Jdeal-Form: la stampa 3D che nasce dalla corsetteria

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Davide Ardizzoia, figlio del fondatore e responsabile tecnico e R&D per il marchio 3ntr.

Le vie della stampa 3D sono veramente infinite. E così capita che le origini di uno dei più innovativi produttori di stampanti additive oggi sul mercato in Italia risalgano nientemeno che agli anni 50, quando questa tecnologia non era ancora nemmeno pensabile. È una storia interessante quella di Jdeal-Form (www.jdeal-form.com), fondata da Josè Ardizzoia per produrre componenti per corsetteria che spaziano dai ferretti ai centroseni, dalle agganciature agli anellini.

L’azienda di Oleggio, in provincia di Novara, è sempre stata all’avanguardia nell’adozione delle nuove tecnologie ed è stata tra le prime a ricorrere alla prototipazione rapida per la realizzazione di parti meccaniche e piccoli pezzi meccanici, rivolgendosi a service esterni. In Jdeal-Form però sono sempre stati abituati a progettare, sviluppare e costruire. E allora perché non adottare questa procedura anche per una stampante 3D che fosse veramente adatta alle loro esigenze, evitando così di ricorrere a un servizio esterno con tutte le difficoltà che può comportare? Sono nate così due stampanti 3D professionali di medio e grande formato, riuscite così bene che Jdeal-Form ha cominciato a commercializzarle con il marchio 3ntr (www.3ntr.eu) diventando in breve tempo uno dei protagonisti internazionali di questo settore. Ne abbiamo parlato con Davide Ardizzoia, figlio del fondatore e responsabile tecnico e R&D per il marchio 3ntr.

«La nostra azienda – spiega Davide Ardizzoia – è sempre stata caratterizzata da un continuo aggiornamento tecnologico e da un uso pionieristico di tecnologie innovative che ci ha consentito di sopravvivere in mercati sempre più competitivi. Lo sviluppo di nuovi prodotti ha reso spesso necessario l’utilizzo di sistemi di prototipazione rapida, ma a un certo momento della nostra storia, il prolungarsi dei tempi di attesa dei prototipi (che non erano più così rapidi) ci ha convinto a sviluppare autonomamente una soluzione di stampa 3D. Non è stato un compito particolarmente arduo: il nostro know-how spazia dai sistemi CNC ad alta velocità ai sistemi di plastificazione a polimeri micronizzati, passando per termoformatura e taglio laser. Dopo aver utilizzato con profitto la prima stampante, ci siamo convinti della bontà del progetto e, confortati dal parere di collaboratori e fornitori, abbiamo cominciato a produrre stampanti 3D col marchio 3ntr».

Questa stampante ha le stesse caratteristiche della 3ntr A4v3, ma ha un’area di lavoro tra le più generose del comparto dal momento che riesce a stampare oggetti fino a un formato di 61 per 35 per 50 centimetri.
Questa stampante ha le stesse caratteristiche della 3ntr A4v3, ma ha un’area di lavoro tra le più generose del comparto dal momento che riesce a stampare oggetti fino a un formato di 61 per 35 per 50 centimetri.

Le stampanti
Tra i primi clienti delle stampanti prodotte dalla Jdeal-Form vi sono disegnatori di stampi, stampatori e costruttori di stampa per plastica o pressofusione. «Noi stessi – afferma Ardizzoia – abbiamo utilizzato le nostre stampanti per realizzare stampi prototipo per termoformatura sottovuoto. L’utilizzo della stampa 3D ci ha consentito, ad esempio, di realizzare otto versioni di stampi da termoformatura lo scorso agosto, conquistando la fiducia (e gli ordini) di un importante cliente francese».

