Formazione: Formati per la ripresa

apertura salesiani DSC_1304Citato anche da altre fonti di stampa il sistema informativo Excelsior curato dal ministero per il Lavoro e Unioncamere ha certificato la ripresa delle assunzioni di personale nel manifatturiero italiano. Le stime dicono che industria e servizi hanno pianificato per il 2015 circa 910 mila reclutamenti e che le frange più innovative del made in Italy trainano la tendenza. Un’impresa su cinque in settori-chiave come quello meccanico ha pianificato l’ingresso di nuove leve entro fine anno e nell’industria (+19,7%) più che nei servizi (+16,2%) aumentano le assunzioni dirette. In espansione la domanda di analisti e progettisti software, di ingegneri e disegnatori industriali. E nel complesso le professioni di tipo tecnico vedono la richiesta di addetti salire di 15 mila e 770 unità rispetto ai dati del 2014. Vivace anche la ricerca di manodopera specializzata, 7.500 persone in più a paragone con l’anno precedente; e in particolare quella di addetti ai macchinari fissi e mobili, con picchi significativi registrati fra assemblaggio, macchine alimentari, lavorazioni metalliche.

foto A giovani foto HellerDal canto suo Isfol, l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, ha esteso il suo sguardo all’anno in corso. E ha previsto che l’onda lunga della ripresa della produttività (+0,8% l’anno fra 2012 e 2016) consentirà alle imprese di invertire il trend negativo dell’occupazione verificatosi fra il 2006 e il 2011, con un calo dello 0,4% a tassi medi annui della forza lavoro. Nella meccanica, l’area alla quale si riferiscono i pronostici di Isfol, si ipotizza un incremento di 28 mila e 600 dipendenti. Metallurgia e produzione di manufatti in metallo attendono l’entrata in fabbrica di 11 mila professionisti entro il 2016. E il dato dovrebbe permettere di riapprodare ai livelli di occupazione tipici della metà dello scorso decennio, a conclusione di una drammatica emorragia. Per la fabbricazione di articoli in gomma e plastica che ha patito una rarefazione del 2% delle attività produttive fra il 2006 e il 2011 e una riduzione del valore aggiunto da 23 punti fra 2008 e 2009 è più complicato immaginare una svolta in positivo a breve termine. Le ristrutturazioni che hanno interessato il settore ne hanno ridotta la forza lavoro per decine di migliaia di unità. E tuttavia l’andamento ascendente della produttività potrebbe rappresentare il viatico di una futura ripartenza.

Rivitalizzare le competenze
Contestualmente la produzione tricolore sarà presto chiamata a sciogliere uno fra i nodi più critici lasciati irrisolti dal sistema-Paese durante gli ultimi decenni. Quello cioè della disponibilità e della reperibilità di figure professionali giovani ma al tempo stesso già preparate almeno in parte al lavoro in reparto. Uno studio comparativo elaborato da The European House – Ambrosetti per la sigla di categoria dei costruttori di macchine per il filo Acimaf ha messo in evidenza il problema ponendo a confronto le politiche di formazione italiane e quelle della Germania. La ricerca (Il ruolo del sistema-Paese nella competitività delle aziende) ha preso in considerazione le lacune della didattica tricolore date da una «insufficiente promozione di programmi di alternanza scuola-lavoro». E ha notato che solo di recente ha preso forma da noi una proposta concreta, per discutibile che sia, di riforma del mercato occupazionale e quindi dell’assunzione di apprendisti, mentre in Germania talune dinamiche sono radicate da tempo. «Il principale pregio del sistema scolastico tedesco», si è letto nel report, «è che offre una proposta strutturata per tutti gli allievi, indipendentemente dal percorso che essi seguiranno negli anni. Chi non ha competenze o desiderio di accedere all’università potrà acquisire competenze professionali, spendibili nel mondo del lavoro tanto quanto una laurea, attraverso l’apprendistato». Ancora: «Questo sistema», ha riferito il position paper, «permette alle imprese di ottenere benefici economici significativi, tanto che lo sgravio fiscale per l’assunzione di un’apprendista in Germania arriva a incidere sino al 52% del salario minimo, contro una media del 22% in Italia». Infine, e senza soffermarsi qui sulle «strette sinergie» che caratterizzano il rapporto fra istituti pubblici non universitari di ricerca e aziende tedesche, The European House – Ambrosetti ritiene che la Germania possegga «un sistema di formazione professionale pubblica pervasivo» e di qualità. «Le imprese tedesche sono supportate dai centri per l’impiego durante tutte le fasi della vita professionale del lavoratore, attraverso un’ampia gamma di servizi». Laddove «in Italia il passaggio dalla scuola al lavoro costituisce uno snodo critico» e alle carenze delle istituzioni provano a supplire soggetti eterogenei. Dalle associazioni industriali a istituti scolastici per i quali l’orientamento all’impiego nella meccanica è prioritario. Per finire con le aziende, sempre più impegnate a garantire al loro business un futuro che coincide però con l’avvenire stesso dell’economia della Penisola. Magari nel tentativo di replicare sul nostro territorio le esperienze di successo già saggiate nelle nazioni di cultura tedesca.

