Direttiva macchine: stampo, attrezzatura o quasi-macchina?

aperturaDa qualche tempo il mondo degli stampisti dibatte sul problema se gli stampi debbano o meno essere prodotti e utilizzati secondo i requisiti della Direttiva 2006/42/CE del 17 maggio 2006 (o “nuova direttiva macchine”). Ciò deriva dal fatto che la medesima direttiva deve essere oggi estesa non solo alle macchine, ma anche alle “attrezzature intercambiabili” e alle cosiddette “quasi-macchine”, la cui definizione si avvicina al concetto di stampo.

Nella realtà i tecnici del settore hanno posizioni differenti sul tema. Da una parte vi sono coloro che considerano lo stampo un elemento meccanico semplice, inerte al di fuori della macchina, cioè una sorta di utensile, e ciò a prescindere dai componenti aggiuntivi che possono essere allocati all’interno dello stampo stesso (cilindri oleodinamici, valvole, sistema di riscaldamento, ecc.), componenti che, pur potendo immagazzinare energia, devono essere considerati come parte del “sistema macchina” e non dello stampo. Secondo tale ipotesi, lo stampo non deve rispondere agli obblighi previsti dalla normativa, tra i quali l’accompagnamento di un manuale tecnico, la marcatura CE, ecc.: obblighi che certamente costituirebbero un costo supplementare da sommare ai già tanti oneri che gravano sulle aziende.

D’altra parte vi sono esperti che sono invece assolutamente favorevoli a considerare gli stampi all’interno della Direttiva, sia per accrescere la sicurezza e responsabilizzare i costruttori, sia per “elevare” il prodotto europeo rispetto a quelli extraeuropei, in genere di minore qualità e più pericolosi da utilizzare.

Vi sono infine posizioni intermedie e ancora non del tutto definite, come per esempio quella di ISTMA Europe, per la quale ogni caso deve essere valutato singolarmente in base alla complessità dello stampo, al valore, al sistema di funzionamento, ecc., ma che comunque vede in termini positivi e senza svantaggi particolari il riferimento alle procedure di valutazione della conformità nel rispetto della direttiva macchine.

Quello che proponiamo è un dibattito aperto tra cinque esperti del settore, con posizioni differenti tra loro, al fine di sensibilizzare i lettori sul tema.

Il passo successivo sarà quello di affrontare, tutti insieme (stampisti, associazioni di categoria internazionali, commissioni ministeriali italiane, commissioni europee, ecc.) l’argomento, e trovare una strada comune da seguire a livello europeo, in modo da evitare interpretazioni diverse, con conseguenti problemi tra clienti e fornitori, tra fornitori e fornitori, con relativi possibili contenziosi legali.

Lino Pastore, direttore commerciale di Giurgola Stampi S.r.l. di Capriano di Briosco (MB), e presidente di UCISAP

Lino Pastore, direttore commerciale di Giurgola Stampi S.r.l. di Capriano
di Briosco (MB), e presidente di UCISAP

Stampo oggetto inerte
Lino Pastore, direttore commerciale di Gurgiola Stampi S.r.l. di Capriano di Briosco (MB), e presidente di UCISAP, l’Unione Costruttori Italiani Stampi & Attrezzature di Precisione, spiega: «All’interno di UCISAP si è aperto un tavolo di lavoro per discutere dell’argomento, essendo ormai d’attualità. La posizione assunta è quella di considerare lo stampo al di fuori della Direttiva Macchine, in quanto ha caratteristiche intrinseche tali per cui non può modificare la macchina sulla quale è montato. Non si tratta di una posizione di comodo, ma di una precisa valutazione tecnica: uno stampo di per sé non sviluppa alcuna energia, non crea movimento e non può provocare alcun danno».

Questa valutazione può essere valida per qualsiasi tipo di stampo? «Certamente esistono stampi davvero molto complessi, i quali all’interno hanno componentistica costituita da motori, sensori, leve elettriche, ecc., basti pensare al mondo del packaging o ad altri settori particolari. Tutti questi elementi, tuttavia, sono perfettamente funzionali e sicuri sia durante la fase produttiva perché montati all’interno macchina e collegati ad essa, sia al di fuori della macchina perché non hanno energia residua da rilasciare. La componentistica, insomma, rientra nell’insieme della macchina, cioè costituisce una soluzione produttiva all’interno dello stampo, e non lo stampo vero e proprio. Insomma, per noi lo stampo non può essere ritenuto una macchina o una quasi-macchina, perché se considerato singolarmente, è un oggetto inerte. Con il solo stampo, senza macchina, non si produce nulla; e comunque uno stampo non può cambiare la natura della macchina sulla quale è montato essendo semplicemente una sua appendice».

