La Turchia secondo gli stampisti italiani

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Vista del reparto di costruzione stampi della Fontana Pietro Kalip a Instanbul.

Luci e ombre di un paese aggressivo e molto interessante dal punto di vista produttivo sul quale le PMI italiane della metalmeccanica possono imbastire il processo di internazionalizzazione. Il caso di successo di Fontana Group, le titubanze di Evar: le esperienze di stampisti che con questa realtà si sono confrontati.

La Turchia, di fatto, è stato un paese molto spesso dimenticato nel processo di internazionalizzazione da parte delle aziende italiane e questo, soprattutto, a causa della poca conoscenza di questo mercato e delle sue potenzialità e dei pregiudizi che la precedevano. Ma le cose sono cambiate. Con l’ascesa dell’attuale presidente Erdogan, la Turchia ha infatti intrapreso un percorso di crescita importante che l’ha portata a triplicare il suo PIL, passando da 230 bilioni di dollari nel 2002 a 820 bilioni nel 2013. Per tutti quei paesi come l’Italia, che si stanno affacciando solo ora e in maniera seria ai processi di internazionalizzazione e che sono caratterizzati da un tessuto di medie e piccole aziende, la stabilità finanziaria diventa uno degli indicatori fondamentali per prendere in considerazione un paese estero come meta di espansione. Nonostante i recenti avvenimenti sovversivi abbiano contribuito ad accrescere le paure e la ritrosia nei confronti di questo paese, la Turchia ha continuato inesorabile la sua crescita, forte dell’appoggio di un paese come la Germania, che tra i paesi europei contava al suo interno la più grande comunità turca. La Germania ha creduto nello sviluppo della Turchia, investendo e appoggiando il processo di rimpatrio dei Turchi per presidiare poi il loro mercato.

Il risultato: negli ultimi vent’anni la Turchia si è sviluppata grazie anche a un’impronta (circa il 20%) che mixa diversi elementi tra cui l’imprenditoria manifatturiera e metalmeccanica tedesca e che la Turchia ha continuato a perseguire negli anni. Questi sono solo alcuni aspetti propedeutici alla Turchia che Stefano Colletta, Responsabile presso CNA Internazionalizzazione Modena, ha voluto sottolineare con l’intento di far luce sulle peculiarità di questo mercato quale valida alternativa nelle logiche di internazionalizzazione.

Un caso di successo

Ed è in queste potenzialità che Fontana Group, oggi punto di riferimento mondiale per il settore dell’automotive, ha creduto per prima, affacciandosi a questo nuovo mercato. “Dopo un’attenta valutazione, abbiamo ritenuto che la Turchia potesse costituire il paese ideale in grado di fornire l’indotto per tutte le componenti necessarie per la realizzazione dei nostri prodotti,” ha commentato Walter Fontana Presidente di Fontana Group.La Turchia poteva offrirci qualcosa di più di un tessuto industriale e terzisti di qualità, buoni acciai e ottima ghisa.” Fontana Group inizia il suo processo di internazionalizzazione a metà degli anni 70 avanzando in un primo momento in Germania e in Turchia e, a seguire, in Cina, India, Russia e Stati Uniti.

Calolziocorte (Lecco). Azienda FontanaPietro, Presidente Fonatana Pietro nell'aerea controllo qualitˆ. Modello auto Ferrari 458 Italia.
“La Turchia poteva offrirci qualcosa di più di un tessuto industriale e terzisti di qualità, buoni acciai e ottima ghisa” Pietro Fontana, Presidente della Fontana Group di Calolziocorte (Lecco).

