Massimo Ghidini: “Il coraggio di diversificare

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Nella voce e nella naturale propensione al sorriso di Massimo Ghidini traspare un insolito senso di soddisfazione che non vedevamo da tempo. Espressioni come “momento difficile”, “mancanza di prospettive”, “imponenza dei mercati”, “inadeguatezza del sistema Italia”, parole che si affastellano nella mente di chi si accinge a condurre una conversazione in questo inizio del 2012, si sbriciolano davanti alla serenità, al sorriso e alla disponibilità del nostro interlocutore.

Ci eravamo preparati a porgere una spalla su cui piangere e invece Lei appare come una persona piuttosto soddisfatta.

Credo che la mia soddisfazione dipenda dal fatto di rendermi conto, più passa il tempo, di avere fatto delle buone scelte. Una in particolare: la diversificazione. Prendiamo i nostri clienti. Ne abbiamo di ogni tipo: stampisti e aziende produttrici, piccole aziende con fatturato di pochi milioni di euro e aziende più grandi con giro d’affari di qualche decina di milioni, aziende strutturate con un proprio ufficio tecnico e aziende familiari con una struttura artigianale. Quasi tutte però hanno un elemento in comune: a loro volta hanno scelto la diversificazione e per raggiungerla hanno deciso di cambiare intrinsecamente la loro produzione. La loro strada è stata la rivalutazione della progettazione rivolta allo studio di prodotti sempre più tecnici e innovativi.

Massimo Ghidini
Massimo Ghidini

E su questa strada vi siete trovati anche voi? 

Sì, fin dagli inizi del periodo più difficile per l’industria italiana. E questo grazie a mio padre che in tempi meno problematici ha fatto la grande scelta di spostare le energie di questo studio anche verso il mondo dell’ingegnerizzazione di prodotto. Così facendo ha anticipato un’evoluzione del mercato che ha portato e continua a portare le aziende produttrici a cercare sempre nuovi prodotti, prodotti per i quali la progettazione riveste un ruolo sempre più importante e richiede specializzazioni più forti, non sempre reperibili negli uffici tecnici interni alle aziende. La cosa che più ci riguarda è soprattutto una nuova mentalità che attraversa le piccole e medie aziende, anche quelle artigianali e a conduzione familiare, e le spinge a cercare prodotti più tecnici che sappiano affrontare meglio la concorrenza. Ed è qui, grazie a questa volontà, non più solo della grande industria, che entriamo noi studi di progettazione interpellati con sempre maggiore frequenza non più solo dagli stampisti, ma dai produttore stessi.

apertura Un lavoro di soddisfazione

Ha qualche esempio?

Sto pensando a un nostro cliente produttore di maniglie di ottone stampate. Questo è un cliente che, anziché fermarsi alla produzione di normali maniglie per porte, ha scelto di orientarsi verso il settore delle pareti divisorie scorrevoli, studiando prodotti più tecnici, non solo in ottone, ma anche in altri materiali. In questa ricerca di prodotti più tecnici con una funzionalità più complessa, siamo entrati in scena noi. E questo è solo un esempio di un fenomeno che si ripete sempre più spesso infondendo in noi un forte ottimismo.

Niente paura per quella “sconsiderata” corsa al risparmio di cui tanto parlano gli stampisti? 

Non in questo studio. Qui noi osserviamo come ci sia ancora tanto spazio per la qualità nelle aziende che hanno superato la crisi degli ultimi anni e che hanno fatto la grande scelta dell’innovazione e dell’eccellenza.

“In molti casi gli stampisti sono visti dai loro committenti alla stregua dei fornitori di minuteria metallica. Un destino questo davvero immeritato”.  Nella foto un esempio di ingegnerizzazione
“In molti casi gli stampisti sono visti dai loro committenti alla stregua dei fornitori di minuteria metallica. Un destino questo davvero immeritato”. Nella foto un esempio di ingegnerizzazione

Le scelte di Suo padre si sono riverberate lungo la storia dello studio con buoni risultati. Sul piano personale, cosa deve a Suo padre e alle sue scelte? 

