Hurco dà credito all’industria italiana

La multinazionale delle macchine utensili con quartier generale a Indianapolis e sede centrale italiana alle porte di Milano sembra avere dato concretezza alla fine del 2012 ai piani di sviluppo e alle strategie di relazione coi clienti che l’amministratore delegato Marco Rizzi delineò a primavera.
Il mantra viene ripetuto da più e sempre roccaforti del business e dell’industria italiani. Non è il lavoro che manca né la voglia di innovare. Latitano le risorse economiche per stilomare progetti di sviluppo ed espansione specie a causa della stretta sui finanziamenti messa in atto da molti istituti bancari del territorio. È il credit crunch, bellezza; e la seconda parte del tormentone dice che per farvi fronte grandi costruttori e fornitori di tecnologie si trovano a svolgere un ruolo simile a quello delle banche stesse. E a gestire a beneficio dei clienti piani di finanziamento tali da dare linfa al mercato e incrementare insieme al loro volume d’affari anche le possibilità di azione di tante piccole e medie imprese. Era stata questa una fra le prime prese di coscienza e di posizione di Marco Rizzi poco dopo la sua nomina ad amministratore delegato per il nostro Paese del produttore statunitense di macchine utensili Hurco. E nell’affermare la volontà di supportare gli utenti finali anche dal punto di vista economico Rizzi aveva tracciato le linee guida per il presidio della Penisola da parte del marchio di Indianapolis. Aveva fissato traguardi di crescita e alluso all’intenzione di reclutare nuove forze per il team di vendita per garantire all’azienda una maggior potenza di fuoco in tutte le regioni dello Stivale o quasi. A distanza di pochi mesi dalle sue dichiarazioni d’intenti e nel corso dell’Open house di fine anno presso le sedi di Binasco (Milano) Rizzi ha avuto ottime ragioni per sostenere di aver colto i suoi obiettivi. Non solo quanto a presenza territoriale e sostegno agli end user. A concretizzarsi al tramonto del 2012 è stata anche la promessa di fornire soluzioni più che semplici macchine all’insegna della versatilità, della flessibilità, della semplicità.
Ritorno al passato
«A partire da luglio», ha detto Marco Rizzi a Stampi, «Hurco può dire di essere tornata ai ritmi di crescita di cui godeva nel 2007. Se durante l’estate le consegne di macchine si sono attestate sui livelli precedenti la crisi, fra ottobre e novembre quelle soglie sono state superate». Per l’amministratore delegato il bello deve ancora venire: «Se finora i risultati sono soddisfacenti e in linea con le attese», ha detto Rizzi, «per il 2013 pronostichiamo un balzo in avanti oltre il 50%». Non si tratta solamente di una buona notizia per il brand a stelle e strisce ma è la spia dell’indubbia vivacità dell’industria che consente al manager di sostenere: «Il mercato ha fame di macchinari e le imprese italiane devono produrre perché sono numerose fra loro quelle in possesso di un portafoglio di ordini importante e di richieste da parte non soltanto di interlocutori europei ma anche asiatici». L’identikit dell’impresa italiana che non lamenta alcun calo delle commesse è quello di una realtà «solida e strutturata» e ancor più ricercata per via della sua qualità e del suo «elevato valore aggiunto» e costretta tuttavia a fare i conti con delle politiche creditizie non riscontrabili altrove. «La buona prestazione di Hurco nel corso di questi mesi», ha affermato Rizzi, «è senza dubbio dovuta al rapporto fra la qualità e il prezzo dei suoi articoli; ma non di meno alla capacità di offrire pacchetti e soluzioni di finanziamento elaborati ed erogati a quattro mani con esperti del settore». Senza mezzi termini «facciamo nostre alcune prerogative tipiche del mondo bancario e in parte ci sostituiamo a esso», avendo constatato «che solamente i termini per l’ufficializzazione di un contratto di leasing arrivano in Italia ad alcuni mesi. Nella maggior parte delle principali nazioni europee il quadro è completamente diverso. Nel Regno Unito dove Hurco corre a passi da primato si parla di una settimana al massimo; in Francia di otto giorni, di poche settimane in Germania».
60% degli ordini da nuovi clienti
Il resto del buon lavoro che ha condotto il produttore a calcolare per la fine del 2012 un fatturato italiano da sei milioni di euro su un totale continentale di 120 milioni è in larga misura dovuto al forte accento posto sulle strategie commerciali. Il 60% di ordinativi provenienti da clienti nuovi è cioè il frutto di quel potenziamento dell’area commerciale che Rizzi aveva caldamente auspicato: «L’opera di riorganizzazione e riposizionamento sul mercato sta progredendo spedita», ha detto Rizzi, «e può definirsi al 90% completa grazie al dispiegamento di trenta specialisti complessivi che operano in modo mirato in tutto il nostro Paese con la sola attuale esclusione di Sicilia e Sardegna». L’obiettivo di Hurco è diretto sui comparti degli stampi e delle lavorazioni meccaniche di alta precisione indirizzate specialmente ai segmenti dell’aeronautica, dell’automotive e dell’aerospazio. L’offerta tecnologica ha fatto la sua parte e continuerà a giocarla: «Per il panorama degli stampi da cui viene il 20% dei 600 clienti italiani», ha detto Rizzi, «e per l’aerospazio abbiamo approntato e brevettato un nuovo sistema di controllo ULTIMOTIONdedicato al controllo qualità in fase di finitura. Monitora sino a 10 mila step/lavoro anticipati per definire le prestazioni su ogni pezzo». A Binasco sono attese per il 2013 due nuove linee già ufficialmente svelate negli Stati Uniti ma già richieste da tre importanti destinatari top secret nella Penisola: una è per le lavorazioni orizzontali; l’altra un portale a 5 assi. La gamma Hurco ha cambiato livrea insieme al logo aziendale presentandosi in grigio scuro. E ha aumentato gli standard prestazionali. Esempi di potenziamento vengono dalla serie ad alta velocità Vmx10Hs in versione a 3 e 5 assi sviluppata guardando ad applicazioni medicali e di finitura superficiale e il trattamento del titanio con mandrino da 30 mila.
Problemi? No. Soluzioni
Altra parola d’ordine di Marco Rizzi quando s’insediò a Binasco era «soluzioni». A soluzioni per l’industria Hurco si è interessata grazie anche alle alleanze strette con Delcam per i software; con Erowa nell’automazione e con Wmt sull’utensileria. Una partnership sorta (anche) per generare dei robot uno dei quali ha fatto bella mostra di sé nel corso della recente Open house aziendale: «È un progetto sinergico», ha detto Rizzi, «che offre un’architettura completa per risolvere problemi complessi. Con prodotti e accordi di questo genere vogliamo offrire ai clienti piattaforme tali da non necessitare il ricambio delle macchine ma da facilitare l’integrazione di funzioni nuove su impianti esistenti. Sono semplici e adatte a ogni esigenza». L’intenzione è di spingere sulla produttività senza ricorrere a investimenti ingenti «perché alcune macchine Hurco vecchie di quasi un decennio possono essere rivitalizzate solo implementando più recenti versioni dei controller» che sono tra le specialità della casa. Col tocco in più dato dalla possibilità di lavorare su più produzioni diverse su strumenti non presidiati dagli operatori o di gestire sino a otto pallet per altrettanti differenti processi.
Roberto Carminati

 

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