Le prime bottiglie in ‘HDPE verde’

La pionieristica PlantBottle della The Coca-Cola Company è il primo esempio di bottiglia prodotta con bioPET derivante per il 30% (cioè la frazione del monoetilenglicole) da fonti rinnovabili. Introdotta nel 2009 per la bibita più nota della multinazionale e per la sua acqua minerale Dasani, più di recente è stata adottata anche per l’acqua Valpré (un altro brand della stessa casa, imbottigliato in Sudafrica) e per il ketchup Heinz, che impiega la tecnologia della PlantBottle sotto licenza di The Coca-Cola Company.

The Coca-Cola Company prevede che per la fine dell’anno verranno immessi sul mercato 5 miliardi delle sue bottiglie “vegetali” in più di 15 Paesi di tutto il mondo (in Italia non sono ancora arrivate, ma in Belgio e Olanda sì). Il colosso americano delle bevande ha poi sviluppato una nuova generazione di PlantBottle, composta da Polietilene ad alta densità al 100% di origine vegetale (lo zucchero di canna da cui si ottiene bioetanolo). Il lancio, avvenuto ad aprile, ha riguardato i succhi di frutta prodotti in California dalla società figlia Odwalla, confezionati nella bottiglia monoporzione. Sia la PlantBottle in bioPET sia quella in bioHDPE sono accompagnate da una comunicazione mirata a informare i consumatori non solo sulla fonte rinnovabile dei materiali impiegati, ma anche sulla loro riciclabilità (“still a 100% recyclable bottle”) e sull’impegno dei produttori nell’evitare lo sfruttamento del territorio dove viene coltivata la canna da zucchero. Di recente la Compagnia ha siglato un accordo con Virent, Gevo and Avantium per accelerare la diffusione delle PlantBottle. L’obiettivo finale è quello di sostituire entro il 2020 tutte le proprie confezioni ora in PET. Dunque, dopo le PlantBottle in bioPET al 30% da risorse rinnovabili utilizzate per imbottigliare la Coca-Cola o l’acqua minerale Dasani, il gruppo di Atlanta annuncia l’introduzione sul mercato, per i succhi di frutta Odwalla, delle prime bottiglie 100% bio-based, soffiate con Polietilene alta densità prodotto in Brasile, partendo da Etilene sintetizzato da bioetanolo ricavato dalla canna da zucchero. Quasi una risposta a PepsiCo, che nei giorni scorsi ha annunciato di voler utilizzare bottiglie interamente prodotte con plastiche da rinnovabili, la cui sperimentazione inizierà solo il prossimo anno. Le PlantBottle in bioPET sono già sul mercato da due anni: nel 2010 ne sono state distribuite 2,5 miliardi in nove paesi e quest’anno i volumi raddoppieranno, raggiungendo i 5 miliardi di confezioni in ben 15 diversi mercati. Nei piani di Coca-Cola, tutte le bevande Dasani e Odwalla saranno imbottigliate in futuro nelle confezioni PlantBottle, siano esse in bioPET o “Polietilene verde”. A differenza di altre soluzioni bio-based, ad esempio le bottiglie in acido polilattico (PLA), le PlantBottle non sono biodegradabili, né compostabili, ma in compenso possono essere stampate, soffiate e riciclate come le bottiglie in plastica tradizionale, e presentano le medesime caratteristiche prestazionali e di shelf-life.

 

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