Giustizia Italiana: nemica o amica?

Vittorio Pesce, CTU Tribunale di Milano, settore meccanica
Vittorio Pesce, CTU Tribunale di Milano, settore meccanica

In una situazione economica difficile come quella attuale, le imprese italiane sono costrette a lottare quotidianamente contro il perdurare della crisi, le troppe spese, le tasse eccessive, la burocrazia asfissiante e, tra i tanti “nemici”, vi è anche la “Giustizia”, poiché la lentezza dei processi civili, penali, amministrativi e tributari è, purtroppo, ormai nota a tutti.

Analizzando il bilancio contenuto nel rapporto annuale sui sistemi giudiziari dei Paesi UE, l’Italia resta tra i membri dell’Unione quello maggiormente gravato per numero di processi civili pendenti (oltre 5,4 milioni) ed è penultimo (dopo Malta) per durata. Occorre infatti attendere, in media, quasi 600 giorni per avere giustizia in primo grado in una causa civile – il triplo rispetto alla Germania – e con costi complessivi ovviamente assai elevati che pesano in buona misura su aziende e imprenditori, e che ulteriormente compromettono una situazione economica già piuttosto delicata.

La Giustizia Italiana, dunque, è considerata una macchina pachidermica e inefficiente, un “mezzo” inadeguato per vedere riconosciuti i propri diritti, un ostacolo, una fonte di preoccupazioni e, soprattutto, di spese. Tale livello di inefficienza, inoltre, genera diffidenza, la diffidenza genera il rifiuto d’accettare i verdetti giudiziari, il rifiuto genera un fiume di ricorsi, i ricorsi generano nuova inefficienza.

La situazione insomma è davvero difficile ed è chiaro a tutti che una riforma che tagli i tempi dei processi – in particolare quelli civili –, sforbici la relativa burocrazia e sani in ambito penale le incongruenze tra diritto e certezza della pena, potrà favorire la ripresa economica del Paese e attrarre investitori esteri.

Ma attualmente la riforma ancora non è stata varata; e purtroppo la massiccia commercializzazione di prodotti, macchine, componenti, impianti, ecc., è causa di forti conflittualità che assai frequentemente sfociano in azioni legali. Ciò accade quando imprese e soggetti diversi, portatori di interessi spesso contrastanti, si “scontrano” su questioni concernenti – per esempio – produzioni difettose, forniture inadeguate, utilizzazione impropria delle macchine e dei relativi accessori, mancati pagamenti, manomissioni, ecc.

Dunque, come dicevamo, occorre fare i conti con la realtà giudiziaria italiana e la sua scarsa efficienza. E, da questo punto di vista, ci preme rilevare che gran parte delle aziende e degli imprenditori che operano in ambito meccanico, purtroppo, conoscono assai poco della “Macchina Giustizia”. Una maggiore conoscenza dell’argomento, invece, potrebbe permettere a imprese e lavoratori di evitare “errori grossolani” con evidenti risparmi in termini tempo, spese legali e stress emotivi.

Per esempio, è profondamente imprudente “intestardirsi” su questioni di principio e non valutare strade conciliative, che il più delle volte rappresentano la soluzioni migliore, più rapida ed economica; oppure ignorare gli obblighi e i doveri dei titolari d’azienda verso i propri dipendenti, in particolare sui temi della sicurezza e del rispetto ambientale; e ancora, sottovalutare i rischi e le conseguenze della cosiddetta “concorrenza sleale” (per esempio, “copiare” prodotti altrui e commercializzarli a prezzi più bassi), e così via.

Il ricorso al Tribunale, al contrario, può essere un valido ed efficace alleato in altri casi, per esempio nella riscossione dei crediti, attraverso mezzi realmente snelli ed efficaci come il “decreto ingiuntivo” o il “sequestro conservativo”; oppure nell’indagare situazioni problematiche attraverso il cosiddetto “accertamento tecnico preventivo”, o ancora nella difesa della proprietà intellettuale rappresentata da marchi e brevetti; ecc.

Ad ogni modo, la profonda conoscenza delle questioni tecniche, la consapevolezza che la “verità processuale” – cioè quella risultante dagli atti di causa che può essere concretamente dimostrata – a volte non corrisponde alla “verità verità”, un po’ di buon senso “giuridico” e un buon avvocato sono i migliori amici delle imprese costrette ad adire le vie legali.

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