Chi sono coloro che non sono d’accordo? «In genere, le grandi aziende, clienti degli stampisti, chiedono che lo stampo sia certificato e rispetti la Direttiva Macchine. La linea di UCISAP, tuttavia, è molto chiara e ferma sull’opposta interpretazione, in quanto secondo noi lo stampo non è una macchina, né una quasi-macchina, né un’attrezzatura intercambiabile. La Marcatura CE non servirebbe a nulla, se all’interno della azienda di produzione e dell’officina addetta alla manutenzione sono già osservate tutte le regole previste dalle normative sulla sicurezza, e se la pressa, che può essere considerato un macchinario standard, è conforme alla direttiva macchine. Mentre sarebbe utile fornire, a corredo dello stampo, una documentazione adeguata e il più possibile dettagliata che permetta un corretto utilizzo sia durante la produzione, sia in fase di manutenzione. Tuttavia non vogliamo nemmeno che lo “scontro” tra le due visioni possa diventare un problema commerciale, cioè generi contrasti tra clienti e fornitori di stampi. Chiaramente ogni azienda si comporta come vuole con il proprio cliente, ma sarebbe meglio che il tema fosse regolamentato in maniera chiara, si dia il minore spazio possibile all’interpretazione e che si distribuiscano in maniera corretta le responsabilità, anche perché la certificazione degli stampi, la stesura dei relativi manuali, le marcature CE, ecc., rappresentano costi aggiuntivi che pochi vogliono sostenere».

In che modo si potrebbe superare questa fase di incertezza? «Occorrerebbe che parti e controparti continuassero a dialogare in maniera aperta, senza pregiudizi».

Eddy Corrent, Moulds Department & Prototyping Manager della Lino Manfrotto + Co. S.p.A. (Feltre, BL).

Eddy Corrent, Moulds Department &
Prototyping Manager della Lino Manfrotto
+ Co. S.p.A. (Feltre, BL).

Preparare un modello per tutti gli stampisti
La Lino Manfrotto + Co. S.p.A. (Feltre, BL) azienda del Gruppo Vitec, ha al suo interno uno stabilimento attivo nella progettazione e realizzazione di stampi. Eddy Corrent, Moulds Department & Prototyping Manager, sostiene che: «La posizione dell’ISTMA potrebbe essere più chiara. Gli stampisti dovrebbero essere maggiormente sostenuti, in particolare le aziende di piccole dimensioni che non possono permettersi consulenti sul tema. Ed è un vero peccato che le associazioni di categoria non siano abbastanza forti per far sì che emerga una posizione chiara, aiutando i propri iscritti a districarsi nel mare di norme, regole, definizioni e interpretazioni».

Qual è dunque la vostra posizione? «Noi ci siamo appoggiati ad un consulente esterno, col quale abbiamo deciso di considerare applicabile la Direttiva Macchine anche agli stampi. Abbiamo diviso gli stampi in due grandi categorie. Nella prima categoria facciamo rientrare gli stampi più semplici, che sono meri componenti metallici inerti, che acquistano significato solo allorché vengono posizionati su una macchina. In questo caso, lo stampo è corredato di un manuale d’uso e manutenzione che riporta i dati generali dello stampo e le indicazioni necessarie sul modo corretto con cui deve essere gestito e movimentato, come va eseguita la manutenzione, ecc. Nella seconda categoria facciamo rientrare gli stampi più complessi i quali, possono avere sottocomponenti capaci di accumulare energia, per esempio attraverso molle precaricate, che in qualche modo possono rilasciare energia, anche in maniera indesiderata e pericolosa. Sono vere e proprie quasi-macchine, che necessitano della documentazione come prevista dalla direttiva macchine».

Eppure l’UCISAP non la vede così. «Non ne capiamo il motivo. Eppure non si può escludere che alcune tipologie di stampi possano provocare infortuni, anche gravi. Non possiamo sottovalutare alcun aspetto. In ogni caso, la nostra posizione è chiara: lo stampo è una quasi-macchina e può rispondere senza problemi agli obblighi della Direttiva Macchine, la cui applicazione, dopo tutto, non è poi così onerosa. Ciò farà crescere, oltre alla sicurezza, anche la consapevolezza e la responsabilità del costruttore verso gli utenti».