Lino Pastore, presidente di Ucisap, l’Unione dei costruttori di stampi e attrezzature di precisione
Lino Pastore, presidente di Ucisap, l’Unione dei costruttori di stampi e attrezzature di precisione

Investimenti nell’eccellenza
«All’industria degli stampi il lavoro non manca e gli stampisti in generale non stanno soffrendo dal punto di vista degli ordinativi e delle commesse. Patiscono invece la mancanza di organizzazione». A dirlo a Stampi è stato il presidente di Ucisap, l’Unione dei costruttori di stampi e attrezzature di precisione Lino Pastore, che fra i motivi della poca organizzazione mette anche i ritardi della didattica: «Grazie anche, ma non solo, al ritorno in Europa di parte delle produzioni de-localizzate in passato», ha detto, «l’Italia sta conservando un ruolo di primo piano assoluto nel manifatturiero mondiale. E per questo non può permettersi di non investire in quell’industria che da sempre è una delle sue eccellenze. Per competere da protagonisti la formazione di braccia e cervelli è doverosa: competenze e tecnologia sono i migliori investimenti strategici decisivi nel medio-lungo termine». Ma i budget devono essere mirati; e concorrere allo sviluppo, o meglio ancora alla rivitalizzazione, di skill rispondenti appieno alle vocazioni individuali oltre che alle richieste del mercato. Per Pastore e per Giurgola Stampi, della quale è responsabile commerciale l’alternanza fra banchi di scuola e attrezzeria è già realtà. E anche il segno che, forse lentamente e con misure perfettibili, in Italia qualcosa si muove. «Dalla scorsa estate, per due giorni la settimana Giurgola ha con sé uno stagista», ha ricordato, «con tutte le carte in regola per poter restare in pianta stabile, posto che continui ad apprendere. È questo il modo di formare i giovani in modo completo e farli crescere al di là della teoria e dei libri, mettendoli a confronto con le problematiche concrete di un’impresa». Allo stesso tempo, nella sua qualità di numero uno di Ucisap, Pastore medesimo è impegnato in prima persona nella diffusione della cultura dell’industria meccanica presso le scuole. Anche se si è reso conto da tempo di come i costruttori di stampi necessitino anche di conoscenze di tipo diverso.

