Finanza e Reti d’impresa

Il fenomeno globalizzazione, intesa come sempre più frequenti delocalizzazioni produttive e apertura di nuovi mercati di sbocco, si sta rivelando in tutta la sua ampiezza e impatto sul drastico e repentino cambiamento degli equilibri socio-economici. Sta imponendo a tutte le organizzazioni di rivedere radicalmente il proprio modo di fare impresa in funzione di un contesto di riferimento sempre più ampio, complesso e competitivo che non richiede più solo logiche di prodotto e di mercato locale dove l’offerta è spesso sovradimensionata rispetto alla domanda. Assistiamo alla difficoltà di accedere al credito e all’aumento dei tassi di interesse, delle materie prime, dell’energia; non è stato risolto il tema della finanza strutturata; sono in atto crisi geo-politiche non previste; il supporto pubblico è limitato. Tutto questo mette a dura prova il nostro sistema sul territorio e rende le nostre imprese più deboli di fronte a una ripresa che ancora non appare solida e concreta. Per avviare un circuito virtuoso servono azioni rapide in quattro aree: Finanza, Tecnologia e Innovazione, Internazionalizzazione, Percorsi di evoluzione e aggregazione.Fino a non molto tempo fa quella della piccola impresa sembrava la formula vincente, anche e soprattutto rispetto alla grande impresa, spesso percepita come poco efficiente e lenta a recepire i cambiamenti del mercato. Nel giro di pochi anni questa visione è profondamente mutata, facendo emergere limitate economie di scala, insufficienti risorse finanziarie per investimenti di ampio respiro, carenza di professionalità specifiche in alcune funzioni strategiche, difficoltà di pianificazione a medio – lungo termine.Oggi più che mai diventa fondamentale per le aziende muoversi verso sistemi collaborativi dove esperienze, competenze, processi e obiettivi sono integrati, con un approccio che si propone di sostituire alle logiche individualistiche criteri innovativi costruiti sui network a garanzia di un umanesimo imprenditoriale che arricchisce non tanto il singolo quanto la meritocrazia e la rete nel suo complesso. E’ emersa da più parti la necessità di sostenere le piccole e medie imprese proponendo nuove forme organizzative che consentano, pur nel rispetto della indipendenza e dell’autonomia decisionale di ciascun imprenditore, di raggiungere rapidamente un adeguato livello di strutturazione e dimensionamento. Il diritto societario e commerciale hanno nel tempo maturato e previsto numerosi strumenti formali, contrattuali e patrimoniali (subfornitura, concessioni, licenze, franchising, Distretti, Consorzi, Ati, Geie, Joint – Venture, Holding, …) finalizzati alla collaborazione e alla aggregazione ma è con il “Contratto di Rete”, istituito e introdotto dal Legislatore con la legge numero 33 del 2009, che è stata data una spinta decisiva alla promozione della crescita competitiva tramite forme di interazione, essenzialmente in termini di qualità ed innovazione. La Rete così come definita rappresenta per le imprese italiane una occasione unica per esaltare e valorizzare le proprie eccellenze in modo sinergico nonché reagire a questa fase di profondo cambiamento cogliendo dalle difficoltà opportunità distintive ed innovazioni radicali.

Le tipologie di rete Le tipologie più comuni di Rete vengono definite “del sapere” con l’obiettivo di scambiare informazioni e know-how, “del fare” finalizzate allo scambio di prestazioni, “del fare insieme” attente ai progetti di investimento comuni. A seconda dell’approccio alla filiera o al mercato possono essere verticali, orizzontali o miste.I soggetti che intendono aderire a una Rete possono accrescere la propria massa critica a livello dimensionale e contrattuale, dare vita a collaborazioni operative e commerciali, accedere a soluzioni e agevolazioni amministrative, fiscali e finanziarie. Queste ultime, di grande attualità data la seria difficoltà ad accedere al credito e di disporre di nuove risorse, basano il proprio interesse e prospettiva sul recupero del dialogo tra il “fare impresa” e la “finanza” di supporto, troppo spesso caratterizzato da una marcata asimmetria culturale, formativa e informativa. Nel mercato vi sono notevoli risorse finanziarie disponibili che vanno però orientate su iniziative, interessi e obiettivi coerenti, compresi, condivisi, comuni e di prossimità. Il “Management Team di Rete” Al fine di garantire delle condizioni confortevoli e fiduciarie nel breve, medio e lungo periodo con tutti i vari interlocutori, di diversa natura ed estrazione, è importante poter contare su un consolidato e affiatato “Management Team di Rete”, caratterizzato da esperienze, competenze, relazioni trasversali, certificate, distintive e complementari, in ambito operativo, commerciale, legale e finanziario. Questo consente di essere non solo garanti della impostazione, della governance e dello sviluppo dei vari progetti nelle loro diverse fasi ma anche della sostenibilità e della redditività degli investimenti sottostanti. Gli investitori privati, gli istituti finanziari, i fondi (venture capital e private equity) ragionano sempre più spesso sulla validità delle Reti di Impresa quale nuova modalità per affrontare i mercati attuali, riconoscendogli una caratterizzazione come start-up con una adeguata ponderazione tra gli aspetti new (il progetto) e quelli old (i partecipanti). A questo proposito si riscontra un loro coinvolgimento crescente fino al punto da elaborare indicatori (es. Rating di Rete) e strumenti (es. Bond di Rete) ad hoc nonché parteciparvi direttamente in modo da presidiare e auspicabilmente superare le criticità correlate all’area credito e finanza. Il contesto politico, istituzionale, finanziario, socio-economico è consapevole, attento e partecipe di questa nuova realtà al punto di dimostrare in più occasioni non solo di comprenderla ma di stimolarla. Per le sue caratteristiche la Rete di Imprese è, almeno nella fase iniziale, sicuramente una forma organizzativa più debole e frammentata, ma sicuramente propedeutica, rispetto ad altre che si possono ottenere tramite operazioni più strutturate come per esempio le fusioni e le acquisizioni. E’ per questo che è fondamentale dimostrare preventivamente agli interlocutori unitarietà di intenti e di azione tramite la predisposizione e la presentazione di programmi, progetti industriali, regole di governance ben definiti. Il raggiungimento poi strada facendo di obiettivi di breve e medio periodo nonché magari la progressiva evoluzione della forma e del livello di consolidamento della collaborazione saranno ulteriori conferme della bontà della scelta del modello di business, non a rischio di perdita di imprenditorialità come spesso accade ma addirittura in grado di fare leva sulla stessa, per numero e diversificazione dei componenti. Il crescere dei casi concreti di successo aiuteranno sicuramente a far rientrare queste considerazioni in una cultura acquisita di impresa. E’ arrivato il momento di accelerare, con metodo e determinazione.

