Fanuc: intercettiamo le esigenze dei mercati

Germano Pezzini, responsabile per le vendite dell’area Robomachines di Fanuc.

Vista nell’ottica della multinazionale giapponese Fanuc che ha di recente proceduto alla riunione in Europa delle divisioni Robotics, Factory Automation e Robomachines, il mercato italiano sta attraversando un momento di buona salute. «L’andamento del panorama di casa nostra è soddisfacente», ha detto a Stampi il responsabile per le vendite dell’area Robomachines Germano Pezzini, «e le richieste sono in crescita. I provvedimenti normativi di incentivazione all’acquisto di tecnologie ci stanno aiutando e i settori interessati all’offerta Fanuc sono molti, nonostante i tempi lunghi dei finanziamenti. Fra questi, anche gli stampi». A questo proposito l’azienda distingue fra il segmento della trancia, che ha patito più di una difficoltà ma appare oggi «in lento risveglio» e quello dell’elettroerosione a filo, che include sì gli stampisti ma che si rivolge più ampiamente alla meccanica di precisione in generale. L’opinione di Pezzini è stata riproposta, confermata e declinata in chiave continentale da Gianluca Tristo, che presso il produttore riveste il ruolo di junior technical support engineer per quel che riguarda la serie Robocut. «L’Europa», ha argomentato Tristo, «manifesta delle tendenze analoghe. Per quel che concerne la nostra attività siamo ottimamente posizionati su stampi punzone-matrice e taglio del policristallino; laddove l’elettroerosione è destinata per lo più al tooling oppure a quelle specialità del biomedicale che richiedono anche pezzi finiti. Nell’Unione europea allargata i trend di sviluppo più marcati si registrano nei Paesi dell’Est e in particolare nella Repubblica Ceca; mentre in altre zone la situazione è di relativa stabilità».

Facendo tesoro delle esperienze e dei desiderata dei suoi utilizzatori Fanuc ha sviluppato il modello di elettroerosione a filo Robocut α-C800iB, una macchina di grandi dimensioni e con tavola rigida da 800 millimetri.

L’innovazione secondo Fanuc
È proprio facendo tesoro delle esperienze e dei desiderata dei suoi utilizzatori che il produttore ha sviluppato il modello di elettroerosione a filo Robocut ɑ-C800iB. Si tratta di una macchina di grandi dimensioni e con tavola rigida da 800 millimetri che affianca in catalogo le sorelle minori focalizzate sul range 400-600 millimetri. «Robocut ɑ-C800iB», ha proseguito Gianluca Tristo, «entra nello specifico di comparti come lo automotive e come la subfornitura, ma ha dalla sua il pregio della flessibilità. Questo la rende adatta a servire le esigenze di altre lavorazioni come quelle del metal cutting in genere o quali l’aerospazio». Fra le novità introdotte dalla più recente release gli intervistati hanno messo in evidenza il ruolo del generatore che «si è evoluto» grazie pure «all’ottimizzazione delle operazioni di controllo della scarica» oltre che al miglioramento delle soluzioni e dei parametri di processo. Garantiscono performance più elevate e tempistiche ridotte, nel segno di «un’affidabilità superiore in linea con la proposta Fanuc; e con un incremento delle prestazioni che tuttavia non intacca le caratteristiche di semplicità d’uso, bassi costi e manutenibilità della gamma». Il costruttore ha lavorato sui temi del risparmio energetico e della più contenuta usura del filo curando i processi non presidiati e assicurando una capacità di carico del filo sino ai 30 chilogrammi. Infine, è equipaggiata con la funzionalità Core Stitch a sostegno dei pezzi tagliati, studiata in base alle peculiarità tipiche del filo Fanuc. E sotto i riflettori c’è dell’altro.