Le stampanti 3ntr messe a punto da Jdeal-Form adottano la tecnologia FFF, meglio conosciuta come FDM (modellazione a deposizione di filamenti fusi). Sono disponibili in due versioni: la A4v3 di medio formato ha un’area di lavoro di 300x200x200 millimetri, e la A2v2, di grande formato, ha un’area di lavoro di 610x350x500 millimetri. Caratteristiche comuni e salienti dei due modelli sono gli estrusori raffreddati a liquido (410°C temperatura massima), i piani di stampa removibili con aggancio magnetico, la costruzione interamente metallica e l’area di stampa sigillata e riscaldabile. «Le nostre stampanti – sottolinea Ardizzoia – possono stampare qualsiasi polimero termoplastico in commercio. Sebbene la stampa 3D con tecnologia FFF abbia molti limiti (ad esempio non è adatta a replicare con precisione texture superficiali, o dettagli minuti), le nostre macchine sono correntemente usate in ambiti produttivi o di ricerca».

La stampante 3ntr A4v3 di medio formato, consente di produrre oggetti 3D con un formato massimo di 300x200x200 millimetri
La stampante 3ntr A4v3 di medio formato, consente di produrre oggetti 3D con un formato massimo di 300x200x200 millimetri

Come le usano gli stampisti
Stampanti con queste caratteristiche hanno svariati impieghi in ambito industriale e professionale. Ma, in particolare, come le stanno utilizzando gli stampisti? «La clausola di riservatezza più o meno esplicita che ci lega ai nostri clienti – risponde Ardizzoia – ci impone di non poter entrare nel dettaglio. Ma possiamo affermare con tranquillità che diversi nostri clienti sono passati dalla fase di rapid prototyping alla fase di rapid manufacturing: quando la committenza non è in grado di giustificare il costo di uno stampo (magari anche molto elaborato) per produzioni che non raggiungono le necessarie economie di scala, la stampa 3D ha consentito di poter offrire una soluzione a costi abbordabili con risultati soddisfacenti. La stampa 3D ha inoltre reso possibile stampare pezzi senza assemblaggio che in alcuni settori (ad esempio particolari anti tamper per trasporti pubblici) ha fatto la differenza tra concetto e prodotto finito».

Nessuna scusa possibile
Cerchiamo infine di capire con Davide Ardizzoia qual è oggi, secondo lui, il grado di penetrazione reale della stampa 3D nel mondo del lavoro e quali sono le ragioni per cui è opportuno adottarla. «Quaranta anni fa – afferma – solo le grandi industrie potevano permettersi plotter di grande formato. Venti anni fa, lo stesso poteva essere detto della prototipazione rapida. Oggi possiamo tranquillamente affermare che chiunque progetti digitalmente non ha nessuna scusa per non dotarsi di una stampante 3D. Siamo ancora in una fase di sviluppo di queste tecnologie, ma in un mondo estremamente competitivo non è pensabile avvalersi per ultimi di soluzioni che possono comportare vantaggi rilevanti a qualsiasi attività produttiva. Chiaramente, va scelta la tecnologia di stampa più appropriata alla applicazione specifica: ma poter offrire alla committenza un campione di quanto desiderato nel giro di giorni o addirittura ore, contribuisce ad accelerare il time-to-market, anche se a un livello qualitativo ed ingegneristico non comparabile ad un prodotto stampato ad iniezione (o a qualsiasi altra tecnologia di stampaggio/termoformatura).

Uno stampo da termoformatura sottovuoto ottenuto con la stampante 3D 3ntr A2v2.
Uno stampo da termoformatura sottovuoto ottenuto con la stampante 3D 3ntr A2v2.

Non è una scatola magica
Davide Ardizzoia ci tiene a sottolineare che la stampa 3D non è una scatola magica che può stampare qualsiasi cosa, che ogni applicazione ha determinate aspettative in termini di estetica e robustezza che non sempre possono essere soddisfatti dalle tecnologie di prototipazione rapida e che siamo comunque ancora in una fase pionieristica. «L’uso della tecnologia 3D – conclude – deve ancora esprimere tutta la sua potenzialità, in quanto il numero di utenti professionali è ancora molto ridotto. Non solo: uno dei limiti maggiori all’uso delle stampanti 3D è la disponibilità di software che possano semplificare la fase di passaggio dalla geometria del pezzo al file di controllo del processo di stampa. I CAM per stampa 3D hanno ancora amplissimi margini di miglioramento, e non mi sorprenderei se tra qualche anno i produttori di CAM attuali offrissero l’opzione di output “stampa 3D”.

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