Innovazione e gestione dell’innovazione

Changing the word impossible to possible.

Il processo di traduzione di un’idea o di una invenzione in un bene o un servizio che crea valore, o per i quali i clienti pagheranno, è la definizione di “innovazione”. Un’idea, per essere effettivamente considerata “innovazione”, deve essere replicabile ad un costo economicamente interessante e deve soddisfare un bisogno specifico, diversamente o è troppo costosa o non risponde a nessuna esigenza e quindi non interessa alcun cliente o possibile fruitore. Molti, giustamente, ritengono che l’innovazione sia la chiave principale per costruire la competitività di una impresa industriale nel mercato globale. Ma l’innovazione non sta solo in quello che si vende, sia un prodotto fisico o un servizio.

Si parla infatti di innovazione anche quando si applicano deliberatamente informazioni, immaginazione, iniziativa nel derivare maggiori utili dalle risorse disponibili includendo i processi nei quali queste risorse sono coinvolte. Innovare significa, cioè, qualcosa di nuovo che non c’era o che non è mai stato utilizzato prima in un dato ambito: qualcosa di nuovo per fare qualcosa meglio. L’innovazione parte da un’idea e diventa realtà solo grazie all’impegno di risorse da parte di una impresa.

Innovazione è sinonimo di assunzione del rischio e le organizzazioni che creano prodotti o tecnologie rivoluzionari assumono il rischio maggiore perché creano nuovi mercati. Rischio, però, non inteso nella nostra accezione, ovvero sintomatico di pericolo, qualcosa che può andare storto, ma inteso nella accezione più generale e anglosassone di “possibilità”: a forza di tirare in porta rischio di far goal!

L’innovazione non va confusa con il semplice cambiamento: cambiare può non portare da nessuna parte o limitarsi ad una strategia di estensione di una tecnologia che può trovarsi in una fase di declino o di fine del suo ciclo di vita ad un livello basso di sofisticazione. In questo caso l’unico obiettivo è cercare di far sopravvivere una tecnologia obsoleta in un mercato a basso valore, il che non è propriamente innovare.

Se le tecnologie si trovano ad un livello di maturità del loro ciclo di vita e il mercato è ancora attento alla qualità di quanto fornito e non solo al suo costo, la strategia è quella di non introdurre innovazioni, anzi di mantenersi il più possibile in una situazione standard. Quindi niente innovazione in entrambi i casi e nessuna di queste due situazioni rappresenta una organizzazione leader nel suo campo.

E’ solo quando ci si vuol riferire a una situazione nella quale la strategia dominante è quella che vede come focus il valore del cliente, che si entra nell’ambito di applicazione del concetto di innovazione distinguendo due differenti situazioni: in una prima, le tecnologie sono ad un alto livello di sofisticazione o nella fase di crescita del loro ciclo di vita e le organizzazioni si adattano alle innovazioni tecnologiche; in una seconda, le tecnologie sono al massimo livello di sofisticazione o nella fase di introduzione del loro ciclo di vita e le organizzazioni partecipano alla decisione di sviluppare o introdurre tecnologie nuove o emergenti per costruirsi una posizione di prestigio in un mercato particolarmente attento al valore. Nel primo caso parliamo di “Technology follower strategy”, nel secondo caso di “Technology leader strategy”. Il significato e la differenza tra le due strategie è evidente.

Il processo di traduzione di un'idea o di una invenzione in un bene o un servizio che crea valore, o per i quali i clienti pagheranno, è la definizione di “innovazione”.

Il processo di traduzione di un’idea o di una invenzione in un bene o un servizio che crea valore, o per i quali i clienti pagheranno, è la definizione di “innovazione”.

Le categorie dell’innovazione
Le innovazioni possono essere divise in due grandi categorie:
Innovazioni evolutive provocate da molti progressi incrementali nella tecnologia o nei processi
Innovazioni rivoluzionarie (chiamate anche innovazioni discontinue) che sono spesso dirompenti e completamente nuove.

Innovare non necessariamente si declina in aspetti tecnici, in macchine, in processi o in prodotti. Anche gli aspetti organizzativi sono fondamentalmente coinvolti: pensiamo alla introduzione di un orario più flessibile di lavoro, o ad interventi atti ad incrementare il potere d’acquisto dei compratori, o alle possibilità fornite dal telelavoro. Laddove queste cose sono fattibili è evidente come la loro introduzione sia di fatto una innovazione.

