Istma World conferma la buona salute dello stampo italiano

okExpo, svalutazione dell’euro, ripresa del commercio mondiale, discesa dei prezzi del petrolio sono fra i fattori che hanno convinto la Banca d’Italia e Confindustria a rivedere al rialzo le stime sul Pil italiano. Del clima positivo risentiranno anche gli stampisti dei quali Istma World certifica la buona salute.

La classifica di un ipotetico campionato mondiale dell’industria degli stampi è stata infatti tracciata di recente in più occasioni a cominciare naturalmente dall’ultimo congresso della sigla di categoria Ucisap, l’Unione dei costruttori di stampi e attrezzature di precisione. Si calcola, sulla base di quanto riportato nell’annuario 2014 dell’associazione internazionale degli stampisti, Istma World, che i principali Stati produttori siano nell’ordine Cina, Stati Uniti, Giappone, Germania, Corea del Sud e Italia. Quanto alle esportazioni, un ideale podio allinea Giappone, Germania, Corea, Stati Uniti, Cina, Canada, Spagna e, all’ottavo posto, ancora la Penisola. Nell’import il nostro Paese si trova alla 12esima piazza: lo precedono rispettivamente Usa, Repubblica Popolare, l’immancabile Germania e poi Canada, Giappone, Francia, Repubblica Ceca, Spagna, Regno Unito, la Svezia e l’Ungheria. Limitatamente al segmento della plastica dinanzi alla Penisola si posizionano Cina, Giappone, Stati Uniti, Germania e Sud Corea; mentre nessuno fa meglio di noi sui non ferrosi. Fra i costruttori di stampi alluminio e affini l’Italia primeggia sopravanzando Germania, Francia e Spagna. Solamente il Giappone, infine, fa meglio di noi nel panorama degli stampi lamiera. Visti i ritocchi al rialzo delle previsioni sul Prodotto interno lordo tricolore apportate da Banca d’Italia e dal Centro studi di Confindustria al momento in cui scriviamo (+2,1% quest’anno; +2,5% nel 2016) la performance italiana ha le carte in regola per migliorare ulteriormente. D’altro canto, se pure i numeri della International special tooling and machining association fanno riferimento al 2012, le voci degli esperti ascoltate a ridosso del meeting di Ucisap sono state concordi nel pronosticare per il made in Italy un avvenire roseo. Anzi, è possibile che la discesa delle quotazioni dell’euro nei confronti del dollaro americano possa rappresentare nell’immediato un elemento di slancio per tutto il comparto.

Guardando però al di là dei nostri confini, lo Yearbook dell’associazione mondiale ha certificato che due anni fa le vendite globali di stampi e relative attrezzature si sono impennate del 44,4% prevedendo per il 2013 la prosecuzione della tendenza alla crescita. Termine di paragone è l’anno della grande cisi, il 2009, ma anche nel confronto col più fortunato 2008 il quadro è positivo, avendo l’industria archiviato un incremento da 8,1 punti percentuali, dal punto di vista dei valori. In dettaglio, ecco come si sono comportate alcune fra le protagoniste del settore secondo Istma World.

Italia: piatte le importazioni, cresce l’export

Il trend rialzista dello stampo italiano ha già ricondotto il settore oltre i livelli del 2008 con importazioni sostanzialmente stabili e un continuo irrobustimento dell’export. Gli strumenti di formatura e stampaggio hanno toccato valori di produzione da 374,088 milioni di euro in ascesa del 23,2%; le esportazioni sono salite per poco più di 46 punti e l’import, crollato del 40,5% nel 2010 ha invece segnato un +80% fra 2011 e 2012. L’output di stampi plastica ha registrato un delta positivo da quasi 50 punti (per 1,631 miliardi) con le vendite all’estero sugli scudi grazie al loro +19,1% e importazioni in calo (+10,8% contro il +14,4 del 2011). Escludendo quelli a iniezione, gli stampi per metalli e carburi metallici hanno totalizzato un valore della produzione da 231,538 milioni di euro. Le esportazioni si sono impennate del 47,2% (ma nel 2011 si era a + 52,4) e gli acquisti hanno bilanciato con un +24,9% il calo da 5,6 punti del 2011 e il -4% del 2010. Nel complesso e tenendo conto anche dei processi a iniezione, i costruttori d’area hanno generato un volume d’affari da 340,430 milioni di euro (+17,4%), esportazioni per 188,987 milioni (+21,4%: nel 2010 erano discese del 5,7%) e il loro import è passato dai 45, 345 del 2011 a 53,037 milioni.

 

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