Pioniera di un’internazionalizzazione attuata aggressivamente in tempi non sospetti, Fontana Group ha saputo ridefinire le modalità e l’approccio al business prima ancora che il mercato imponesse per necessità i suoi dictates. Una scelta vincente per rimanere competitivi in un mercato per il quale la vera sfida per gli stampisti oggi è la globalizzazione, nonostante questo richieda coraggio, impegno e difficoltà enormi da superare, nonché investimenti ingenti. “Per internazionalizzarsi oggi serve una forza gestionale e amministrativa più robusta, elemento determinante per confrontarsi con successo con i mercati esteri. In mancanza delle dimensioni appropriate, l’idea di realizzare distretti produttivi o commerciali oltreconfine è sconsigliabile” ha aggiunto Walter Fontana. Un esempio da seguire quello di Fontana Group che ha messo in campo una serie di iniziative a favore dell’innovazione e dello sviluppo delle stesse aziende italiane a supporto dell’intera filiera. Questo ha permesso al Gruppo di crescere e di creare ulteriore occupazione e professionalità sia in Italia sia in Turchia, a dispetto delle credenze comuni che vedono nella delocalizzazione una minaccia occupazionale nazionale. Dopo due anni di analisi e valutazioni, Fontana Group identifica nella Turchia una valida opportunità di espansione internazionale, e nel 2003, realizza, in soli sei mesi, il nuovo e innovativo stabilimento produttivo di 12mila metri quadri. “I nostri clienti chiedevano prodotti di elevata qualità a un prezzo sempre più contenuto. Per riuscire a soddisfare queste richieste abbiamo cercato di ridurre i costi implementando una gestione più efficace ed efficiente sia dei processi decisionali che produttivi,” ha spiegato Walter Fontana. “Ci siamo rivolti alla Turchia perché è un mercato che conosciamo bene così come le potenzialità delle sue infrastrutture. L’estero ci consente di mantenere gli elevati standard di qualità che ci contraddistinguono a prezzi più competitivi e di servire al meglio la nostra clientela. Se molti considerano la globalizzazione come un nemico per noi va a braccetto con la qualità. La Fontana Pietro Kalip di Istanbul riflette in tutto e per tutto l’azienda italiana e i 60 anni di storia della Fontana Pietro s.p.a: un esempio concreto di perfetta integrazione in un contesto globale.”

Un mercato aggressivo e interessante, ma…

Roberto Zani
“Abbiamo deciso di non produrre stampi, né tantomeno di progettarli, in Turchia anche perché il problema della logistica da un punto di vista economico diventa un problema serio e, a volte, insormontabile” Roberto Zani di Evar

Spinta dalle pressioni dei clienti per avere stampi low-cost, anche l’azienda modenese Evar ritiene che il mercato turco sia particolarmente aggressivo e interessante per le prospettive di sviluppo e intraprende, circa cinque anni fa, due sopralluoghi in Turchia al fine di valutare il livello tecnologico e la capacità offerta di questo mercato. Nonostante alcune punte di eccellenza, molto distanti però dal nostro mondo dal punto di vista dimensionale e della tecnologia utilizzata, Evar decide di non sbilanciarsi troppo verso questo mercato: diversi i fattori che la portano a questa decisione che molto probabilmente potrebbe essere riconsiderata in virtù del processo di rivalutazione della Turchia, le pressanti richieste dei clienti di attrezzature di qualità europea a prezzi più bassi e la contrazione dei tempi di gestione delle commessa. La perdita di competitività di paesi come la Cina e la vicinanza della Turchia potrebbero portare a riconsiderare questo paese come valida alternativa di internazionalizzazione. “La nostra esperienza in Turchia riflette una scelta che non si riduce solo all’aspetto economico, che rischia solo di tamponare l’immediato,” ha commentato Roberto Zani di Evar. “Si tratta di una decisione più strategica che al tempo ci ha fatto propendere per investimenti in altre aree geografiche. Oggi come oggi stiamo rivedendo e rivalutando questo mercato. Alla luce della profonda trasformazione economica turca molte delle considerazioni passate sono superate e devono essere riparametrate. Proprio per questo, nel caso ci fossero le condizioni, ci affideremo all’esperienza e alla competenza di una figura dedicata in grado da fare da tramite per questo mercato, specializzato nelle pratiche di produzione degli stampi, non così frequenti in Turchia.Roberto Zani ritiene che nel caso di un nuovo approccio, questo sarà su prodotti marginali per evitare che vengano disattese le aspettative dei clienti in termini di tempi di consegna e livello tecnico che inficerebbero la capacità produttiva del cliente stesso. Inoltre, sarebbe nei confronti di commesse non particolarmente importanti che possano essere in qualche modo giostrate nel loro proseguo sulla base di risposte che dovranno essere sempre verificate.

Un paese giovane

La Turchia si presenta quindi come una paese in continua evoluzione ma anche una realtà giovane con un’età media sui 30 anni, acculturata e preparata, con una gran desiderio di imparare e crescere. Concordi su questo aspetto entrambe le aziende coinvolte in questa inchiesta. Roberto Zani di Evar riconosce come la giovane età degli addetti e l’elevato livello culturale, eredità dell’influenza tedesca, siano un punto a favore della Turchia in termini di grandi potenzialità. Per Fontana Group questo aspetto rispecchia il proprio modello imprenditoriale che vanta personale con un’età media di 32 anni, composto da laureati e neo-diplomati, per la maggior parte focalizzato nell’ambito dell’engeneering e con un alto livello di fedeltà nei confronti dell’azienda, anche di quella Turca, per il quale il gruppo continua a dedicare ingenti investimenti nella formazione dei propri dipendenti. “In questo modo possiamo avvalerci di persone affidabili in grado di prendere decisioni e pianificare, coordinare team, gestire complessità e sviluppare tecnologie per i nostri clienti. Un elevato livello di esperienza a monte della realizzazione dello stampo che consente di ottenere un grado di qualità rapidamente anche in Turchia dove non c’è questa cultura. E’ questo che fa la differenza,” ha precisato Walter Fontana. Grazie all’elevata professionalità dei suoi dipendenti per Fontana Group garantire il livello qualitativo a distanza non è stato affatto un problema e come sostiene Walter Fontana, “Anche se l’intelligenza rimane nella sede di Calziocorte abbiamo manager locali e italiani che viaggiano continuamente e abbiamo affidato al nostro personale italiano la formazione dei dirigenti e degli operai Turchi. Inoltre, ritengo che il personale qualificato capace unitamente allo sviluppo e alla ricerca interfacciata siano fondamentali per garantire un elevato livello di qualità.