foto B giovaniStampisti manager 2.0
«Recentemente Ucisap ha dato vita al corso Da un uomo solo al comando al gruppo dirigente», ha detto, «allo scopo di formare imprenditori, manager e i principali collaboratori, insomma tutti coloro che sono chiamati a farsi carico della guida di un’azienda. Perché in un panorama che cambia molto rapidamente sono vari gli aspetti di natura gestionale da considerare». Dall’identificazione di nuovi mercati alla capacità di leggere i numeri dettagliatamente per trarne informazioni di utilità; sino alle caratteristiche che una struttura commerciale, per piccola che sia, deve avere per cogliere nel segno. In più, Ucisap ha trattato dell’importanza dei servizi ai clienti, sempre più determinanti in uno scenario globale dinamico, con l’obiettivo di «rendere le attrezzerie più forti, indipendentemente dalla loro dimensione». La forza va a braccetto con la visibilità sul web, cui è stato dedicato un corso sulla comunicazione 2.0 che dopo le tappe di Milano replicherà a Torino e a Padova. L’aggiornamento professionale non è che uno fra gli obiettivi del corso per i manager, destinato a passare a una Fase 2 in cui i formatori raccoglieranno dalle 11 iniziali imprese partecipanti dati sulle caratteristiche e le criticità delle loro strutture. In modo che i problemi possano essere condivisi e che si impari a gestirli collegialmente sentendosi – e anche questa è formazione – più colleghi che non semplici concorrenti. Prosegue poi il dialogo con le scuole, che non si limita al Progetto Stampi che insieme a grandi marchi del settore e ai Cnos-Fap dei salesiani Ucisap promuove. «I salesiani», ha concluso Pastore, «dimostrano volontà, competenza, voglia di investire, apertura mentale, disponibilità al dialogo. Mi piacerebbe dar seguito al Progetto con moduli dedicati ai metalli, come ho già suggerito. L’auspicio è lavorare anche con scuole statali e altre realtà, sottolineando il ruolo dell’industria tecnica per l’economia e la nobiltà di una tradizione cui i giovani non sono orientati. Ipotizzo iniziative a progetto, per le singole scuole, sulla scia dei tanti progetti-teatro, musica o sport, per far diventare quello studiato coi salesiani un modello, che può dare ottimi frutti».

Maurizio Todeschini, segretario nazionale per la meccanica industriale degli Cnos-Fap - Centri Nazionali Opere Salesiane - Formazione e Aggiornamento Professionale
Maurizio Todeschini, segretario nazionale per la meccanica
industriale degli Cnos-Fap – Centri Nazionali Opere Salesiane –
Formazione e Aggiornamento Professionale

«Un rapporto autentico con il reale per combattere l’alienazione».
Il direttore del Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione e Aggiornamento Professionale di Torino Rebaudengo, Ermanno Duò, ha citato il direttore amministrativo della Federazione dei Cnos-Fap don Mario Tonini per spiegare che «ai giovani vanno date delle opportunità». E che per questo è necessario «educarli e farli crescere». È il traguardo cui punta con «un’alleanza fra scuole e imprese» il Progetto Stampi che avrà il suo culmine al Mecspe del 2016 e che ha fra i suoi promotori il gruppo Tecniche Nuove Spa. Duò ha sottolineato che «le aziende in crescita cercano ragazzi preparati e qualificati» e che con le nuove normative «il governo sembra avere recepito l’importanza del rapporto scuola-lavoro consolidando un sistema duale fondato sull’alternanza». Facendo suo in parte il modello tedesco dell’apprendistato che ai discenti offre possibilità di «autonomia, crescita, responsabilità»