In che modo, quindi, credete sia opportuno procedere? «Noi abbiamo messo molto impegno in questa attività e siamo disposti a porre la nostra esperienza al servizio dell’associazione di categoria, o una rivista accreditata come “Stampi”, per consentire loro di elaborare un modello per gli stampisti, o per utilizzarla come strumento per una check-list, insomma un format a cui il costruttore debba attenersi per conformare lo stampo alla direttiva. Perché la difficoltà non risiede nel rispondere alle domande, ma nel porle in maniera corretta e in maniera tale da rispondere agli obblighi normativi».

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Barbara Gallo, amministratore delegato della Progind S.r.l. (Azeglio, TO).

Non influiscono sul funzionamento della pressa
Progind S.r.l. (Azeglio, TO) è realtà presente nel settore della costruzione stampi da oltre quarant’anni, essendo inoltre specializzata nella progettazione, costruzione e produzione in serie di parti plastiche, in particolare per il settore automotive, degli elettrodomestici e delle macchine per ufficio. Barbara Gallo, amministratore delegato dell’impresa, espone il suo punto di vista: «Al momento, a essere sinceri, nessuno dei nostri clienti ha mai preteso che lo stampo fosse considerato una macchina, così come intesa dalla omonima Direttiva. In ogni caso, la nostra attuale idea è che lo stampo sia un’attrezzatura che ha “senso” solo se inserita all’interno di una macchina che a sua volta è dotata di tutti i sistemi di sicurezza previsti dalle leggi vigenti. Dunque, non crediamo che uno stampo possa essere considerato alla stregua di una macchina o una “quasi-macchina”, poiché, semplicemente, da solo non è un elemento meccanico significativo. Uno stampo lavora solo quando montato e diventa un tutt’uno con la macchina. Ovviamente, noi parliamo per la categoria di stampi che sono realizzati all’interno della nostra azienda, di piccole e medie dimensioni; forse stampi diversi, più complessi e di maggiori dimensioni, potrebbero essere considerati macchine o “quasi macchine” o “attrezzature intercambiabili”, e dunque rientrare nella Normativa».

Perché stampi, per così dire, “semplici”, non possono essere considerati macchine, “quasi-macchina” o attrezzature intercambiabili? «Perché non influiscono sull’utilizzo della macchina, la quale potrebbe funzionare, per assurdo, anche senza stampo; è come se fossero utensili».

Qualora, però, l’Unione Europea decidesse diversamente, voi sareste “pronti”? «Anche se, come detto prima, non riteniamo al momento la scelta coerente con la normativa stessa, ovviamente ci adegueremmo. Non sarà certo un problema correlare lo stampo con un manuale di utilizzo, marcature, istruzioni, ecc., insomma, con tutto ciò che la Normativa Macchine richiede. Tuttavia, non credo che il passaggio avverrà in tempi brevi: la discussione tecnico-legislativa è ancora aperta».

A proposito di discussione, in che modo ritiene che gli stampisti italiani debbano affrontare l’argomento? «Per quel che ci riguarda, la Progind è da sempre molto attenta alle evoluzioni normative e, anche in questo caso, stiamo monitorando con molta attenzione ogni novità. Abbiamo cominciato a parlarne con altri stampisti e a verificare la loro interpretazione, ma sarebbe pure importante analizzare il comportamento delle aziende di altri Paesi europei, in particolari di quelle che vendono anche in Italia. In ogni caso, la nostra idea è che le normative debbano essere continuamente modificate e migliorate senza trascurare le osservazioni dei costruttori e degli utilizzatori. In tal senso, vigileremo e cercheremo di dare il nostro contributo».

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Giovanni Orsini, fondatore di Quality System & Co. (Monte San Pietro, BO)

Stampo, attrezzatura intercambiabile
La Quality System & Co. (Monte San Pietro, BO) è società di servizi in materia di analisi del livello della qualità e sicurezza aziendale, che aiuta imprese e professionisti a orientarsi tra le innumerevoli normative che regolamentano i vari settori industriali. Il suo fondatore, Giovanni Orsini, esordisce in maniera molto chiara: «Non c’è dubbio. Lo stampo è per antonomasia un’attrezzatura intercambiabile, e quindi deve necessariamente rispondere ai requisiti della Direttiva Macchine. Non concordo con chi la pensa diversamente, perché una pressa, senza uno stampo, non può funzionare. Lo stampo è parte fondamentale di una macchina, è un elemento intercambiabile, dovrebbe essere già ora marcato CE come ogni altro accessorio».

