Mamma automazione e papà CNC

Enzo Guaglione enzo.guaglione@tecnichenuove.com
Enzo Guaglione

Osservando di giorno in giorno l’evoluzione dell’automazione industriale, mi è tornato in mente un corso sull’educazione dei figli che seguii tanti anni fa, quando nacque il mio primo figlio; furono citati alcuni consigli di Sant’Ambrogio, vescovo di Milano nel quarto secolo D.C. Ne ricordo due: Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno; non sognate per loro i vostri desideri, non pretendete dunque di disegnare il loro futuro…Oppure: Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che bisogna decidere e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire.

Ebbene, ho la sensazione che i costruttori di macchine utensili e dintorni, come bravi genitori, vogliano imporre la loro volontà, però senza contrariare Sant’Ambrogio; non impongono nulla, bensì si danno da fare per diffondere con ogni mezzo di comunicazione raccomandazioni “fresche di giornata”, quindi tutt’altro che soffocanti.

Questa rivista, per esempio, insieme a tutta l’attività comunicativa di Tecniche Nuove – che offre un pacchetto di comunicazione davvero globale – insegna l’arte di apprendere il futuro, senza esigerla. La cultura, specialmente quella tecnica, non esiste in sé, ma c’è solo se qualcuno la fa sua; la tecnologia si apprende utilizzando bene il cervello e la memoria, attraverso la visualizzazione di ciò che si dice, si ascolta e si legge. Questo è il messaggio che Sant’Ambrogio…ehm, scusate…Tecniche Nuove diffonde da cinquant’anni.

In questi ultimi anni sono cresciuti modelli culturali legati all’automazione industriale, che rischiano di penalizzare le nostre capacità intellettuali; il pericolo è che la purezza del cervello non è più garantita soltanto dalla sua creatività, ma pure dalla sua artificialità attraverso strumenti informatici. Ossia, tramite una sorta di “protesi tecnologiche”, si rischia di perdere il contatto con il nostro corpo. Per esempio, la “Fabbrica digitale-oltre l’automazione” allestita nell’ultima edizione della nostra fiera Mecspe a Parma (della quale abbiamo parlato nel numero di maggio) ha fatto capire che siamo ancora coscienti della nostra materia grigia e che bisogna apprendere senza farci travolgere dall’ansia della rivoluzione industriale. Come dire: si può essere ancora tornitori, fresatori, stampisti coi baffi, purché si accettino le mille contraddizioni della stessa rivoluzione industriale; sono le normali contraddizioni che esistono tra cultura e industria, tra industria e industria, tra cultura e cultura.

Le contraddizioni più stridenti le avverto nella cultura del computer e dell’intelligenza artificiale; qui l’arte dell’apprendere mette le carte in tavola: il cervello umano non ammette le “fumisterie”, che spesso la nostra cultura tollera; ti fa sapere chi è il robot e chi sei tu, cos’è il CNC e chi sei tu, responsabilizza le tue mani, che non puoi far finta di non avere quando operi su un centro di lavoro per produrre uno stampo. Questo è il significato profondo dell’automazione integrata.

Quel qualcosa che determina un contatto umano con un centro di lavoro a 5 assi è probabilmente la spinta più efficace in un mondo insolitamente formato da macchine, che vogliono a tutti i costi lavorare da sole; quella stessa cosa è un mezzo raffinato per controllare con senso della misura la propria sfera professionale e per sottrarsi all’assillo snervante della quotidianità. Questo futuro dobbiamo sceglierlo da noi, non ce lo possono intimare mamma automazione e papà controllo numerico. Questa dimensione emotiva della tecnologia potrebbe favorire la nascita di nuove rivoluzioni industriali, più a misura d’uomo.

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here