Così il «lavoro buono che si relaziona direttamente con la realtà» può vincere «quello cattivo del disimpegno, del distacco e dell’alienazione». Sulla difficoltà per le aziende di reperire manodopera qualificata e sull’importanza delle sinergie e dell’amicizia coi partner di Progetto Stampi (Meusburger, Vero Solutions, Ucisap) si è soffermato anche Maurizio Todeschini, segretario nazionale per la meccanica industriale degli stessi Cnos-Fap. «A Mecspe è pronta a tornare e integrarsi», ha detto Todeschini, «l’iniziativa della costruzione di uno stampo, completandosi questa volta con lo stampaggio e il passaggio dall’idea al manufatto, con la partecipazione di 10-15 studenti e coi docenti impegnati esclusivamente nella supervisione». È il punto di arrivo di un cammino iniziato nel 2013 e per il quale il training dei formatori ha richiesto circa 18 mesi oltre all’organizzazione di diversi appuntamenti fra l’Italia e Wolfurt, dove si è tenuta una settimana di corsi presso Meusburger. «Le competenze acquisite verranno veicolate agli iscritti al quarto anno e del triennio nei percorsi di formazione professionale», ha detto Todeschini, «e in un’ottica di formazione continua nell’Istruzione tecnica superiore. I centri salesiani coinvolti sono ad Arese, Bologna, Bra, Perugia, Sesto San Giovanni, Torino, Verona, Vercelli e Vigliano Biellese, con due-tre docenti, per ciascun centro, partecipanti al progetto». L’idea, che ruota attorno a tre moduli rispettivamente dedicati alle tecnologie degli stampi, alla progettazione CAD e alle materie plastiche, scelte «per via della loro ottima e costante performance di mercato», è di «far sì che in primo luogo gli insegnanti sviluppino un linguaggio comune per parlare degli stampi». E che gli stampi acquistino un ruolo centrale nelle loro riflessioni. Che il settore necessiti di cultura lo dimostrano le richieste di informazioni giunte in gran numero da tutta Italia. «E benché sia senza dubbio affascinante l’ipotesi di mettere a punto un Progetto Stampi 2.0 concentrato sulla lamiera», ha concluso Todeschini, «preferiamo muoverci per gradi completando questo primo percorso».

Maurizio Cameletti di HEIDENHAIN ITALIANA
Maurizio Cameletti di HEIDENHAIN ITALIANA

Le risorse umane come valore aggiunto
Maurizio Cameletti di HEIDENHAIN ITALIANA (filiale italiana di HEIDENHAIN, produttore di sistemi di misura di precisione e controlli numerici) crede che anche in futuro i settori della meccanica e delle macchine utensili possano crescere ed esprimere il bisogno di professionalità nuove. «Le risorse umane», ha detto, «sono un valore aggiunto: con corsi o seminari in tutto il mondo HEIDENHAIN si attiva per potenziare quelle esistenti e crearne ex novo, anche con progetti sinergici con partner. Vitali sono il continuo aggiornamento dei propri specialisti e i percorsi formativi interni, organizzati secondo un sistema duale, in ambito sia elettronico sia meccanico, che assicurano personale competente all’azienda stessa».

HEIDENHAIN ITALIANA è impegnata nel mondo della didattica con Programma Scuola con attività dirette e grazie una rete di Centri autorizzati per la Formazione. «Della macchina e delle tecnologie», ha detto Cameletti, «vogliamo fornire una cultura completa, certi che la scuola debba porre le basi dando agli allievi una precisa forma mentis, ma che la didattica più autentica avvenga nelle officine, sul pezzo. Agli studenti dedichiamo iniziative come visite congiunte alle fiere di settore, assicurando un contatto diretto con la realtà della meccanica, offrendo interesse e ottenendo feedback illuminanti».

HEIDENHAIN ITALIANA è parte del Polo Formativo della Meccanica promosso da UCIMU, con il quale ha previsto oltre 50 ore di docenza per 70 ragazzi nel primo trimestre 2016, tutte curate da suoi esperti. Finanzia borse di studio e corsi di specializzazione o post-diploma, spesso a quattro mani con altri player; il dialogo con Università, come il Politecnico di Torino, è aperto e costruttivo e ha portato a organizzare progetti collaborativi.

L’attività di training di HEIDENHAIN si esplicita poi con lezioni riservate agli operatori delle macchine utensili, anche con corsi gratuiti ad hoc organizzati da diversi anni in tutta Italia.

I poli salesiani sono fra le principali sponde del costruttore. Fanno capo all’Ordine tre Centri autorizzati per la Formazione a Torino, Verona e Sesto San Giovanni. Ad essi si aggiungerà nel 2016 quello di Mestre. «L’accreditamento», ha concluso Maurizio Cameletti, «presuppone la presenza di docenti preparati e aule attrezzate con stazioni di programmazione HEIDENHAIN e una macchina utensile equipaggiata con un nostro controllo numerico. Ogni anno il patentino di accreditamento va rinnovato, a garanzia di qualità».