Altri esperti del settore, però, fanno distinzioni tra stampi complessi e stampi semplici. «È vero ma non sono d’accordo. Non vedo differenze tra uno stampo di 2 kg e uno di 4 tonnellate. Qualunque stampo, a prescindere dalle dimensioni, deve essere alimentato, attrezzato, sottoposto a riscaldamento e raffreddamento, ecc. Esistono cioè tantissime attività produttive che hanno lo stampo per protagonista, ed è giusto quindi che questo sia un manufatto sicuro da gestire. E che, essendo intercambiabile, debba essere marcato CE e rispondere alla Normativa Macchine».

Perché allora, secondo lei, esiste questa sorta di “resistenza”? «Perché noi italiani siamo restii ai cambiamenti. Racconto un episodio significativo: nel 1994, allorché è entrato in vigore l’obbligo della marcatura CE, ho visitato molte aziende per offrire i miei servizi al riguardo. Gran parte delle imprese si rifiutavano addirittura di ascoltarmi, snobbando l’obbligo. L’anno successivo, tutti coloro che avevano conservato il mio bigliettino da visita mi richiamarono d’urgenza. Imprese e imprenditori capirono che senza marcatura CE i loro prodotti non potevano più essere venduti. Ora siamo nelle medesime condizioni: l’oggetto sono gli stampi e la nuova Normativa Macchina. Vedrete che, nel momento in cui diventerà obbligatorio in tutta Europa, ogni impresa si adeguerà e capirà in poco tempo che produrre la documentazione d’accompagnamento allo stampo costituirà un costo irrisorio rispetto al valore dello stampo stesso; un po’ come per la marcatura CE».

Come dovrebbero comportarsi, dunque, gli stampisti? «La mia proposta è quella di chiamare a raccolta una rappresentanza di professionisti del settore per discutere su come applicare la Normativa. Pur essendo gli stampi attrezzature meno complesse rispetto a una macchina vera e proprio, posso assicurare che gli incidenti, anche molto gravi, possono capitare per gli addetti che li maneggiano o vi lavorano. Dunque, gli stampi dovranno essere resi sicuri al 100%, cioè conformi alla Normativa stessa, anche se certamente nel modo più semplice e meno costoso possibile».

Giovani Orsini sottopone infine ai lettori della nostra rivista il concetto di “insieme”, cioè della pressa più gli accessori e/o gli asservimenti, quale anche lo stampo, come riportato dalla direttiva all’art. 2 § 2. Lettera a) n. 4): «Ogni “insieme” deve essere conforme al D. Lgs. 81/2008, allegato V, comprendendo anche le attrezzature non marcate CE, per le quali dunque occorre un preventivo attestato di conformità. Quindi, a mio avviso, non marcando CE lo stampo si metterebbe poi in difficoltà chi poi dovrà accertare la conformità dell’insieme “pressa”».

Riccardo Passuello, titolare della UNIform S.r.l. di Marostica (VI).

Riccardo Passuello, titolare della UNIform S.r.l. di Marostica (VI).

Manuali e procedure standardizzate
La UNIform S.r.l. di Marostica (VI) si occupa dal 1975 della progettazione, della produzione e del collaudo di stampi e attrezzature meccaniche ad alta precisione per lo stampaggio di tecnopolimeri, in particolare destinati al settore elettrico e degli elettrodomestici. Riccardo Passuello, titolare della società, affronta subito il merito dell’argomento: «L’Europa sta migliorando e sviluppando la Direttiva Macchine e credo che la volontà sia quella di includere gli stampi al suo interno, estendendo la sua applicazione come nel 1994 fece con la marcatura CE. Non posso prevedere i tempi, forse qualche anno ancora ci vorrà, ma noi produttori italiani ed europei, in ogni caso, dobbiamo tenerci pronti. Del resto, ritengo che tale scelta rispetti la volontà di valorizzare gli stampi europei rispetto a quelli realizzati fuori dall’Unione».

A prescindere dai tempi del legislatore, lei sarebbe d’accordo con questa nuova regolamentazione? «Gli stampi più complessi hanno tutte le carte in regola per essere considerate quelle che la norma chiama “quasi-macchine”. Sostanzialmente già ora è così: gli stampi complessi devo rispondere a tutti i requisiti prevista dalla Normativa».

Quindi, lei è favorevole? «Non in senso stretto, in quanto viviamo in un contesto di competizione globale e le imprese occidentali devono fare i conti con la concorrenza agguerrita di aziende di altri Paesi, penso alla Cina, al Messico, ecc., che non devono rispondere alle nostre norme, così stringenti e costose. Insomma, questa ulteriore evoluzione può rappresentare una nuove voce di costo, e si sa che il prezzo finale è uno dei parametri più importanti di scelta per il cliente».

