Editoriale: può la pallavolo aiutare in azienda?

Cluadio Giardini. Università di Bergamo Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell’Informazione e della Produzione
Cluadio Giardini. Università di Bergamo Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell’Informazione e della Produzione

Mi sono veramente divertito un sacco vedendo su youtube i video di Julio Velasco, allenatore di pallavolo, che parla dei problemi presenti nella sua squadra e degli atteggiamenti dei giocatori nei vari ruoli. Gli attaccanti, sostiene, schiacciano male perché la palla non è stata alzata bene e quindi suggeriscono agli alzatori come devono alzare la palla: un po’ più in alto, un po’ più a destra. Sono così esperti dell’alzata che si immagina che gli schiacciatori al bar discutano di come vanno alzate le palle.

Dal loro canto gli alzatori, continua Velasco, alzano male perché i ricevitori passano male la palla ricevendola male e quindi danno suggerimenti ai ricevitori su come ricevere: anche gli alzatori, quindi, sono esperti del ruolo di altri. In pratica i palleggiatori non riescono a dare la palla bene agli schiacciatori perché il difetto è nei ricevitori che la ricevono male.

I ricevitori a quel punto si guardano intorno e non trovano più nessuno a cui dare la responsabilità del loro lavoro svolto male. Di certo non possono dire ai battitori della squadra avversaria: “battete piano” o “fate una battuta facile, così noi la riceviamo bene e la passiamo bene ai palleggiatori che la alzano bene agli schiacciatori che quindi la schiacciano meglio”.

Ecco allora che Velasco dice che ha introdotto una regola molto semplice: “gli schiacciatori non parlano dell’alzata: la risolvono”. Non devono, cioè, giudicarla ma risolverla. Ed il giudizio non si riferisce solo a quello negativo, ma anche a quello positivo: se adesso ti dico che l’alzata andava bene, ma la volta precedente non ti ho detto niente, significa che quella di prima era sbagliata. E quindi in pratica lo schiacciatore sta ancora parlando dell’alzata. Piccolo problema: loro schiacciano, non alzano.

Cosa vuole quindi Velasco? Vuole schiacciatori che schiacciano bene palle alzate male. Così i palloni alzati bene saranno schiacciati benissimo. Quindi: non ne parliamo, risolviamo. La realtà, continua Velasco, è come è e non come io voglio che sia. Se la palla è alzata bassa il bravo schiacciatore deve aprire nella sua testa il file “palla alzata bassa” dove c’è la soluzione al problema delle palle alzate basse. E sicuramente questa soluzione non è “schiacciarla come se fosse alta”. Ci sono altre soluzioni che vanno usate.

Se invece quando arriva la palla lo schiacciatore non apre nessun file o apre il file generico “alzata”, certo che la soluzione non la trova. Questo, conclude Velasco, perché lo schiacciatore sta spendendo tempo e risorse anziché per aprire il file della soluzione, per commentare “questa palla è un po’ bassa, secondo me”.

Provate a pensare quante volte situazioni di questo genere sono presenti nelle nostre realtà e nelle nostre organizzazioni: un problema molto comune, quindi, non solo alle squadre di pallavolo, ma a tutte le squadre. Della serie “siamo tutti commissari tecnici della nazionale”. Tutti molto esperti dei problemi degli altri e un po’ meno esperti dei nostri. O meglio: dei nostri problemi siamo espertissimi ed abbiamo la soluzione migliore, certo purché la realtà vi si adatti. Se la realtà non è quella che per noi è il meglio, anziché trovare una soluzione per poter fare comunque il nostro lavoro, si pretende alle volte di cambiare la realtà.

Ecco quindi la difficoltà che un bravo leader deve affrontare: riuscire a far funzionare la sua squadra convincendo i membri del team che le proprie risorse vanno spese non per criticare, ma per risolvere problemi. Capaci tutti a lavorare bene se non ci sono problemi, se si sta nella norma, se non c’è variabilità. Ma cosa si deve fare quando il problema si presenta? Criticarlo o risolverlo? O agire come se il problema non esistesse? Il leader è chi riesce a costruire un vero ambiente propositivo, positivo e reattivo e non un ambiente di malessere, dove si preferisce la critica, dove si deve sempre cercare un alibi come fanno i bambini.

Motivazione, condivisione, senso di squadra, presa di coscienza, formazione (eh sì, sempre quella), coltivazione delle caratteristiche e delle capacità di problem solving. Ecco cosa serve, sia nelle squadre di pallavolo che in tutte le altre organizzazioni.

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