MarcoTagliabue, responsabilecommercialeperilNordOvestitaliano di Meusburger
MarcoTagliabue, responsabile commerciale per il NordOvest italiano di Meusburger

Il buon esempio che viene dall’alto
Il responsabile commerciale per il Nord Ovest italiano di Meusburger, Marco Tagliabue, ha ricordato che nonostante la non più giovane età il fondatore dell’azienda Georg Meusburger frequenta quasi ogni giorno l’azienda «sporcandosi le mani» fra macchine e acciai. E le mani sporche sono simboli della passione e dell’amore del lavoro che il produttore austriaco di normalizzati vuol trasferire anche qui ai giovani: «Il sistema formativo in Italia», ha detto Tagliabue, «presenta evidenti lacune relative soprattutto agli stampi e col nostro lavoro cerchiamo strategie concrete per colmare il gap».

Il riferimento è al Progetto Stampi che Meusburger ha fortemente contribuito a fare emergere grazie in particolare all’impegno iniziale del sales manager Davide De Letteriis, che mira a trasferire in Italia un paradigma di successo e utilità in Austria e in Germania. «Nella sede di Wolfurt», ha detto Tagliabue, «ospitiamo 110 studenti dai 15 ai 18 anni con 25-30 nuovi ingressi l’anno, per tre anni di alternanza studio-lavoro che sono anche un modo per garantire nuove risorse alla società».

Diverranno addetti preparati dal punto di vista tecnico ma pure sotto l’aspetto squisitamente umano: «Si insegna loro un lavoro», ha riflettuto Tagliabue, «cercando allo stesso tempo di trasmettere i valori della disciplina, dell’ordine e del rispetto delle gerarchie, per una vera crescita a 360 gradi». Quel che però sarebbe necessario apprendere e importare dell’esempio sassone sono anche le modalità di coinvolgimento scelte per attrarre gli adolescenti verso un avvenire nella manifattura. «Oltre ad avere attivato spazi dedicati sui social network e su Internet in genere», ha spiegato Tagliabue, «Meusburger ha studiato campagne pubblicitarie basate sullo slogan incisivo Il più importante per noi sei tu. E a far sentire importanti gli apprendisti sono anche le giornate in reparto con trasferimenti finanziati dall’azienda. Molta attenzione è riservata proprio al learning by doing, alle conoscenze pratiche delle macchine; e alla necessità di fare squadra. Eventi di socialità come le gare di pesca o corsa, hanno contribuito a farmi riscoprire in prima persona il senso della collaborazione fra colleghi, che è una fra le motivazioni e le spinte principali per l’apprendimento».

Le tribolazioni di un distributore specializzato
State Technologies è un distributore di presse e sistemi per lo stampaggio termoplastico che integra le attività commerciali con servizi alla clientela che comprendono il training sulle macchine. Ed è soprattutto l’esempio di come trovare oggi nuove leve preparate e motivate sia quanto mai arduo. L’azienda ha infatti bisogno di giovani da far crescere perché diventino formatori dei clienti ma anche i contatti con istituti del suo territorio, hanno dato risultati deludenti, con un 50-60% di ragazzi rivelatisi ben presto inadatti al lavoro. «Oggi presso di noi ci sono tre 19-21enni», ha detto l’amministratore delegato di State Francesco Valsecchi, «e almeno due di loro sono tanto promettenti da esser già stati inviati all’estero a completare la formazione presso le case fornitrici. Non godiamo di finanziamenti mirati e per noi la didattica rappresenta un investimento pesante. Per questo necessitiamo di figure capaci di imparare rapidamente, ma vediamo anche diplomati di ambito meccanico o elettrotecnico con competenze vicine allo zero. Mentre il nostro è un lavoro qualificato fatto di integrazione e personalizzazione».

È possibile che il Progetto Stampi – «Che è però indirizzato più agli utilizzatori delle macchine che alle attrezzature e alla loro efficienza» – metta State in contatto con una realtà di tipo differente, specie dal punto di vista dell’approccio alle mansioni di reparto: «Vorremmo solo umiltà e capacità di fare domande prima di agire», ha concluso Valsecchi, «ma ci scontriamo invece con una realtà di eccessivi agi che hanno generato una scarsa volontà di sacrificio, poca fame, evidente disinteresse».