D’altra parte, però, uno stampo rispondente alla direttiva permetterebbe di fornire prodotti maggiormente garantiti e sicuri; il che è sempre più importante nei mercati e settori maggiormente evoluti. «Questo è vero. Infatti bisogna mettere sul piatto della bilancia entrambe gli aspetti. In ogni caso, calcolando vantaggi e svantaggi, ritengo che alla distanza, la conformità alla Direttiva Macchina possa essere un bene, a patto che ad essa corrisponda a un effettivo aumento della sicurezza e della qualità generale dello stampo».

In che modo gli stampisti potrebbe prepararsi al cambiamento? «Un’iniziativa interessante, magari promossa da UCISAP, sarebbe quella di creare un modello, una sorta di “template” di lavoro, che permetta agli stampisti di operare in maniera condivisa. Dire che lo stampo è una macchina, una “quasi-macchina” o un’attrezzatura intercambiabile equivale a dire che deve essere dotato di manuale d’utilizzo, che la manutenzione deve essere eseguita in un determinato modo, e così via. UCISAP potrebbe fornire modelli e linee guida, magari suddivise per tipologia, cioè a seconda che lo stampo sia semplice, medio o complesso, affinché gli stampisti possa operare su procedure standard di controllo, di report e compilazione dei manuali, senza perdere la testa nei mille meandri della direttiva e limitando costi e perdite di tempo».

Normativa Macchine: requisiti e obblighi
Per rispondere ai requisiti della Direttiva 2006/42/CE del 17 maggio 2006, rileviamo che diversi sono gli obblighi dei costruttori a seconda del tipo di macchina. Per alcune tipologie di macchine, per esempio, occorre la certificazione di un ente terzo; per altre, invece, è sufficiente l’autocertificazione del produttore. Per queste ultime è necessario redigere e conservare un “Fascicolo Tecnico della Costruzione” per le macchine, e una “Documentazione Tecnica Pertinente” per le quasi-macchine, in accordo con quanto riportato dalla direttiva stessa. Inoltre, tutte le macchine immesse sul mercato, o modificate dopo l’entrata in vigore della direttiva, devono riportare la marcatura CE (per le macchine) o la “dichiarazione d’incorporazione” (per le quasi-macchine). Tra gli altri obblighi, ogni macchina deve recare, in modo leggibile e indelebile, almeno l’indicazione del nome e dell’indirizzo del fabbricante, la marcatura CE, serie e tipo di prodotto, anno di costruzione, ecc. I prodotti non rispondenti ai requisiti della direttiva non possono accedere al mercato comune europeo e quindi nemmeno a quello italiano.

Attrezzature intercambiabili e quasi macchine
La Direttiva 2006/42/CE del 17 maggio 2006 (detta nuova direttiva macchine) è stata recepita ed attuata per l’Italia mediante il Decreto Legislativo 27 gennaio 2010. Si tratta di un insieme di regole definite dall’Unione europea, rivolto ai costruttori di macchine, che si prefiggono di stabilire i requisiti essenziali relativi alla progettazione, alla costruzione e al funzionamento delle macchine al fine di migliorare le caratteristiche di sicurezza e salute dei prodotti prima che vengano immessi sul mercato europeo. La nuova revisione della direttiva macchine si applica ai seguenti prodotti: a) macchine; b) attrezzature intercambiabili; c) componenti di sicurezza; d) accessori di sollevamento; e) catene, funi e cinghie (…); f) dispositivi amovibili di trasmissione meccanica; g) quasi-macchine. Ciò che più conta, in questa sede, sono le definizione di “attrezzatura intercambiabile” e di “quasi-macchina”, in quanto sono quelle che più si avvicinano al concetto di stampi. Una “attrezzatura intercambiabile”, secondo la definizione che ne dà la direttiva, è un dispositivo che, dopo la messa in servizio di una macchina, è assemblato alla macchina stessa dall’operatore al fine di modificarne la funzione o apportare una nuova funzione, “nella misura in cui tale attrezzatura non è un utensile”. Le “quasi-macchine”, invece, sono gli insiemi che, da soli, non sono in grado di garantire un’applicazione ben determinata – per esempio, un sistema di azionamento – essendo unicamente destinati ad essere incorporati o assemblati a delle macchine o ad altre quasi-macchine o apparecchi per costituire una macchina nuova o diversa.

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