Frost & Sullivan: Brexit, più opportunità che rischi

22013Secondo la multinazionale dell’analisi e delle ricerche di mercato Frost & Sullivan, che pure sottolinea le divergenze in essere fra i player italiani circa le ripercussioni della Brexit «l’Italia è fra i paesi che risultano meno vulnerabili rispetto all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, tenuto conto di fattori quali le esportazioni di beni e servizi verso il Regno Unito, oggi attorno al 3% del Pil nazionale, i flussi bidirezionali di emigrazione, e i crediti del settore finanziario».

D’accordo in sostanza con Ucisap, l’associazione italiane degli stampisti, anche gli analisti di Frost.com considerano che l’eventuale delocalizzazione di alcuni siti produttivi del mondo auto «potrebbe tradursi in opportunità interessanti per le aziende italiane operanti in questo settore». E che «con un concorrente politico in meno sul tavolo dell’Europa, l’Italia sarebbe in grado di spingere accordi e condizioni ancora più favorevoli per le aziende italiane nel contesto dell’Unione Europea».

Molto dipenderà allora «dalla velocità con cui le nostre aziende e il nostro governo sapranno rispondere». Infatti «molte aziende dovranno rivedere i piani strategici e valutare attentamente gli impatti diretti ed indiretti» tenendo conto «di cosa cambierà al di fuori dell’Ue, per esempio con paesi con cui la Gran Bretagna ha stretto patti attraverso l’Unione e che in futuro non avranno più valore».

Nel complesso, chance di business interessanti si intravedono secondo gli esperti in segmenti quali «made in Italy, lusso, trasporti, navale, farmaceutico, food & beverage».

Calcolando che nel 2015 «il nostro interscambio commerciale» col Regno Unito «è stato pari a 33,1 miliardi di euro, in aumento del 5,9% rispetto al 2014 e con un saldo positivo per l’Italia di € 11,9 miliardi», Sace ha messo in guardia invece l’industria nostrana dai contraccolpi in arrivo. Alla luce del 16,8% di export oltremanica dovuto alla meccanica strumentale, la società specializzata in assicurazione del credito, protezione degli investimenti ed export credit ha stimato che «l’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito implicherebbe una minore crescita per l’export italiano verso Londra di circa 1-2 punti percentuali nel 2016 (pari a 2-500 milioni di euro in meno) rispetto alle previsioni del Rapporto export 2016». Ma ha avvertito che il prossimo anno la flessione potrebbe essere del 3-7%, «equivalente a circa 600-1.700 milioni di euro in meno di prodotti esportati. Ancora una volta sarebbero meccanica strumentale e mezzi di trasporto a pagare dazio con una contrazione che potrebbe superare il 10%».

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here