Editoriale: Energia, non è proprio banale

Cluadio Giardini. Università di Bergamo Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell’Informazione e della Produzione
Claudio Giardini. Università di Bergamo Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell’Informazione e della Produzione

In questi ultimi periodi si è tanto parlato, ed ancora si parla, di energia e di quanto ad essa collegata. Di fatto per le aziende è alla stregua delle materie prime: se devo realizzare uno stampo e sono senza acciaio non so cosa lavorare, se ho l’acciaio ma non ho l’energia non so come lavorare. Tutto quello che facciamo, dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina, ha bisogno di energia. Niente è più fondamentale e critico dell’energia. Eppure sembra che a nessuno interessi. Con nessuno intendo chi in anni e anni e anni non ha ancora sviluppato un piano energetico nazionale che ci guidi nelle scelte connesse con il mondo dell’energia. Appena qualcosa ci sembra chiaro, ecco che subito il sistema “mondo” si ribalta e le cose vanno esattamente nella direzione opposta.

Non è una novità ne’ una rivelazione dire che interessi geopolitici influenzano le nostre scelte senza che noi si abbia modo di intervenire in essi. Da un lato vogliamo la riduzione dell’impatto ambientale (vi ricordate tanti anni fa il protocollo di Kyoto? Io che sono uno stato virtuoso e produco meno CO2 di un altro stato posso vendergli la mia quota di produzione … allucinante), meno polveri sottili (targhe alterne, limiti di velocità, riduzione di 2 gradi nel riscaldamento delle case, addio agli euro 3), meno inquinamento delle falde acquifere, migliore smaltimento dei rifiutiraccolta differenziata, sistemi di illuminazione a basso impatto ambientale, e dall’altro non abbiamo un piano che definisca come si vuole produrre questa energia e si continua a contare su risorse fossili, gas o petrolio che sia.

I grandi sapienti economici mondiali prevedono che il petrolio arriverà a 20 dollari al barile, ma sono gli stessi che qualche anno fa (quando era a 130 dollari al barile) hanno detto che sarebbe arrivato a 200: come si fa a credergli oggi? E poi la cosa meno capibile di tutte: se oggi il petrolio costa come 7/8 anni fa, perché i costi di fornitura elettrica, di fornitura del gas, del carburante non sono agli stessi livelli di questi 7/8 anni fa? Colpa delle tasse, delle accise. Ma allora la fornitura energetica non è un elemento chiave per lo sviluppo di un paese (almeno nel nostro), perché se così fosse per rendere il paese competitivo dovrebbe calare di prezzo.

E’ evidentemente vista come un elemento chiave per portare a casa quattrini. Con i costi attuali del petrolio pensare di continuare ad investire in forme alternative di produzione dell’energia è veramente difficile per la estremamente bassa competitività economica. Pensare di rinunciare a spazi di coltivazione per realizzare al loro posto biocarburanti è ancora significativo? È etico? Ma se brucio biocarburanti, il PM10 cala nell’atmosfera? E la quantità di CO2? Ho sentito così tanti pareri che mi chiedo se c’è qualcuno che lo sa davvero e qual è la risposta giusta. E allora?

Dobbiamo vedere l’aspetto ecologico, il così detto impatto ambientale, da un altro punto di vista. Deve essere un dovere sociale, prima che un mero elemento di convenienza economica, il produrre cercando di ridurre il più possibile il nostro “fingerprint” sull’ambiente per rispetto nei suoi riguardi, nei nostri e di quelli delle generazioni future. Certo al solito è un problema che necessità di una visione olistica, estesa a tutto il sistema. Occorre controllare l’energia che si usa nel far funzionare le macchine produttive (ed anche nel non farle funzionare), nella preparazione della materia prima, nell’imballo e nella logistica di trasporto dei prodotti, nell’uso dei prodotti (questo, evidentemente, impatta sulla loro progettazione), nello smaltimento dei prodotti e nell’energia che serve per realizzare il loro smaltimento.

Aspettando che qualcuno ci fornisca quindi delle linee guida e mentre si va avanti a discutere se vale la pena cercare il petrolio ed il gas vicino alle nostre coste, non rimane che fare per primi i virtuosi considerato almeno che un uso oculato dell’energie e delle risorse ad essa connessa possono farci comunque risparmiare qualcosa e (forse) lasciare un mondo migliore dopo di noi. Oggi infatti si hanno parecchi esempi di realtà fornitori di energia che ci propongono non solo di fare arrivare elettroni alle nostre prese di corrente, ma anche strumenti per la verifica dell’uso intelligente dell’energia stessa con sistemi di mappatura e di analisi dei nostri consumi alla ricerca di eventuali sprechi e ambiti di miglioramento. Insomma, nonostante il pessimismo con cui sono partito, qualcosa si può fare se si vuole.

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