Ivan Gallicchio, responsabile tecnico Gallicchio Stampi
Ivan Gallicchio, responsabile tecnico
Gallicchio Stampi

Preparazione tecnica e predisposizione all’apprendimento
Con i suoi 40 addetti e un turnover di stagisti piuttosto costante e regolare la torinese Gallicchio Stampi è esempio di come un buon dialogo col mondo della scuola possa, a dispetto naturalmente di qualche prevedibile criticità, soddisfare le esigenze di competenze degli stampisti. «Da circa 35 anni reclutiamo giovani in prova», ha detto il responsabile tecnico Ivan Gallicchio, «e alcuni di loro si sono rivelati poi bravi a sufficienza da essere assunti in pianta stabile. L’ultima posizione è stata regolarizzata lo scorso anno ma periodicamente riceviamo segnalazioni dalle scuole sugli allievi più promettenti, che generalmente rimangono con noi per un periodo di tempo fra quattro e sei mesi». Per i ragazzi la permanenza in reparto è un modo di dare seguito alla preparazione ricevuta in aula e per completarla e lavorare in autonomia si impiega di solito un anno circa, posto però che «quella dello stampista è una mansione che si affina con il tempo e con l’esperienza». Oltre che con i Cnos-Fap dei salesiani che sul territorio di Torino sono una presenza molto importante Gallicchio ha trovato partner affidabili come Casa di carità Arti e mestieri, l’altro istituto salesiano torinese Agnelli; ed Engim: «A volte è capitato di trovarsi davanti a persone dalle basi educative insufficienti», ha proseguito Gallicchio, «ma ci sono anche casi di operai arrivati in attrezzeria da adolescenti e rimasti per più di 15 anni». Le esperienze negative sono state perciò abbastanza limitate anche se l’asticella della complessità del lavoro si alza progressivamente: «Oggi abbiamo bisogno per lo più di operatori su controlli numerici, software di progettazione e attrezzisti specializzati sullo stampo», ha detto Ivan Gallicchio, «specie su sistemi Heidenhain e Vero Solutions e anche per questo siamo molto interessati all’evolversi del Progetto Stampi. Perché se pure è vero che agli studenti e diplomati chiediamo soprattutto educazione e predisposizione all’apprendimento, allo stesso tempo non si può negare che in materia di stampi la didattica è mancata: un’iniziativa come quella dei Cnos-Fap può colmare le lacune di tipo tecnico».

Nella foto, Roberto Valvano - area sales manager per la provincia di Varese Roberto Valvano e Anna Scaltritti, dirigente scolastica.
Nella foto, Roberto Valvano – area sales manager per la provincia di Varese Roberto Valvano e Anna Scaltritti, dirigente scolastica.

Un modello duale alternativo a quello tedesco
Partner anche dei salesiani la multinazionale nippo-tedesca delle macchine utensili DMG-MORI ha attivato da oltre cinque anni una collaborazione con l’Isis Andrea Ponti di Gallarate (Varese) cui dà un forte contributo lo area sales manager per la provincia di Varese Roberto Valvano, che della scuola è un ex studente. «Promuoviamo da tempo la relazione con aziende innovative», ha detto la dirigente scolastica Anna Scaltritti, «con lezioni specialistiche, presentazioni di prodotto e visite ai reparti, nell’ottica di una alternanza fra scuola e lavoro. E, finanziamenti permettendo, con DMG-MORI stiamo trattando anche l’acquisto di tecnologie software di simulazione dei processi per le macchine a controllo numerico». Per Valvano l’imperativo è «aprire le scuole al mondo avvicinandole alle imprese che presentano ora una forte domanda di operatori» e «fra open house e altre iniziative alimentiamo la passione per la meccanica, sperando poi di aumentare la familiarità con le macchine con forniture dedicate». Scaltritti ha quindi notato come l’alternanza che oggi le norme sanciscono con il raddoppio delle ore di pratica per gli istituti tecnici sia al Ponti una tradizione coltivata «col dialogo fra tutor aziendali e tutor scolastici». In corso è l’identificazione di giovani per i quali raggiungere il Centro tecnologico di DMG-MORI a Milano sia meno problematico, per stage di due settimane, inizialmente, che potranno proseguire poi in estate. «Nel 2014», ha detto, «gli stagisti del Ponti sono stati 700 e ora se ne prevedono 900 presso alcune delle 300 società con cui siamo in contatto».