Secondo alcuni autori l’innovazione tecnologica che promuove la partecipazione delle organizzazioni al fenomeno della globalizzazione è la somma di innovazioni giocate in quattro campi: le tecnologie di trasporto, le tecnologie di comunicazione, le tecnologie di transazione, le tecnologie di collaborazione.

Gli studi mostrano che la globalizzazione dei mercati e delle imprese commerciali ha raggiunto livelli senza precedenti grazie alle nuove risorse fornite dalla grande digitalizzazione spingendo gli investimenti proprio nelle quattro aree sopra descritte. Gli stessi studi, inoltre, indicano che nel mercato globale, il valore di un prodotto dipende più dall’ambito tecnologico nel quale è stato realizzato, piuttosto che dalla sua composizione fisica.

Ma l’innovazione non è strategica solo per aziende. Infatti, tutti i paesi sviluppati hanno le proprie imprese o società che operano a livello mondiale e che sono alla avanguardia dell’innovazione tecnologica in beni e servizi correlati, avendo il giusto vantaggio competitivo. Queste imprese hanno margini di profitto che possono essere molto elevati contribuendo così a spostare nella zona positiva la bilancia commerciale dei loro Stati con conseguente vantaggio.

Ed è proprio per questo che gli Stati dovrebbero contribuire a spingere le loro organizzazioni verso l’innovazione con interventi di finanziamento o di promozione realizzando un ambiente nel quale sia conveniente per le aziende innovare.

La formazione permette di condividere le conoscenze prodotte dal lavoro scientifico e di studiare come applicarle per produrre innovazione.

La formazione permette di condividere le conoscenze prodotte dal lavoro scientifico e di studiare come applicarle per produrre innovazione.

Gli elementi per l’innovazione
Ma quali sono gli elementi che devono concorrere per poter ottenere davvero una innovazione? Ne possiamo fare una lista, tutti ugualmente importanti: visione, leadership, ispirazione, motivazione, lavoro di gruppo. Solo quando tutti questi elementi sono considerati si può avere davvero successo nello sviluppo di una innovazione. L’innovazione non viaggia e non si sviluppa da sola. Senza la giusta visione, la capacità di lavorare insieme, la capacità di “trascinare” gli altri e la giusta consapevolezza della sua importanza l’innovazione resta una parola vuota, il fare innovazione una chimera.

Le persone sono, come sempre, l’elemento chiave: occorre senz’altro coinvolgerle e guidarle, ma occorre anche scegliere le persone giuste, quelle che non hanno paura della novità o di intraprendere strade nuove. Occorre saper riconoscere talenti e abilità per poterli convogliare nel piano di innovazione.

Anche l’organizzazione ha un ruolo fondamentale. L’innovazione va pensata, pianificata, monitorata nel suo sviluppo, verificata ed alla fine standardizzata come nuovo modo di operare di una organizzazione. Deve essere vista come una opportunità e va verificato che questa opportunità si concretizzi nei modi, tempi e costi voluti. In pratica serve una strategia basata su supporti tecnologici e informatici forti, interni o esterni alla azienda, perché quando l’innovazione viene introdotta, tutto deve poi essere ripensato e adattato alla innovazione stessa.

Qualche esempio? Il fax: ottima innovazione, ormai quasi del tutto superata, ma che poteva funzionare solo quando questo mezzo fosse sufficientemente diffuso. L’email: stessa cosa. Gli smart phone, utilissime apparecchiature purché supportate da tutta una serie di applicazioni per renderli veramente smart: se in parallelo allo sviluppo di uno smart phone non si fosse investito o promosso nella nascita di applicazioni lo strumento in se sarebbe rimasto un telefono con una forma un po’ diversa. Le carte di credito, i navigatori GPS, i social media, i lettori di libri digitali e via di questo passo. Evidente, ancora una volta, come innovazione non sia solo hardware ma possa essere anche “immateriale” o sviluppata nei servizi.

Una considerazione storica che viene abbastanza automatica, anche solo facendo riferimento ai pochi esempi sopra riportati, è che nel passato l’innovazione tecnologica è stata principalmente interpretata come una risposta a delle esigenze, mentre oggi è diventata l’elemento leader nella crescita economica.

L’automazione per migliorare le performance del sistema produttivo e i sistemi di additive manufacturing sono tra gli spazi di innovazione per il mondo degli stampisti.

L’automazione per migliorare le performance del sistema produttivo e i sistemi di additive manufacturing sono tra gli spazi di innovazione per il mondo degli stampisti.

