Gli stampisti italiani fra aspettative e incognite

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L’ultima edizione dell’annuario statistico di Istma, l’associazione internazionale dei costruttori di stampi e relative tecnologie, è stato pubblicato ad agosto ed è stato seguito in autunno da una pubblicazione sulle condizioni di business del settore nella prima metà di quest’anno. Nella sua qualità di direttore di Ucisap, la sigla italiana di categoria, Giovanni Corti ha analizzato durante alcuni recenti appuntamenti la situazione dell’industria italiana e i numeri che essa esprime. Ascoltato da Stampi per un breve commento generale, ha descritto un comparto oggi a metà strada fra dinamismo e cambiamento, sul quale pendono altresì le incognite generate da turbolenze globali in larga parte inattese.

ST_2015_010_ISTMA1ok«Le nuove proiezioni e i numeri di Istma», ha detto Corti, «dicono che la produzione made in Italy è in crescita; mentre non si discostano da quelle degli ultimi anni le cifre relative a vendite e acquisti, improntati invece a una certa stabilità. Da un punto di vista più squisitamente macroeconomico», ha però sottolineato il direttore Giovanni Corti, «non si avvertono particolari timori per il rallentamento di alcune economie emergenti come quella cinese, visto che le nostre forniture al Paese, che produce internamente quasi tutto il suo fabbisogno, sono tutto sommato limitate. I costruttori si interrogano invece sui possibili impatti di altri eventi». Il riferimento è all’affaire-Volkswagen, quasi un fulmine a ciel sereno che rischia di colpire, con effetti oggi imprevedibili, anche l’indotto della meccanica italiana, con gli stampisti in prima linea. «Le certezze, ammesso ve ne siano, sono al momento davvero poche», ha detto Corti, «e i timori non mancano, perché del gruppo di Wolfsburg l’Italia è una partner importante, sia per le forniture di componentistica per lo automotive sia naturalmente per quel che concerne gli stampi. Tra le aziende operanti nel settore al momento prevale forse un sentiment cauto e attendista. L’idea è quella di capire quel che davvero sta accadendo e le eventuali ripercussioni, per potersi poi riorganizzare efficacemente».

ST_2015_010_ISTMA2okCosì cambiano le condizioni di business
Istma ha passato dunque in rassegna i mutamenti percepiti delle condizioni nelle quali i produttori di casa nostra si trovano oggi a operare, nonché l’atteggiamento con il quale essi guardano al mercato, indipendentemente dal caso-emissioni, che rimane tuttora lontano da una definitiva conclusione al momento in cui stiamo scrivendo. Rispetto al secondo semestre del 2014 i primi sei mesi del 2015 sembrano essersi caratterizzati per una discreta vivacità, almeno per quel che attiene al segmento della plastica. Per il 50% delle aziende i valori di produzione sono restati stabili e per l’altra metà si sono alzati. Più variegato è invece il panorama delle vendite. Solo l’8% delle insegne le ha viste calare fa un semestre e l’altro; il 42% ha assistito a un loro aumento e nel 50% dei casi esse sono rimaste stabili. Di segno diverso la performance del portafoglio-ordini.

ST_2015_010_ISTMA3okÈ rimasto identico nel periodo per il 67% delle società esaminate ed è cresciuto solo per l’8% di esse; laddove un altro 25% ha lamentato un suo decremento. Quasi nessuno, a conferma delle crescenti pressioni sui margini, può vantare profitti in ascesa e la buona notizia è allora che per l’83% dei costruttori tricolori essi sono restati invariati; mentre un 17% delle imprese monitorate ne ha osservata la discesa. La marginalità è la grande sfida che le imprese del settore devono affrontare migliorando continuamente i processi produttivi e organizzativi per fare efficienza. Interessanti, sempre in relazione alla plastica, le previsioni per il secondo semestre, Il 67% dei fornitori della Penisola dovrebbe registrare un aumento degli ordini, contro il 25% di chi li immagina stabili e l’8% di chi ne paventa un calo. In miglioramento per il 58% si segnalano anche i valori di produzione e, questo è stato il forecast espresso dall’industria, le consegne complessive (42% contro un 58% di stabili).

ST_2015_010_ISTMA4okLamiera: un’industria stabile ma pronta a investire
Le proiezioni sul comparto degli stampi lamiera realizzate dagli esperti di Istma restituiscono il ritratto di un’industria contrassegnata da una generalizzata stabilità nel confronto fra il primo semestre di quest’anno e gli ultimi scampoli del 2014. Si notano però alcune variazioni d’interesse sulle aspettative degli imprenditori in tema di valore del rispettivo output. Per il secondo semestre di quest’anno la percentuale degli ottimisti, sotto il profilo del valore delle produzioni, sale all’80% (contro il 20% di chi ne paventa un calo); e passa al 60% anche lo share di chi intravede non soltanto un aumento degli investimenti ma anche una ripresa dell’occupazione. I profitti dovrebbero mantenersi identici, per il 60% degli operatori; ma un altro 40% ne indica la possibile discesa. Le più recenti stime economiche di Istma hanno attribuito agli stampi italiani plastica e gomma un valore della produzione da 1,7 miliardi di euro ed esportazioni per 700 milioni (pari al 42% dell’output totale). Il mercato interno vale 1,2 miliardi e le importazioni ammontano a 256 milioni, ovvero il 21% del business complessivo.

ST_2015_010_ISTMA5okLa produzione di stampi lamiera in Italia vale invece 380 milioni e l’export, con 192 milioni di euro, vi incide per il 50% circa. Il mercato domestico genera un volume d’affari da 190 milioni con 42 milioni (22% del totale) di import. Quest’ultimo ha avuto un andamento costante e privo di scossoni fra il 2003 e il 2013 almeno, mentre le vendite all’estero, scese marcatamente a cavallo fra il 2008 e il 2010, hanno riguadagnato negli ultimi anni un trend ascensionale abbastanza deciso. A seguito del picco della grande crisi, datato convenzionalmente alla fine dello scorso decennio, hanno inoltre riconquistato un certo impulso le voci relative al consumo di apparecchiature e alla produzione complessiva. Pure, alla luce di questi confortanti indicatori, è opinione di Corti e di Ucisap che gli stampisti italiani possano e debbano fare di più. In termini di efficienza e riduzione dei costi operativi tramite l’adozione di nuovi processi e di un più massiccio ricorso all’automazione, in primo luogo.

ST_2015_010_ISTMA6okQuindi, concentrandosi sulle lavorazioni più complesse e di elevata tecnologia, in grado di garantire perciò anche un maggior valore aggiunto. Degli investimenti, in crescita in alcuni segmenti, buona parte andrebbe indirizzata alla ricerca e allo sviluppo, per anticipare se possibile le esigenze dei clienti e poter offrire loro un servizio completo a 360 gradi: dal progetto, al collaudo, al post-vendita. Non da ultimo, è opportuno curare gli aspetti dell’affidabilità produttiva e finanziaria cercando di comunicarli al mercato con un utilizzo razionale del marketing e dello web marketing. Questo implica un forte controllo della gestione e una più spinta e decisa integrazione dell’informatica, ma anche, e in ultima istanza, il parziale abbandono delle strutture artigianali in vista di una ben più compiuta industrializzazione.

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