La seconda via verso lo studio

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Nelle sue storiche sedi austriache di Wolfurt, posizionate strategicamente a breve distanza dal confine svizzero-tedesco e dalla Germania, il produttore internazionale di porta-stampi e normalizzati Meusburger si dedica anche alla creazione di una cultura della meccanica. Possiede una scuola interna aperta ai giovani a partire dai 14 anni di età e i percorsi formativi che vi vengono offerti durano tre anni e mezzo riguardando temi di interesse pratico quali le tecniche di fresatura. Quella che nei Paesi di lingua tedesca e soprattutto in Austria e nella Repubblica federale è definita la seconda via allo studio implica competenze spendibili poi anche in ambito universitario, con l’accesso a discipline e facoltà specialistiche. Certo, a marcare la differenza fra il presente italiano e la tradizione teutonica è anche il fatto che nella Penisola una certa cultura della meccanica radicata fortemente sul territorio è andata, specie con la crisi, sfilacciandosi.

E al contrario oltralpe l’impresa manifatturiera è una presenza percepibile in tutta evidenza non solo nei grandi centri bensì pure nei piccoli villaggi che hanno dato vita e continuano a ospitare note eccellenze mondiali del settore. Impegnata con particolare dedizione sul fonte degli stampi che è bacino privilegiato delle sue forniture, Meusburger non può che auspicarne una costante crescita e un robusto sviluppo. Ed entrambi però passano anche per la creazione e la conservazione di specifiche competenze d’area. «A lungo ho cercato in Italia un modello didattico capace di garantire una filosofia del rispetto del lavoro e dell’apprendistato professionale simile a quella che riscontro al di là del confine», ha detto in apertura dell’evento ufficiale di varo dell’accordo coi Cnos-Fap il factotum di Meusburger per Stati Uniti e l’Italia, Louis-André Lilla, «e ho finalmente trovato tutto questo presso i Salesiani». Dallo scorso anno l’ordine di don Bosco e il brand austriaco hanno dato il via a una collaborazione.

Formare gli studenti, aggiornare i formatori

Il programma messo a punto a seguito della stretta di mano avvenuta nel luglio del 2013 nel quartier generale dell’azienda, una manciata di chilometri dal lago di Costanza, è a tutto campo. E secondo quanto ha illustrato il responsabile commerciale di Meusburger Davide De Letteriis si articolerà su 36 ore complessive di formazione ricorrente presso vari poli della federazione dei Cnos-Fap (Centro nazionale opere Salesiane – Formazione e aggiornamento professionale). Si tratta degli istituti Torino-Rebaudengo; Sesto San Giovanni; Verona-San Zeno e Arese. A partire dal luglio di quest’anno e per proseguire poi sino all’estate del 2015, in linea con quanto promesso, il piano integrerà poi altre due settimane complessive di apprendimento nelle aule e nei reparti di Wolfurt.

«Ho cercato in Italia un modello didattico che garantisse una filosofia dell’apprendistato professionale simile a quella che riscontro in Austria e Germania, trovandola presso i Cnos-Fap»,  ha detto il responsabile di Meusburger per Stati Uniti e l’Italia, Louis-André Lilla

«Ho cercato in Italia un modello didattico che garantisse una filosofia dell’apprendistato professionale simile a quella che riscontro in Austria e Germania, trovandola presso i Cnos-Fap»,
ha detto il responsabile di Meusburger per Stati Uniti e l’Italia, Louis-André Lilla

L’obiettivo è quindi quello di dare vita a un canale di dialogo e collaborazione continuativa fra le scuole Salesiane sul territorio, già interessate nell’ultimo biennio da un’impennata del 18% delle iscrizioni totali. Ma anche quello di «tramandare competenze sugli stampi che sono complementari a quelle meccaniche già bene iscritte nel patrimonio genetico dei Cnos-Fap», ha detto De Letteriis, «e di agevolare poi l’ingresso dei giovani nelle aziende anche tramite il ricorso al modello degli stage, generando a cascata ulteriori opportunità di collaborazione fra gli istituti e l’imprenditoria».