Verso la quarta rivoluzione industriale
Non poteva infatti mancare nel quadro complessivo delle strategie produttive e commerciali della società fondata nel 1972 l’aderenza ai principi dell’Industria 4.0. «Nella nostra visione», ha detto il responsabile per le vendite Marco Pecchenini, «Industrie 4.0 significa in primo luogo connettività. Per questo abbiamo messo a disposizione dei clienti il software Mti Link-i, compatibile con tutte le macchine a controllo numerico e con tutti i robot di Fanuc. Perché una agevole lettura della sensoristica e la disponibilità immediata delle tabelle per la diagnostica o la manutenzione coincidono con il ridimensionamento dei costi e degli errori dovuti a una errata interpretazione dei parametri, a beneficio dei nostri utilizzatori finali». Attraverso applicativi di terze parti Fanuc offre oggi la possibilità di accedere al ventaglio completo delle sue risorse per il manufacturing avanzato, delle quali i sensori sono una parte. «L’Industria 4.0», ha commentato Pecchenini, «è uno dei tasselli della nostra politica di servizio all’utenza, cui proponiamo strumenti dai costi del tutto pianificabili e quantificabili». Il futuro secondo il gruppo con quartier generale italiano ad Arese, alla periferia ovest di Milano, passa anche per il rilancio di una tecnologia che già da tempo fa parte del suo bagaglio ma la cui diffusione in Italia può e anzi deve consolidarsi ulteriormente. Alla Bimu dello scorso ottobre il vendor ha puntato molto sulle presse elettriche per l’iniezione plastica.

Roboshot α-Sia, il nome della pressa elettrica flessibile a 360 gradi, che garantisce un’elevata qualità del processo di stampaggio ed è pronta per la quarta rivoluzione industriale.

Costi inferiori del 70%
La stragrande maggioranza delle imprese italiane della meccanica a 360 gradi ricorre a tutt’oggi per lo più a presse idrauliche; ma Fanuc ha sempre viaggiato in controtendenza, puntando «sin da subito su una soluzione completamente elettrica», come ha ricordato Marco Pecchenini. Questo dà modo al colosso nipponico di sfoggiare nel campo un expertise quasi unico che rappresenta secondo gli intervistati «un punto essenziale» che il mercato finirà per premiare trainando i risultati di vendita di Roboshot ɑ-Sia, il nome della pressa elettrica. «Siamo specializzati sui controlli numerici», ha detto a Stampi il sales executive Ivan Saviola, «e oggi intendiamo portare al mercato della lavorazione plastica le nostre competenze, assicurando agli operatori del comparto gli stessi livelli di tolleranza tipici dell’asportazione di truciolo». La tecnologia di movimentazione di una pressa elettrica può vantare la medesima precisione e le caratteristiche di fondo di una macchina utensile di diversa destinazione. E rispetto alle sue omologhe idrauliche Roboshot ɑ-Sia attrae per i suoi costi operativi del 70% inferiori a quelli di una pressa idraulica; nonché del 15% più bassi a paragone con quelli delle altre elettriche. Preparata per l’interfacciamento software in base a protocolli standard, Roboshot ɑ-Sia è nelle parole di Saviola «Roboshot è flessibile a 360 gradi, garantisce un’elevata qualità del processo di stampaggio ed è pronta per la quarta rivoluzione industriale». Ma anche per presidiare una nuova frontiera che nel parere del sales executive è data dall’uso di «multi-iniezione sino a tre componenti; dallo stampaggio di materiali come il silicone e da processi quali il Ceramic injection molding e il Metal injection molding». All’interno di una nicchia quale quella delle presse elettriche, almeno nella Penisola, la macchina ha dinanzi a sé prospettive incoraggianti. A determinarle, la nuova struttura che il produttore si è dato: «Le presse elettriche sono sul mercato italiano da 18 anni circa», ha concluso Ivan Saviola, « adesso stanno suscitando notevole interesse specialmente nelle aziende che investono in tecnologia. La forte spinta avvenuta dall’unificazione delle tre divisioni Robotics, Factory Automation e Robomachines che ha agevolato una più efficace comunicazione del nostro e del loro valore, dando un ulteriore impulso anche alle vendite».

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