Quali sono gli spazi di innovazione nel mondo degli stampisti
Ci sono spazi per l’innovazione nel mondo degli stampisti? Direi di sì. Automazione per migliorare le performance del sistema produttivo cercando di ridurre i costi e di migliorare la qualità incrementando nel contempo l’utilizzo delle risorse già presenti. Introduzione di nuove tecnologie produttive: microlavorazioni, nanotecnologie, ablazione laser. Introduzione di nuovi sistemi di controllo dei pezzi prodotti: sistemi di visione, tomografia dei prodotti realizzati, misurazione senza contatto. Nuovi mercati nei quali inserirsi: meccatronica, biomedicale, sistemi opto-digitali. Nuovi modi di gestire l’azienda: gestionali per la pianificazione della produzione, per la gestione delle risorse, per ottimizzare i processi produttivi, per sfruttare le risorse, per gestire la manutenzione. Nuovi strumenti digitali oltre al solito CAD: nuovi programmi in grado di ottimizzare i prodotti, sistemi di simulazione dei prodotti e dei processi, sistemi di vero CAE, cloud storage e cloud computing. Introduzione ed utilizzo di tecnologie emergenti per poterle usare come supporto o in alternativa a quelle tradizionali: sistemi di additive manufacturing, possibilità conseguente di fornire per piccoli lotti non lo stampo ma direttamente il prodotto, possibilità di realizzare attrezzature e sistemi di afferraggio, realizzazione di prodotti in materiali innovativi sia nell’ambito dei metalli che in quello dei polimeri. Presa di coscienza di conoscenze e concetti quali il Life Cycle Assesment e gli aspetti ecologici del produrre e dello smaltire. Impiego di nuovi materiali più performanti, a ridotto impatto ambientale o biocompatibili. Introduzione di tecniche per lo sviluppo di nuovi prodotti e di risoluzione ed anticipazione dei problemi, o per descrivere i problemi ed i sistemi complessi ad esempio con mappe visuali, o per rendere i processi più robusti riducendo la variabilità intrinseca e quindi migliorando la qualità dei prodotti. Incremento della conoscenza e della sua condivisione all’interno della azienda. Sono tutte sfide non semplici, ma assolutamente da affrontare se si vuole davvero raggiungere il successo nelle prestazioni delle imprese nel mercato globale competitivo.

Le evoluzioni possono essere evolutive o rivoluzionarie.

Le evoluzioni possono essere evolutive o rivoluzionarie.

Si è detto che l’innovazione non è automatica, non nasce e non progredisce da sola. Servono risorse di varia natura, servono idee, servono persone …. Ma di una cosa ancora non si è parlato: per avere veramente innovazione serve la conoscenza, conoscenza che si acquisisce tramite le scienze, tramite la ricerca, tramite lo studio e la formazione. Se si vogliono ridurre i tempi per conseguire una innovazione questa deve per forza basarsi su delle fondamenta salde e forti che sono realizzate solo grazie a quanto appena detto.

Il lavoro scientifico, condotto nelle aziende e nei centri di ricerca, produce nuove conoscenze, fornisce teorie di base, interpreta e crea modelli della realtà per poterla simulare, capisce quali fattori influenzano un certo processo e ne studia gli strumenti per l’ottimizzazione.

La formazione permette di condividere le conoscenze prodotte dal lavoro scientifico e di studiare come applicarle per produrre innovazione. L’innovazione, a differenza dell’evoluzione, è basata non sull’adattamento del sistema, ma sulla applicazione della intelligenza. In se non è un processo governato da risorse o fenomeni naturali, ma dalla continua crescita della conoscenza e dalla capacità intellettuale di usare questa conoscenza.

Senza questi requisiti l’innovazione può diventare azzardo, un po’ come costruire un ponte allungando pian piano una strada arrivata sull’orlo di un precipizio che può consentire con un balzo in avanti, di raggiungere un nuovo territorio inesplorato con nuove possibilità, ma che per la mancanza dei giusti pilastri di appoggio corre il rischio di crollare disperdendo le risorse spese ed impegnate senza essere arrivati in realtà da nessuna parte.

Anche la conoscenza in sé è inutile se non usata per progredire tramite il suo utilizzo nella innovazione. Dice, infatti, Albert Einstein: “L’immaginazione è più importante della conoscenza, ma la conoscenza rende l’immaginazione realistica”. Come si può dargli torto?

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