Istituti di credito e stampisti: un rapporto da consolidare

foto-3-credito-impresa-2984x1989Abbiamo interpellato Lino Pastore, responsabile commerciale della lombarda Giurgola Stampi e presidente della Unione dei costruttori italiani di stampi e attrezzature di precisione (Ucisap) per approfondire il tema del rapporto fra il settore degli stampi e gli istituti di credito; rapporto che, secondo Pastore, «non sempre è lineare» e appare in linea di massima «poco consolidato». Diventa difficile allora sottrarsi «all’impressione, condivisa da molti, che il danaro finisca sempre nelle casse di chi non ne ha bisogno» anche se opinione di Pastore è che le responsabilità di una relazione complicata possano suddividersi equamente fra entrambe le parti in causa. «Non è certo in discussione», ha detto il presidente «la necessità di presentare adeguate garanzie o business plan rigorosi al momento di richiedere un finanziamento o l’apertura di una linea di credito. Ma gli stampisti fanno spesso capo a società artigianali che non posseggono al loro interno figure adeguate per la stesura della documentazione richiesta. E sono costretti ad appoggiarsi a consulenti esterni». Con tutti i costi aggiuntivi del caso, naturalmente. La soluzione non è certo il muro contro muro, perché Lino Pastore auspica al contrario un approccio improntato al dialogo e alla disponibilità. «Dal canto nostro», ha osservato, «dovremmo riuscire a comunicare con esattezza le misure delle quali abbiamo maggiormente bisogno, essere in grado per esempio di informarci con precisione maggiore sui fondi ai quali potremmo avere diritto di accesso. Ma d’altra parte, le banche ci agevolerebbero senz’altro proponendo a loro volta consulenza specifica o percorsi di formazione». L’idea è di dar vita in questo modo a un confronto tale da portare benefici su tutti e due i fronti: «Formare e informare i clienti», ha detto Pastore, «dovrebbe essere quasi uno slogan, una filosofia d’azione per le banche, presso le quali non si avverte però una marcata volontà di cambiamento». Negli anni precedenti la presidenza di Pastore, il cui mandato ha preso il via nel 2011, parlare di temi finanziari nel corso degli eventi periodicamente organizzati da Ucisap era una consuetudine e se essa è stata abbandonata è perché «novità e argomenti di interesse si rarefacevano con il tempo».

Stampisti, questi sconosciuti

Il che non ha certamente agevolato la reciproca conoscenza e comprensione. «Forse non siamo abbastanza bravi a indirizzare e formulare correttamente le nostre richieste», ha riflettuto Pastore, «e tuttavia la paura fondata è che il nostro mestiere non sia capito a fondo. Lo stampista ha il problema di dover agire come banca e magazzino dei suoi stessi clienti. Lavora su commesse da centinaia di migliaia di euro e frequentemente senza ricevere un acconto preliminare o con tempistiche di pagamento che si dilatano di continuo. Se ciò non bastasse nulla impedisce che il lavoro portato a termine possa essere, per le più varie motivazioni, rifiutato dalla clientela. Tutto il peso del rischio imprenditoriale è a carico dei costruttori, esposti completamente per mesi e mesi». Anche per questo un atteggiamento improntato, da parte dei bancari, «alla flessibilità e all’apertura», sarebbe il benvenuto, mentre tornando al nodo delle garanzie il presidente di Ucisap ha criticato i parametri in base ai quali è assegnato, a ogni impresa, il proverbiale e decisivo rating: «Una valutazione alta», ha detto, «attrae chiaramente prestiti e finanziamenti. Dipende dalla liquidità, dal soluto e dalla solidità del parco-clienti; dall’affidabilità complessiva e dalle moli medie di lavoro, dal pagamento puntuale dei fornitori. Non è raro però che gli imprenditori debbano offrire in garanzia anche beni e proprietà personali. Alle competenze, allo know-how e alla volontà di innovare è attribuito valore marginale, mentre contano ancora molto i beni immobili, il classico capannone. Anche questo è un criterio del quale non sarebbe azzardato chiedere una ridefinizione». Lino Pastore non ritiene neppure che «a seguito delle mosse sui tassi attuate dalla Banca centrale europea e teoricamente studiate anche per dare ossigeno alle imprese» si siano verificati mutamenti significativi. «Credo invece che più ingenti risorse dovrebbero e potrebbero essere destinate a quanti nel nostro comparto stanno rinnovandosi e risanandosi dopo la crisi», ha puntualizzato, «a fronte di progetti strutturati, razionali, seri. Ma per quanto ho modo di vedere, questo non succede». E le soluzioni latitano: «Non è riconosciuto», ha concluso Pastore, «il nostro ruolo di cuscinetto nei confronti dei clienti; né ci sono offerte tutele nell’eventualità, come detto, di un mancato acquisto. Anzi, ci viene imposto di garantire e assicurare gli acconti ricevuti dalla clientela. Ma quando ho provato più o meno informalmente a parlarne con gli interessati, le risposte sono state lacunose».

 

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