Una partnership preziosa per gli stampisti

Che poi l’industria tricolore abbia effettivamente bisogno di progetti ad ampio respiro come questo è un’evidenza posta in luce nel corso dell’evento di presentazione dell’alleanza a Settimo Torinese da Francesco Gallicchio, titolare dell’omonima società sabauda specializzata in iniezione plastica. Questi ha portato alla platea dei professionisti – e, da non dimenticare: di una folta rappresentanza di studenti dei Cnos-Fap – la sua esperienza di cooperazione ormai di lunga data con gli istituti Salesiani. Il Rebaudengo di Torino è la squadra-primavera dalla quale stampisti come lui attingono a piene mani giovani talenti da coltivare in officina. Alcuni si specializzano e mettono radici; altri dopo avere appreso i segreti dello stampaggio finiscono a far carriera ai vertici di mastodonti multinazionali. Quale che sia la loro final destination, certo è che lasciando i banchi di scuola forti di una preparazione adeguata, essi non possono che arricchire il loro bagaglio di competenze. Purché sappiano mettersi in gioco e purché al tempo stesso, come ha ricordato il direttore del Rebaudengo Ermanno Duò, trovino ambienti, colleghi e dirigenze disposti ad ascoltarli e a intuire i loro talenti. Ovvero quel che sembra accadere con una certa costanza nei reparti di Gallicchio: «Molti di quelli che sono arrivati da noi nel corso dei decenni», ha detto Francesco Gallicchio, «partivano da una conoscenza iniziale limitata del mondo degli stampi. Ma la loro crescita è passata per la consapevolezza di trovarsi a che fare con un lavoro affascinante, caratterizzato dalla continua ricerca di nuove soluzioni. Quella instaurata con gli istituti è una relazione preziosa perché mentre in altre il rapporto fra scuola e aziende è solido, qui trovare manodopera e ingegneri è complicato».

L’importanza del dialogo fra scuola e imprese

Nelle sue fasi iniziali l’operazione è destinata a coinvolgere sette strutture salesiane in tutta la Penisola e oltre a quelle già citate fanno parte del raggruppamento anche quelle di Vercelli, Perugia e Vigliano Biellese. E quanto agli spunti didattici essi avranno a che fare sia con la lavorazione degli acciai e sia con quella delle materie plastiche; copriranno tutto il processo produttivo dalla progettazione dei particolari alla costruzione di uno stampo; infine affronteranno i temi dei cinematismi e della movimentazione. Nell’intera struttura del progetto e al di là del contributo dei grandi marchi coinvolti batte forte il cuore Salesiano e don Mario Tonini, che dei Cnos-Fap è presidente nazionale, lo ha sottolineato ricordando che per Giovanni Bosco «allevare bene la gioventù» rappresentava «la sola speranza di una autentica riforma sociale». E ancora: «Il laboratorio come fulcro della formazione», ha detto Tonini, «è un concetto ereditato da don Bosco».

Fra il 2010 e il 2012 gli iscritti ai Centri hanno raggiunto la quota-record di 25 mila unità e se pure l’apprendimento è centrale nell’impegno Salesiano, a esso si aggiungono servizi a corredo quali sportelli dedicati all’incontro fra domanda e offerta di braccia e cervelli. Per questo uno sforzo imponente è dedicato alle partnership con imprese che oltre a quelle menzionate includono nomi del calibro di Haidenhain e Sandvik. Legando la didattica del settore professionale alle esigenze dell’industria l’organizzazione dei Cnos-Fap riesce anche a far sì che i suoi studenti si applichino su tecnologie al passo con i tempi, grazie a forniture mirate di macchine e strumenti e grazie al supporto dei produttori proprio nell’allestimento del training per i docenti e dei laboratori tecnici. Sono 16 quelli aperti nel Paese e alcuni di questi sono stati posti a regime con il contributo di nomi quali Fiat; mentre per quel che concerne Meusburger il suo apporto è considerato fondamentale anche in sede di certificazione dei formatori, fattore ritenuto «essenziale per questa collaborazione».

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