Industry 4.0: rapporto Roland Berger sul mercato manifatturiero degli ultimi 15 anni

Business graphSi chiama Industry 4.0 ed è il rapporto pubblicato da Roland Berger, la società di consulenza dei governi tedesco, francese e italiano, che analizza i trend dell’industria manifatturieradegli ultimi 15 anni, con lo scopo di inquadrare un possibile scenario al 2030.

In vent’anni il valore aggiunto dell’industria manifatturiera, che nel ’91 era focalizzato per l’80% nelle zone tradizionalmente sviluppate (Europa occidentale, Nordamerica e Giappone), si è lentamente trasferito nei paesi emergenti, che ora rappresentano il 40% del valore aggiunto manifatturiero, raddoppiando la percentuale dei due decenni precedenti.

Tuttavia, è previsto, per i prossimi quindici anni, che i paesi tradizionalmente sviluppati, e in particolare quelli europei, abbiano la possibilità di recuperare terreno sfruttando la digitalizzazione per dare risposte più rapide alle richieste del mercato.

Le potenzialità sono enormi, ma gli investimenti saranno significativi. Infatti, secondo l’analisi condotta da Roland Berger, per l’Europa, l’obiettivo è di tornare al 20 per cento di valore aggiunto manifatturiero rispetto all’attuale 15% e per raggiungere tale meta occorre investire in Europa 1.300 miliardi di euro nei prossimi 15 anni, vale a dire 90 miliardi di euro all’anno.

Per quanto riguarda l’Italia, la quota per partecipare a Industry 4.0 è pari a 15 miliardi all’anno nei prossimi 15 anni. Una somma importante, ma da investire vista la possibile garanzia nei prossimi decenni di un sostanzioso vantaggio competitivo.

Infine, il rapporto firmato Roland Berger prevede che entro il 2030, il numero di lavoratori del comparto industriale salirà dai 25 milioni del 2011 ai 31 della fine del prossimo decennio, facendo registrare sei milioni di posti di lavoro in più. Dunque, la digitalizzazione dell’industria potrebbe restituire una parte dell’occupazione che l’introduzione dei robot aveva eliminato a partire dalla fine degli anni ’70. Non sarà un ritorno all’industria novecentesca dove produzione e occupazione erano di massa, ma una nuova industrializzazione di qualità.

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