proprio fatturato mentre il 26,8% dichiara stabilità. Rimane comunque uno zoccolo duro di aziende (29,4%) che ha indicato un calo di fatturato. Sul fronte occupazione, il numero di addetti nel 2013 rispetto al 2010 si è mantenuto complessivamente stabile (lo afferma il 57,4% delle aziende) contro solo un 17,7% che ha dovuto ridurre i propri dipendenti. Per quanto riguarda l’esercizio in corso, il 2014 si è aperto per il 58,8% delle imprese con un portfolio ordini giudicato “adeguato” ai propri livelli di sostenibilità finanziaria (contro un 35,8% per cui è insufficiente). Guardando alle attese di fine anno sotto il profilo del fatturato, il 46,2% si aspetta di chiudere con una crescita, il 46,1% si aspetta stabilità, mentre si prospetta un calo solo per il 7,7% delle imprese. Stesso andamento anche per l’occupazione: nei prossimi 12 mesi, ben l’80,1% dichiara di voler mantenere stabile il numero di addetti, contro un 16,3% che prospetta incrementi e solo un 3,5% che prevede cali. Mentre per quanto riguarda il futuro, per il triennio 2014-2016, solo il 13,6% delle aziende si aspetta una contrazione del mercato contro un 46% apertamente convinto del suo sviluppo e un 40,5% che crede non ci saranno grosse variazioni rispetto all’andamento attuale. Sul fronte dell’export, circa 7 imprese su 10 dichiarano di esportare i propri prodotti e servizi, con un’incidenza variabile.  Se il 24,3% dichiara di realizzare all’estero meno del 10% del proprio fatturato, c’è comunque un 17,1% che supera il 46%. Chi esporta punta verso gli Stati dell’Europa Centro-Occidentale (85,7%), seguiti da quelli dell’Europa dell’Est (41%). Circa il 18,1% esporta in Russia, mentre il Nord America è un mercato per il 23,8%, l’Asia per il 21,9%, il Medio Oriente per il 19%, il Sud America per il 17,1%, l’Oceania per il 10,5%, l’Africa Settentrionale per il 10,5% e l’Africa Meridionale per il 5,7%. A ostacolare la normale attività e preoccupare gli imprenditori sono i fattori esogeni, indipendenti dalla volontà imprenditoriali collegati al Ruolo dello Stato e della Pa nella vita produttiva. Per il 74,4% il primo fattore di criticità è la macchina della burocrazia, seguito dagli aspetti fiscali (65,6%) e dall’incertezza normativa (55,9%). Per il 52,4% sono invece i tempi giudiziari in casi di controversia a rallentare la vita aziendale: aspetto che è indicato come estremamente critico dal 40,3% degli imprenditori. A preoccupare un’impresa su due i prezzi di vendita e la concorrenza del mercato. Destano meno preoccupazione invece altri fattori importanti per la vita aziendale. Il costo del lavoro è indicato come aspetto critico dal 39,9% degli imprenditori, seguono la difficoltà nel farsi pagare (31,8%), i tempi di pagamento (29,8%) e il costo dei fattori produttivi (26,9%). L’accesso al credito è un altro aspetto che non sembra preoccupare gli imprenditori (22,3%).    Sul fronte dei tempi di pagamento, nonostante il 64,8% dichiari di incassare i propri crediti mediamente dopo 90 giorni e oltre (il 14,5% supera i 120 giorni), la maggior parte dei pagamenti (83,7%) avviene in maniera puntuale (41,1%) o non oltre i 30 giorni dalla scadenza pattuita (42,6%). Solo il 16,3% supera questa soglia. L’accesso al credito, come già evidenziato, è ritenuto un fattore non particolarmente critico: su questo fronte, infatti, 8 imprese su 10 dichiarano che rispetto allo scorso anno il rapporto con le banche non presenta particolari criticità con il 34,7% che afferma sia addirittura migliorato. A giustificare queste posizioni, potrebbero essere i tassi di interesse concessi dagli istituti: il 60,4% dichiara di pagare tassi pari al 5% o inferiori, e il 27,4% compresi tra il 6% e il 7%. L’indagine è stata condotta da GRS Ricerca e Strategia su 3.300 contatti utilizzando i metodi CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) e CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing). Sono state raccolte oltre 350 risposte.

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