A lavorare con mio padre siamo tre fratelli. Uno dei grandi meriti di mio padre credo sia stato quello di coinvolgerci nel suo lavoro, tant’è che tutti e tre abbiamo scelto di dedicarci alla progettazione: siamo due periti meccanici e un ingegnere. Se non subito, tutti e tre abbiamo finito con l’entrare nello studio. Ora che siamo impegnati a tempo pieno, possiamo riconoscere in mio padre un’attitudine alla partecipazione nella massima libertà. Questi sono secondo me i pregi che un imprenditore deve avere se desidera un futuro per la sua azienda. Nel mio caso specifico, riconosco di avere sempre avuto una passione per la progettazione (genetica o indotta?). Non ricordo quante estati da ragazzo ho trascorso in studio a ripassare a china i disegni dei progettisti di allora.

“La strada vincente di molte aziende è stata  la rivalutazione della progettazione rivolta allo studio  di prodotti sempre più tecnici e innovativi”.  Nella foto  un progetto realizzato dallo Studio L.G. Ghidini
“La strada vincente di molte aziende è stata
la rivalutazione della progettazione rivolta allo studio
di prodotti sempre più tecnici e innovativi”. Nella foto
un progetto realizzato dallo Studio L.G. Ghidini

Vivendo a Lumezzane non è difficile trovare occasioni per appassionarsi alla meccanica.  

Assolutamente vero. Fino a qualche anno fa, Lumezzane era famosa per avere la concentrazione di officine più alta d’Italia in rapporto agli abitanti. Purtroppo ha ormai perso il titolo e, come sanno i miei concittadini, anche per mancanza di lungimiranza: poco si è fatto per la ricerca in settori diversi dagli abituali. Per troppo tempo ricerca ha significato cercare clienti nelle fiere. Naturalmente anche Lumezzane ha pagato per il mercato globale, la Cina e tutto il resto, ma molti errori sono stati commessi. Oggi la mia cittadina, mentre conta un certo numero di aziende chiuse, scopre che quelle ancora aperte sono le aziende che continuano a fare bene quello che hanno sempre fatto, con qualche apertura verso l’innovazione. Non assistiamo qui a grandi cambiamenti nella struttura delle aziende: non abbiamo visto fusioni o conversioni radicali della produzione.

L.G. Ghidini si presenta come studio di progettazione operativo in una realtà piuttosto ristretta, diciamo a livello regionale. I vostri clienti sopravvivono perché lavorano anche con l’estero o si può continuare a lavorare operando solo a livello nazionale?

Noi non ci siamo mai rivolti all’estero e continuiamo a lavorare con clienti italiani che sappiamo coltivare bene. Ciò non toglie che i nostri clienti produttori hanno ormai capito che per aspirare alla crescita bisogna rivolgersi all’estero. Più è grande il mare e più pesci si pescano… Il mio cliente stampista ha più difficoltà a rivolgersi all’estero, ovviamente, ma ho clienti che riescono ad avere la meglio su concorrenti spagnoli e tedeschi, ossia stiamo parlando di concorrenza europea e di una committenza di fascia alta e molto alta.

 “Nel campo degli stampi, oggi ci vantiamo di avere una grande esperienza in quello degli stampi per l’alluminio, con cui siamo nati, e per la zama”. Nella foto i fratelli Ghidini
“Nel campo degli stampi, oggi ci vantiamo di avere una grande esperienza in quello degli stampi per l’alluminio, con cui siamo nati, e per la zama”. Nella foto i fratelli Ghidini

Quanto trova diversa la Sua generazione di imprenditori da quella che l’ha preceduta in termini di apertura verso i propri concorrenti. Mi riferisco, in particolare, alla voglia di comunicare attraverso associazioni, organi di stampa, forme diverse di rappresentatività. Gli stampisti continuano a proteggere il loro grande “segreto”?

Purtroppo non vedo una diversità e, d’altra parte, non vedo come forme di associazionismo avrebbero potuto cambiare le cose in questi ultimi anni. C’è stato un momento in cui le aziende si “soffiavano” gli stampisti a fior di milioni e …ne raccontavano di storie quando ero più giovane. Era una vera guerra intestina. Quello sarebbe stato il momento giusto per tentare l’associazionismo e il rafforzamento della categoria in termini contrattuali. Finito il momento d’oro, ora la situazione degli stampisti è talmente compromessa da non consentire più alcun intervento. Io so di stampisti che non solo si ritrovano a dover subire il prezzo, ma anche a subire, assorbendone i costi, variazioni al progetto in corso d’opera.