Fonte: Fincons – Associazione FARE IN RETE

Il rapporto di Unioncamere e i numeri della Reti

L’ultimo rapporto di Unioncamere basato su dati Infocamere (aggiornamento al 29 dicembre 2012), evidenzia che i contratti attivati in Italia a fine 2012 sono 647 per un totale di 3.360 soggetti coinvolti di cui 3.350 Imprese, 6 Fondazioni, 4 Associazioni. Sono 101 le Imprese coinvolte in due contratti, 10 in tre, 3 in quattro, 1 in cinque. Sono coinvolte 99 Province e 20 Regioni. In 310 casi il contratto coinvolge tra quattro e nove imprese, in 175 tre; in 92 due, in 69 tra dieci e cinquanta, in un solo caso oltre 50. Nella classificazione per natura giuridica prevalgono le società di capitale (2.275) seguite dalle società di persone (437), dalle imprese individuali (350), dalle cooperative (228). 261 contratti sono limitati a una sola provincia, 201 due, 185 tre o più. 468 sono su base regionale, 122 su due regioni, 57 su tre o più. La Lombardia guida la tendenza con 198 contratti e 782 soggetti. Seguono l’Emilia Romagna (145 e 482), il Veneto (91 e 267), la Toscana (81 e 496), il Lazio (68 e 176), le Marche (52 e 159), il Piemonte (51 e 161). Le prime Province sono Milano (121 e 254), Roma (58 e 125), Bologna (57 e 124), Modena (48 e 125), Brescia (42 e 119), Firenze (41 e 149), Bergamo (40 e 78). Tra i settori primeggiano i servizi avanzati di supporto alle imprese con 384 soggetti, le costruzioni e la bioedilizia (337), la lavorazione dei metalli (297), i beni per la casa e il tempo libero (226), la meccanica e i mezzi di trasporto (224), il commercio all’ingrosso (200), i servizi informatici e delle telecomunicazioni (188). A livello di macro settori l’industria in senso stretto (1383), i servizi alle imprese (828), le costruzioni e l’edilizia (337). L’obiettivo a breve è molto più ambizioso ed evidenzia 2.000 contratti con 10.000 imprese coinvolte. Dopo il primo trimestre 2013 si riscontrano già 764 contratti con 3.943 partecipazioni.

 I CONTRATTI DI RETE – Legge 33/2009

“Con il contratto di rete più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e a tal fine si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa”.

LE FASI DA SEGUIRE

1° La definizione della strategia Un Contratto di Rete serve a implementare una strategia ben definita; in questa prima fase è necessario esplicitare l’identità e l’allineamento dei singoli attori e della Rete nonché il programma e gli obiettivi.

° Prima stesura del contratto di rete Al fine di facilitare l’immedesimazione con questo nuovo strumento giuridico, una prima stesura base del futuro Contratto di Rete consente di affrontare alcuni temi fondamentali come la governance, il fondo patrimoniale, le spese e gli investimenti, la entrata e l’uscita dei membri, l’organizzazione delle attività.

3° Programma di rete Rappresenta il cuore del contratto e del lavoro da svolgere. Dopo aver affrontato e compreso natura e scopo, si devono definire analiticamente le singole attività, ruoli e responsabilità, i compiti di ciascuna impresa, il piano di lavoro ed i relativi tempi di esecuzione.

4° Stesura del contratto definitivo Consiste nella predisposizione e stipula notarile del contratto e nella sua iscrizione presso il Registro delle Imprese.

5° Gestione operativa del contratto di rete La Rete ed il contratto sottostante prevedono una gestione trasparente, coerente, efficace ed efficiente dal punto di vista operativo, commerciale, giuridico, amministrativo, contabile, finanziario, fiscale.  

Diego Creazzo* e Marco Zanolli***Manager di Rete e Presidente Associazione Fare in Rete**Amministratore Delegato Fincons S.r.l. e Vice Presidente Associazione Fare in rete

contatto diretto:fincons@fincons.eu tel. 0444964833

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

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