I distretti industriali

stefano colletta
“Connoterei la Turchia come un paese in crescita e nel pieno del suo boom economico, ma organizzato meglio di quanto abbiamo fatto noi a suo tempo” Stefano Colletta, Responsabile presso CNA Internazionalizzazione Modena

La Turchia dispone di distretti industriali che sono il cuore pulsante della manifattura turca. Per alcuni settori degli stampi, come quello biomedicale, militare e quello aeronautico esistono dei parchi tecnologici molto interessanti, sponsorizzati dalle università e, molto spesso, dal governo, ai quali le aziende potrebbero rivolgersi non solo in un’ottica produttiva ma anche di ricerca e innovazione. “Dal punto di vista industriale i Turchi sono avanzati e desiderosi di tecnologia – non si può più pensare di andare con la meccanica a basso valore aggiunto, non c’è business per questo, tenendo però conto del fatto che sono il secondo paese contraffattore al mondo,” continua Stefano Colletta. Fontana Group ritiene che il segreto di un successo duraturo sia proprio l’avere un prodotto con un grande know-how. Forte dell’innovazione che l’hanno portata a essere un leader di mercato all’avanguardia può contare su una capacità di trasmissione della conoscenza manageriale e produttiva e su una gestione del proprio prodotto in modo virtuale. Grazie a questa capacità e alla disponibilità di un buon parco macchine la trasformazione meccanica è solo una conseguenza, in Turchia come in qualsiasi altra parte del mondo. “Basti pensare che la costruzione di stampi di Calziocorte è stata trasferita nella sede di Istanbul a seguito di un consolidamento in Italia dell’introduzione delle tecnologie di simulazione di stampaggio ed ingegneristiche iniziato a fine anni 80, quindi qui facciamo la parte virtuale poi i dati matematici vengono inviati e si procede alla realizzazione solida in Turchia,” ha sottolineato Walter Fontana. Fontana Group pensa al prodotto, lo gestisce e lo controlla, lo certifica per poi implementarlo dal cliente, mentre la produzione viene affidata a terze parti. Non a caso oggi sempre di più all’estero perché secondo Fontana, “nonostante i ripetuti solleciti ad essere più competitivi, i miei fornitori italiani non rispondevano più ai requisiti di competitività nei costi richiesta dai nostri clienti. Con l’apertura dello stabilimento in Turchia, la sede Italiana ha potuto concentrarsi sulla diversificazione dei prodotti sviluppando l’attività di produzione di carrozzerie in alluminio di alta qualità per il settore del luxury car. Oggi a Calolziocorte occupiamo oltre 350 persone grazie alle scelte strategiche fatte. Nel 2015 abbiamo introdotto 40 nuovi occupati in Italia e ne sono previsti ancora 60 entro l’anno prossimo. Quindi localizzare attività in altre country può significare, come nel nostro caso, oltre che difendere l’occupazione in Italia, svilupparla ulteriormente. Alla faccia di tutti i geni che non capiscono niente e che ci vogliono insegnare come si gestisce la strategia di un’impresa. Oltre ai 250 occupati in Turchia da 5 anni ne abbiamo aggiunti altri in Romania replicando la fabbrica Turca. La globalizzazione è quindi una grande opportunità … per chi lo capisce.”