La questione prezzo
 

Alla domanda se dal suo osservatorio privilegiato Massimo Ghidini vedesse un abbandono del mercato del basso prezzo e della produzione di massa, il nostro interlocutore ha posto l’accento sulla qualità sottolineando che: “laddove si parla di prodotto, questo si situa nella fascia della media e alta produzione, in cui i competitor sono aziende per lo più europee, per le quali il costo della manodopera si posiziona su livelli comparabili con quelli del mercato del lavoro italiano. È ormai convinzione generale che quella sui prezzi sia ormai… una guerra persa. Questo del prezzo è un tema molto diffuso fra gli stampisti che si trovano a dover affrontare committenti sempre più esigenti e diventano a loro volta altrettanto esigenti con noi e sempre meno appetibili. Per noi progettisti, il lavoro di innovazione è impegnativo quanto quello del designer, soprattutto quando si tratta di studiare soluzioni molto tecniche. In questi casi la limitazione rappresentata dal prezzo può essere addirittura letale per il progetto stesso. Mi rendo conto però che la nostra difficoltà a rapportarci con i clienti stampisti è sempre più spesso dovuta al loro ingiusto declassamento di ruolo. Come dico spesso, in molti casi gli stampisti sono visti dai loro committenti alla stregua dei fornitori di minuteria metallica. Un destino questo davvero immeritato”. Da qui i motivi che hanno spinto lo studio L.G. Ghidni ha porre maggiore l’attenzione maggiore per il mondo della produzione. Nel 1970, anno della sua fondazione, lo studio si rivolgeva esclusivamente agli stampisti. Da quell’anno a oggi ha invece continuato a diversificare la clientela con una continua riduzione numerica degli stampisti.  

 Come ci si salva in questa situazione? 

Quando si ha a che fare con l’ufficio acquisti che non parla con l’ufficio tecnico e non mostra alcun interesse per le qualità intrinseche di un’offerta, limitandosi alle considerazioni economiche, per lo stampista non esistono, a mio parere, vie di uscita. Occorre cambiare indirizzo e puntare su aziende dove il dialogo fra le singole figure professionali è mantenuto e coltivato. Perché si producano cose buone è indispensabile la soddisfazione di tutti i componenti della filiera e, per la soddisfazione, il giusto prezzo gioca un ruolo importante. Diceva un vecchio cliente stampista a mio padre: “Io cerco di guadagnare una lira in più di quello che mi serve.” In questo era molto simili a tanti suoi colleghi. Intendo dire che gli stampisti non hanno mai cercato l’arricchimento e quindi non mi spiego questo recente accanimento sul fronte della riduzione dei prezzi degli stampi.

In un mercato dove conta tanto il prezzo, quale pensa sia il punto di forza del Vostro studio nei rapporti con i vostri nuovi clienti? Che cosa, secondo Lei, li ha portati a scegliervi? 

Non vorrei che le mie parole sembrassero scontate, ma credo che ad attirarli nel nostro studio sia stato soprattutto l’entusiasmo che esprimiamo per quello che facciamo. Naturalmente ciò vale al primo impatto.

Poi bisogna dimostrare di saper fare bene il proprio mestiere. Gioca infine un ruolo importante l’incontro con potenziali clienti che lavorano in un campo su cui possiamo dimostrare una forte competenza. In questo studio possiamo vantare quarant’anni di esperienza e quindi di competenze ne abbiamo maturate molte.

È bello sentir parlare di entusiasmo in una realtà produttiva dove padre e figli lavorano insieme. 

Noi tutti qui siamo convinti che non sia importante lavorare quanto lavorare bene. Qui abbiamo un bell’ambiente di lavoro perché quando la sera rientriamo in famiglia, vogliamo arrivare a casa soddisfatti. Io desidero che la mia vita sia bella e siccome qui passo la maggior parte del mio tempo devo potermi sentire bene. E questo lo desidero anche per quelli che lavorano con me.

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