Congresso nazionale stampisti Ucisap

Il congresso Ucisap ha registrato un interessante affluenza di pubblicoL’associazione italiana dei costruttori di stampi e attrezzature di precisione Ucisap rappresenta una parte se non maggioritaria senz’altro importante degli stampisti tricolori e ha celebrato il suo più recente appuntamento biennale a Pozzolengo (Brescia) a pochi passi dalle sponde del lago di Garda.

Ai partecipanti, esponenti non soltanto della produzione e progettazione di settore, l’assise ha offerto il ritratto di un’industria in salute in grado di crescere negli ultimi anni per volumi e valori reagendo alle sfide dell’internazionalizzazione e dell’innovazione e pronta a cavalcare il re-shoring.

Il ritorno massiccio in Italia o nei più vicini e strategici Paesi dell’Europa unita è stato uno fra i temi chiave dell’intervento inaugurale del presidente Lino Pastore, impegnato in ambito commerciale presso la storica società lombarda Giurgola Stampi. «Si tratta di una tendenza che su scala mondiale prende sempre più slancio», ha detto Pastore, «e riporta in Occidente parti del processo manifatturiero approdate in passato nei territori della manodopera a basso costo o presunti tali. Dobbiamo però essere preparati ad accogliere questo rientro tenendo presente che le condizioni di business sono oggi molto mutate. Servono una maggiore efficienza e strutture societarie più solide». C’è bisogno, non da ultimo, di un diverso approccio alle attività e alle relazioni fra imprese dello stesso segmento o caratterizzate da competenze fra loro complementari, all’insegna di quell’ottimismo che lungi dal suonare come un vuoto slogan è per gli stampisti quasi un imperativo.

«Dobbiamo chiederci», ha continuato il numero uno di Ucisap, «se le azioni che abbiamo sin qui portato avanti siano sufficienti per soddisfare le richieste in arrivo dai mercati mondiali; e renderci conto che talora si è sentita la mancanza di una visione a lungo termine e di vasto respiro. Non ci si è concentrati abbastanza su aspetti-chiave come la comunicazione, il training tecnico, Internet».

Proprio in materia di formazione Pastore ha portato all’attenzione della platea il caso della multinazionale austriaca Meusburger, fornitrice di acciai e normalizzati protagonista di un accordo con la rete dei centri di formazione specializzata dei Salesiani. Mentre per illustrare la necessità di nuovi modelli imprenditoriali il presidente è tornato a battere su un tasto a lui molto caro, quello delle reti di impresa. Tuttora la riluttanza che gli imprenditori nostrani dimostrano nei confronti dei paradigmi di network è palpabile; eppure è anche da una stretta collaborazione fra affini se non fra concorrenti che passano le chance di fare massa critica acquisendo potere negoziale verso i clienti.

«Dobbiamo cominciare a uscire dai cancelli delle nostre imprese» per accettare il cambiamento e gestirlo con successo, è il messaggio che Lino Pastore ha lanciato, nuovamente, ai colleghi e non.

C’è nientemeno che John Fitzgerald Kennedy a ispirare la prolusione di Giovanni Corti, la cui nomina a direttore generale di Ucisap è stata una delle novità promesse e messe in atto da Pastore durante il suo mandato. Corti ha parlato di come il presidente statunitense freddato a Dallas solesse riferirsi alla crisi ricordando che nell’alfabeto cinese l’espressione è identificata da due ideogrammi. Il primo indica il pericolo; il secondo l’opportunità.

Questa seconda parte sembra più dell’altra piacere alle attrezzerie della Penisola, che in attesa di conferme ulteriori nei bilanci dello scorso anno, hanno chiuso il 2012 in netto progresso. A testimoniarlo sono le statistiche ufficiali della loro federazione internazionale di categoria Istma. A dispetto delle prestazioni sempre impressionanti dei rivali cinesi, lo stampo italiano per gomma e plastica ha totalizzato un fatturato da 1,7 miliardi di euro trainato in misura imponente da un export che vale ormai il 42% della torta complessiva. Ancora più pesante è la quota, pari al 50% del totale, delle esportazioni di stampi per lamiera, per i quali i valori di produzione sono giunti al picco di 380 milioni di euro, sempre un anno e mezzo fa.

«I numeri», ha quindi argomentato Giovanni Corti, «suggeriscono con chiarezza che l’industria e il mercato italiani degli stampi stanno tornando ai livelli ai quali erano abituati oltre dieci anni orsono. E l’impressione è corroborata dal fatto che tanto le consegne quanto gli investimenti previsti si sono mostrati sinora significativamente più alti di quelli registrati invece lungo tutto il corso del 2013».