Le assunzioni, in attesa che per dare compiutezza ai progetti arrivino anche contributi economici dall’industria, sono comunque pressoché garantite per i diplomati del settore meccanico. «Pensiamo a una scuola», ha detto Valvano, «capace di diventare una bussola per gli studenti, in modo da rivitalizzare la cultura meccanica varesina e italiana. Le prospettive occupazionali non mancano per chi capisce che la meccanica è gratificante anche se per formare competenze adeguate all’ecosistema delle macchine servono percorsi di durata almeno quadriennale. Giovani portati in visita presso il nostro stabilimento tedesco di DECKEL MAHO a Pfronten in occasione dell’annuale Open house hanno ricevuto il plauso della dirigenza ».

Lontano è ancora il sistema duale tedesco, che come hanno precisato Valvano e Scaltritti viaggia su binari paralleli ma resta un esempio da seguire. «In Germania il contratto di apprendistato nasce in azienda e prosegue a scuola: un paradigma rovesciato rispetto al nostro. Ma un modello duale è praticato anche qui dal 2009 con gli stage previsti per l’istruzione tecnica superiore post-diploma».

Marino Cignetti, amministratore del produttore di software per gli stampi e l’industria Vero Solutions
Marino Cignetti, amministratore
del produttore di software per
gli stampi e l’industria Vero Solutions

Un tecnico in famiglia
«Per i ragazzi il freno a una possibile carriera negli ambiti meccanico o degli stampi è spesso rappresentato dalle famiglie timorose che il lavoro d’attrezzeria sia troppo brutto, sporco, cattivo». Questa la considerazione di Marino Cignetti, amministratore del produttore di software per gli stampi e l’industria Vero Solutions, che sul training agisce sia con corsi e seminari per gli utenti sia collaborando con scuole e atenei. Fra questi l’Omar di Novara, i torinesi Pininfarina, Camerana ed Enaip, oltre al Politecnico; l’Its di Ivrea e i Cnos-Fap salesiani. «L’idea», ha detto Cignetti, «è una formazione post-scuola che unisca le esigenze delle imprese, in cerca di giovani non già formati ma a conoscenza del mondo-stampi; e quelle degli studenti e diplomati a caccia di occupazione». Certo, servono investimenti dedicati che, in attesa di progetti chiari da parte delle istituzioni, vengono dalle imprese, e programmi riguardanti tanto il segmento della plastica quanto la lamiera. Cignetti e Vero Solutions, non a caso, pensano di provvedere in proprio, insieme ai loro partner: «Abbiamo una sede, gli applicativi e i formatori», ha detto, «ma soprattutto una finalità: il profitto nostro e quello dei sistemi della didattica e del lavoro, anche se i ritorni non sono a breve ma su un periodo di quattro-cinque anni almeno. Colmeremo così le lacune, anche finanziarie, delle scuole». L’amministratore della software house con sedi a Strambino (Torino) e Marcon (Venezia) ipotizza un corso da 80 ore sapendo, per l’esperienza maturata con le presentazioni in una varietà di istituti tecnici e poli universitari, «che i ragazzi sono ricettivi, cercano stimoli che altrove non ritrovano». Vero Solutions, che cerca sponde e spalle valide in altri produttori, scuole e sigle di categoria, «perché bisogna aprirsi e capire il vero significato della collaborazione, identificare i problemi e superarli», guarda anche a disoccupati e cassintegrati, ai quali offre percorsi formativi gratuiti. Perché il recupero di una dimensione professionale adeguata è importante quanto il primo impiego.

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