E se provassimo a sbarcare in Tv?

Fotolia_11531822_part_BNA cavallo tra gennaio e febbraio la Rai ha annunciato di essere interessata a trasferire la propria sede milanese – oggi ancora nel palazzo storico di corso Sempione – negli edifici che Expo 2015 lascerà liberi dalla fine della manifestazione. Non è solo una questione di minori costi e maggiori spazi. Significa volersi avvicinare di più al mondo della produzione e dell’economia, quei temi trattati nei Tg spesso solo in termini di statistiche, ma raramente approfonditi nei contenuti professionali che rappresentano. Se anche la vecchia Rai prova a ragionare sulla base di nuove necessità strategiche, a maggior ragione i settori più brillanti dell’economia italiana, in primis le piccole e media imprese, debbono prospettare altrettanti nuovi modi per avvicinarsi ai media e, di conseguenza, all’opinione pubblica. Un preambolo per introdurre il titolo di questo mese: Non è ora di pensare a una Tv dedicata alle Pmi italiane, ovvero a quello che, dopo le fughe delle grandi industrie, è diventato il primo asset del Paese insieme al turismo? Tentazione allettante, penseranno alcuni, ma come tradurla sul piano pratico con costi ragionevoli, contenuti interessanti, tecnologie mediatiche tutte da acquisire? Il problema della realizzazione non è di facile soluzione. Ma se vi si comincia a riflettere, si può forse concludere che la distanza dall’ideazione alla messa in opera non sia così siderale. Anzitutto la tecnologia di oggi è rapidamente evoluta rispetto anche soltanto a pochissimi anni fa, e paradossalmente persino semplificata; i costi sono calati, gli ingombri più contenuti, le professionalità sulle nuove tecnologie mediatiche, complice l’appeal che esercitano sui giovani, moltiplicate. Il passaggio dal sistema analogico al digitale ha liberato numerose frequenze. Sono aumentate le partnership tra media, se è vero che alcuni quotidiani e magazine sono sbarcati anche sullo schermo, magari limitando inizialmente il proprio palinsesto agli orari di punta (il mezzogiorno e la sera), e riservandosi up-grade a un successivo periodo di collaudo e sperimentazione. E poi esiste la versione “streaming” della Tv. Quella che non costringe a comprare una frequenza sul panel digitale ma si limita a fare televisione da un sito web. Insomma, nulla obbliga a pensare a una Tv con tutti i crismi e le vesti tradizionali sin da subito. È un’operazione che può crescere gradualmente, step by step, e attraverso iniziali partnership con chi di supporto tecnico e tecnologico già si occupa. Fondamentale sarà fare gruppo. Partendo dalle associazioni di categoria, che potrebbero riservare a questo tema un primo convegno per discutere l’Abc necessario a un progetto apparentemente ardito ma che nel 2014, nell’epoca del multi-global-media, se non una necessità appare comunque un fattore di abbrivio per l’intera categoria. I vantaggi sarebbero numerosi: far conoscere il mondo delle Pmi, stampisti compresi, al di fuori delle mere statistiche. Descrivendolo con le telecamere all’interno di fabbriche e officine. Le ragioni sono presto dette: quanti, nell’opinione pubblica, conoscono veramente che tipo di lavori si svolgono in una fabbrica nel 2014? Quanti erano al corrente dell’eccellenza italiana della media impresa prima che calamità naturali, come alluvioni e terremoti, dall’Emilia al Veneto, vi accendessero sì i riflettori, ma al solo scopo di mostrare il protagonismo delle forze naturali, non certo l’ingegno di chi ogni giorno vi lavora con competenza, e senza il volano dei mezzi di comunicazione mainstream? Tecnologie più semplici, meno ingombranti e maneggevoli da un lato, professionalità eclettiche e brillanti dei nuovi giovani cresciuti fra politecnici e scuole specialistiche da un altro, minori costi delle apparecchiature da un terzo, possibilità di partnership tra i tanti attori del panorama multimediale come quarto e ultimo lato, completano la quadratura di un cerchio che potrebbe trasformarsi in un veicolo informativo e pubblicitario senza precedenti, capace di rendere merito a chi sino a oggi ha lavorato silenziosamente e senza aiuti di Stato. In sostanza, un modo per accrescere il proprio appeal presso enti e istituzioni che possono, e devono, sostenere il terziario avanzato se vogliono salvare il Sistema Italia. Per tutto questo, la domanda posta nel titolo non è peregrina, a patto di lavorare insieme, cooperare costantemente e chiamare a raccolta al più presto tutti gli stampisti per un primo “redde rationem” sulla questione.

 (Ottaviano Nenti)

 

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here