Una grande capacità produttiva

La grande voglia e la capacità di lavorare, produrre e organizzarsi e l’elevata disponibilità ad aprire le proprie aziende e a relazionarsi con il resto del mondo hanno portato la Turchia a occupare posizioni importanti e a guadagnarsi primati nel settore bandieraturcamanifatturiero, dell’abbigliamento abbigliamento/tessile per la casa, del vetro, dell’alimentare, nei settori più hard della meccanica e dei beni di lusso. E questi primati diventano rilevanti per l’industria meccanica se si aggiunge la peculiarità nazionalista della Turchia. Un disegno strategico nazionale di sviluppo del paese voluto e fortemente perseguito da un messaggio univoco fatto proprio da tutti i Turchi, verso un’unica direzione. Questo è stato per Evar un ulteriore elemento di analisi nel processo di valutazione della Turchia. Le considerazioni di Roberto Zani trovano riscontro con quanto affermato sopra da Stefano Colletta per le quali la Turchia ha una capacità produttiva molto importante, in grado di coprire la stragrande maggioranza delle proprie esigenze interne come obiettivo di autosufficienza e di capacità di esportazione sui suoi mercati esteri fortemente voluto a livello politico/economico nazionale. “Il timore di essere un cliente poco interessante per la Turchia è stata una delle mie principali pensieri: avendo a disposizione la tecnologie, le conoscenze e le competenze e la vicinanza strategica perché dovrebbero avvalersi di un’azienda italiana per raggiungere clienti Europei, quando potrebbero arrivarci direttamente?

Il rovescio della medaglia

Ma ogni realtà imprenditoriale ha le sue peculiarità che non sempre trovano riscontro nei mercati esteri di riferimento. L’elemento che più di tutti ha impedito a Evar di approfondire il mercato Turco è stata la distanza da un punto di vista tecnico e tecnologico e la poca affidabilità percepita nell’accuratezza del lavoro e nel rispetto dei tempi di consegna. Nonostante l’imprinting tedesco la realtà turca vive una situazione determinata dalla necessità di raggiungere e mantenere gli standard di vita europei come succedeva in Italia vent’anni fa. Anche le realtà imprenditoriali turche sono distanti dai nostri modelli per quanto riguarda le dimensioni molto più importanti e per la tipologia di pratiche seguite. “Abbiamo deciso di non produrre stampi, ne tantomeno di progettarli, in Turchia proprio perché a fronte di un costo delle materie prime non certo più economico rispetto al nostro e di un’approssimazione nella lavorazione, laddove non c’è valore aggiunto di manodopera, il problema della logistica da un punto di vista economico diventa un problema serio e, a volte, insormontabile,” ha precisato Roberto Zani.

Le ragioni della crescita

Tra le ragioni della crescita della Turchia, degne di considerazione da parte del settore della meccanica, anche la consapevolezza di essere un punto di riferimento per un’area geografica importante per se stessa, con i suoi 80.000.000 abitanti, attenta allo sviluppo internazionale e quindi appetibile per tanti nostri prodotti. Inoltre, sempre grazie alla sua posizione, i paesi limitrofi islamici (altro aspetto importante) di lingua turca ne subiscono l’influenza, rendendola un possibile hub per accedere a un’area ancora più importante. Così la Turchia si ritaglia nel tempo un’importanza a livello strategico in questa regione e per le aziende italiane poter disporre di un punto di appoggio in Turchia significherebbe avere una visibilità rispetto ad un’area molto più complessa e più articolata, come l’Iran. Molti sono gli elementi da considerare: la Turchia è una realtà alquanto articolata ma può essere certamente vista, per chi produce un prodotto finito, come un mercato di sbocco, e, grazie al livello abbastanza importante e qualificato del settore metalmeccanico, una nazione dove trovare un partner con il quale estendere la propria filiera di fornitura, per esempio. Oggi la presenza italiana è molto forte con 800 /900 aziende italiane sono presenti stabilmente in Turchia, per le quali esiste, al contrario di molti altri paesi, un buon sistema Italia (banche, assicurazioni, ecc.). Oltre agli aspetti tecnici, infatti, bisogna considerare la tutela del proprio marchio/prodotto/brevetto e, così, diventa importante far affidamento su un sistema bancario capace di supportare le aziende durante tutto il processo di internazionalizzazione, e su un sistema economico/finanziario già preparato anche a fronte di un rischio di mancato pagamento che si attesta intorno al 50%.

Conclusioni

Connoterei la Turchia come un paese in crescita e nel pieno del suo boom economico, ma organizzato meglio di quanto abbiamo fatto noi a suo tempo. I 40 anni di storia metalmeccanica Italiana rispetto ai 20 anni dei Turchi rappresentano il valore aggiunto che possiamo portare in Turchia insieme al nostro know-how. Un’esperienza su cui dovremmo imbastire il processo di internazionalizzazione delle nostre aziende medio piccole della metalmeccanica, magari con una capacità dimensionale diversa, che prevede una maggiore coalizione per collaborare in Italia come in Turchia. E’ su questi elementi che possiamo giocare un pezzo importante della nostra strategia,” conclude Stefano Colletta.

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