Essere o non essere… un utensile? Il problema della Direttiva Macchine per gli stampisti

DSC_0775L’introduzione del concetto di “attrezzatura intercambiabile” e di “quasi macchina” nella versione della direttiva macchine 2006/42/EC, ha messo in agitazione non poche categorie tra le quali, giustamente, chi produce o usa gli stampi qualunque sia il loro impiego. Di fatto si tratta di definire se lo stampo deve essere considerato un “utensile”, una “attrezzatura intercambiabile” o una “quasi-macchina”. Vi sono al riguardo differenti discussioni e posizioni (una di queste è quella di Istma Europe che si può trovare sul sito di UCISAP, menù a sinistra, ultima voce) e varie richieste di chiarimenti. La risposta a questa domanda comunque non è semplice e non è univoca. Come spesso succede la risposta è, secondo me, “dipende”. Dipende da come è fatto lo stampo (non tutti gli stampi sono fatti e funzionano nello stesso modo) e non dal suo valore (anche se le due cose sono abbastanza collegate). Da una ricerca che ho condotto su vari documenti (comunità europea, ISPESL, pareri di esperti) risulta che lo stampo cambia status, dal punto di vista della direttiva macchine, a seconda del suo livello di complessità. Un po’ come dire che la parola “stampo” è troppo generica per rappresentare oggetti decisamente diversi tra di loro. Lo stampo più semplice (quello composto da due pezzi di metallo) viene considerato un componente, ovvero qualcosa di molto simile ad un utensile (per quanto “utensile” non sia definito nella direttiva macchine) per il quale occorre fornire, da parte del costruttore, un documento con le informazioni necessarie ad un suo corretto assemblaggio (peso, dimensioni, procedure di fissaggio, procedure di movimentazione). Per uno stampo più complesso nel quale sono presenti anche componenti aggiuntivi (cilindri oleodinamici, valvole, sistema di riscaldamento, …) vanno ugualmente fornite informazioni (pressione massima, specifiche del sistema idraulico o pneumatico, temperatura massima del sistema, specifiche del sistema elettrico e così via) più naturalmente tutto quanto riportato per lo stampo più semplice. Tutte queste caratteristiche devono essere, naturalmente, in accordo con quanto previsto nel manuale di uso e manutenzione fornito dal costruttore della macchina su cui lo stampo viene montato. E’ parere diffuso che, siccome in entrambi i casi gli stampi possono essere azionati solo dal comando della pressa ed i loro movimenti sono interbloccati dal sistema di protezione della macchina stessa, queste due prime tipologie di stampi non possono essere considerati attrezzature intercambiabili anche perché il loro utilizzo rientra nell’uso previsto dei macchinari. Infatti la direttiva cita (articolo 2, lettera b): “«attrezzatura intercambiabile»: dispositivo che, dopo la messa in servizio di una macchina o di un trattore, è assemblato alla macchina o al trattore dall’operatore stesso al fine di modificarne la funzione o apportare una nuova funzione, nella misura in cui tale attrezzatura non è un utensile”. Esempio: una lama spazzaneve o una attrezzatura spargisale da montare su un camion è da marcare CE anche se da sola non funziona perché modifica la funzione del camion ed è quindi vista come attrezzatura intercambiabile. Un’ulteriore osservazione: anche se un elemento montato su una macchina può essere considerato “utensile” (la tipica fresa, per intenderci) se questo è progettato o realizzato male o montato in macchina senza seguire in modo corretto le specifiche generando un infortunio, il produttore o l’utilizzatore sono comunque responsabili. Occorre tenere sempre presente la sicurezza degli operatori. Terza ipotesi di stampo vede presente anche un sistema di comando fornito dal costruttore che permette movimenti indipendenti dalla macchina. In questo caso è necessario garantire il corretto livello di protezioni considerando una analisi dei rischi complessiva di pressa e stampo facendo particolare attenzione al sistema di interblocco e di protezioni che deve essere integrato per le due parti (stampo e macchina). Lo stampo deve essere fornito di tutta quella documentazione che ne permette il montaggio in macchina e la sua integrazione al sistema di comando e di sicurezza della macchina stessa senza incrementare il livello di rischio dell’operatore. Devono inoltre essere applicate tutte le direttive di riferimento (ad esempio la direttiva bassa tensione). In questo caso il mio parere è che si trovi di fronte a qualcosa che può essere definito “attrezzatura intercambiabile” essendo presenti anche dispositivi di potenza che possono cambiare le caratteristiche della pressa. Fondamentalmente concordo con le conclusioni del documento di ISTMAeurope. Siccome occorre progettare “bene” anche un utensile e fornirlo di tutta quella documentazione di supporto necessaria al suo corretto utilizzo e richiesta dalla legislazione nazionale, non si vedono svantaggi particolari nel riferirsi alle procedure di valutazione della conformità nel rispetto della direttiva macchine. Si può così stare maggiormente dalla “parte della ragione”.

Claudio Giardini, Università di Bergamo e Direttore tecnico della rivista Stampi – progettazione e costruzione

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