Non mancano però le sfide cui rispondere con prontezza in modo da non vanificare gli sforzi compiuti e le affermazioni conseguite in un panorama complicato dai problemi di sempre, a cominciare da una asfissiante fiscalità: «Anche se le aspettative dei dirigenti restano positive e si stanno pianificando assunzioni e investimenti nella lamiera come nella plastica», ha detto Corti, «non devono essere dimenticati il costante decremento dei margini di guadagno e il calo degli occupati».

Per il neo-direttore generale fra gli ingredienti essenziali nella ricetta della competitività ci sono l’automazione come driver della flessibilità e dell’efficienza; la ricerca di nicchie di mercato dal più consistente valore aggiunto; un più robusto accento sui servizi e sull’assistenza. Determinanti in tutte queste aree sono il ricorso alla tecnologia dell’informazione, che agevola il controllo su processi e prodotti; e dall’adozione di sistemi affidabili per il controllo dei costi.

«Gli stampisti italiani», ha concluso quindi Giovanni Corti, «sono oggi chiamati forse a rinunciare a una parte della loro cultura artigiana e orientarsi verso l’adozione di strutture in senso stretto industriali. E per farlo, devono potersi giovare di sistemi efficienti per il controllo di produzione e flussi di lavoro».

L’economista Claudio Antonio Manganelli ha toccato nella sua esposizione corde più eminentemente politiche e macroeconomiche, mostrando come grazie a una più incisiva politica riformatrice nazioni come Portogallo e Irlanda stiano crescendo meglio e più rapidamente di noi.

Delle riforme che davvero interessano l’impresa, è il parere di Manganelli, per ora il governo di Matteo Renzi ha fatto vedere ben poco, mentre di un rinnovamento in materia di fisco e soprattutto di imponibile sulle attività industriali ci sarebbe, è naturale, un enorme bisogno. Sebbene però, sempre stando alle evidenze squadernate dall’economista, i tassi di produttività italiani siano in discesa, lo Stivale si conferma maestro in materia di buone pratiche.

L’esempio giunto da GF Machining Solutions, il nuovo brand di GF AgieCharmilles che con il suo sales manager Giovanni Rimoldi ha descritto l’ascesa della filiale italiana verso il podio europeo della profittabilità, superando un periodo critico e surclassando altri presidi continentali del vendor. Un risultato costruito sulla base di politiche studiate in Italia e tenendo conto delle specificità del territorio.

«Uscire dai cancelli delle attrezzerie», per citare il leitmotiv del presidente Lino Pastore, significa anche guardare agli esempi visionari in arrivo da settori in parte o del tutto differenti. Questo è quel che ha fatto la docente del dipartimento di Tecnologie e Management dell’università milanese Luigi Bocconi Marina Puricelli, pronta a rassicurare gli stampisti sul fatto che le piccole e medie dimensioni delle loro aziende non sono un problema ma, per dirla con Corti, un’opportunità. Anzi, per Puricelli è ancora bello quel piccolo che restando fedele ai valori dell’impresa familiare, dell’eccellenza qualitativa e del radicamento sul territorio incarna il meglio della manifattura locale. Pure, «gli esempi raccolti in settori diversi da quello degli stampi», ha detto Puricelli, «possono far vedere come una adeguata correzione delle strategie possa essere la fonte di vantaggi competitivi».

È il caso del produttore di cartone valtellinese Ghelfi, tipica family company lombarda solo di recente affidatasi in parte a una gestione manageriale che ha già definito le linee guida del suo operato sino al 2027 dimostrandosi capace di guardare al futuro dando continuità al suo business.

Ghelfi però ha declinato la parola innovazione anche in altri ambiti di un settore industriale maturo, pianificando l’introduzione di tecnologie 3D printing per differenziare la sua offerta e progredire.

Quanto al coraggio per affrontare e vincere nuove sfide in altri mercati e in particolare su quelli esteri, l’icona cui ispirarsi è quella di Princi, panificatore calabrese capace prima di spostare le sue vetrine dalla periferia al centro di Milano e poi a Londra, in partnership con un imprenditore cinese. Oggi fuori dalla boutique del pane di Princi a Soho i clienti fanno la coda. Sia perché i suoi ideatori hanno trasformato le michette in fashion, ma soprattutto «perché hanno proseguito nel fare quello che già facevano al meglio. Attualmente sono in molti a parlare della necessità di diversificare le attività», ha detto Puricelli, «ma credo che la specializzazione possa essere un elemento vincente».

Princi si è aperto alla collaborazione; altri lo hanno fatto in segmenti più attigui a quello degli stampi ed è questo il caso dell’emiliana DicoNet, rete di imprese del packaging nata per volontà della capofila di confrontarsi a condizioni migliori con colossi del segmento come Tetrapak. Può così adeguarsi da primattrice alle mutate condizioni del mercato globale, si è estesa con un polo in Romania ma tutte le aziende che la compongono hanno mantenuto la loro piccola stazza originaria.

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