Conferenza di fine anno UCIMU: positivo il 2014 e buone prospettive per il 2015

touch pad computer and 3d streaming imagesSi chiude positivamente il 2014 dell’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione. Cresce la produzione e riparte il consumo italiano che segna un incremento a doppia cifra trainando consegne dei costruttori e import. Stabile l’export. Positive le previsioni per il 2015. Questo lo scenario illustrato dal presidente Luigi Galdabini, in occasione della conferenza stampa di fine anno di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE.

Come emerge dai dati di preconsuntivo elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, nel 2014, la produzione è cresciuta a 4.695 milioni di euro, segnando un incremento del 4,6% rispetto all’anno precedente.

Le esportazioni si sono confermate sul livello del 2013, attestandosi a 3.360 milioni di euro, – 0,7%, penalizzate dalla generale riduzione del commercio mondiale e, in particolare, dalla decisione dell’Unione Europea di limitare l’export di macchine utensili verso la Russia a seguito delle tensioni tra la Federazione e l’Ucraina.

Secondo l’elaborazione UCIMU sui dati ISTAT, nei primi nove mesi dell’anno, principali paesi di destinazione del made in Italy di settore sono risultati: Cina (-18,6%) 264 milioni euro, Stati Uniti (-8,4%) 258 milioni, Germania (+0,2%) 231 milioni, Russia (-16%) 110 milioni, Francia (+0,8%) 102 milioni, Turchia (+0,6%) 81 milioni, Polonia (+17,1%) 71 milioni, India (-35,5%) 62 milioni, Messico (+11%) 61 milioni, Brasile (-37,3%) 60 milioni.

Particolarmente rilevante la crescita del consumo italiano che, tornato di segno positivo, si è attestato a un valore di 2.420 milioni di euro, il 18,2% in più rispetto al 2013, evidenziando la ripresa degli investimenti del manifatturiero italiano in sistemi di produzione.

Di questo trend ne hanno beneficiato principalmente i costruttori, le cui consegne sul mercato interno sono salite, del 21,1%, a 1.335 milioni di euro. Le importazioni hanno invece registrato un incremento più contenuto (+14,9%), attestandosi a 1.085 milioni di euro.

Dopo sei anni di crescita, scende il rapporto export/produzione, fermandosi al 71,6%, in ragione della ripresa del mercato interno verso il quale i costruttori italiani hanno subito ri-orientato parte della propria offerta.

Nel 2015 proseguirà il trend positivo dell’industria italiana di settore che, secondo le previsioni, vedrà un incremento per tutti i principali indicatori economici.

Continueranno a crescere anche le consegne dei costruttori che si attesteranno a 1.390 milioni di euro, segnando un +4,1%, trainate dal trend positivo del consumo domestico che raggiungerà i 2.530 milioni di euro, il 4,5% in più rispetto al 2014. Anche l’import beneficerà della vivacità della domanda espressa dagli utilizzatori italiani, salendo a quota 1.140 milioni di euro, +5,1% rispetto al 2014.

Luigi Galdabini, presidente UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, ha così commentato: “La ripresa avviata a fine del 2013 si è concretizzata nel 2014. Tra tutti gli indicatori, il dato certamente più rilevante è quello relativo al consumo domestico che è tornato finalmente di segno positivo, dimostrando una nuova disponibilità ad investire da parte degli utilizzatori italiani. Questa tendenza, insieme alle positive previsioni per il 2015, è di ottimo auspicio per quanti parteciperanno a EMO MILANO 2015, la mondiale di settore in scena a fieramilano dal 5 al 10 ottobre prossimo”.

“D’altra parte – ha affermato il presidente di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE – non possiamo nascondere il fatto che l’incremento della domanda italiana di sistemi di produzione sia stato stimolato dall’introduzione della Nuova Sabatini che nei suoi primi otto mesi di operatività ha finanziato acquisti (non solo di macchine utensili) per 2,3 miliardi di euro. Proprio il successo di questo strumento – ha aggiunto Galdabini – capace di assicurare finanziamenti a tassi agevolati dimostra come la domanda di sistemi di produzione esista anche, e ancora, in Italia. Il problema semmai è la mancanza di liquidità per le imprese che vorrebbero investire ma non hanno disponibilità di risorse. Proprio la validità della misura, capace come poche altre di iniettare una buona dose di ottimismo sul mercato, ha spinto UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE a battersi per ottenere il rifinanziamento anche per il prossimo anno: per il 2015, la Nuova Sabatini è stata rifinanziata per soli 12 milioni di euro ma la dote salirà a 31,6 milioni nel 2016 e a 46,6 milioni nel 2017”.

“Detto ciò, occorre comunque ribadire la necessità di misure specifiche capaci di sostenere, in modo strutturato, il rilancio del mercato domestico e del manifatturiero italiano che, ad oggi, sta operando con sistemi di produzione spesso obsoleti. Complementare alla Nuova Sabatini dovrebbe essere la liberalizzazione degli ammortamenti dei beni strumentali acquistati e la revisione dei coefficienti di calcolo degli stessi, fermi al 1988”.

“D’altro canto – ha concluso Galdabini – la ripresa dei consumi di macchine utensili in Italia non è tema di interesse per i soli costruttori ma, al contrario, è e deve essere sempre di più tra le priorità del paese, la cui industria manifatturiera opera con tecnologie di produzione sempre più datate e meno performanti. Per evitare la perdita di competitività del nostro sistema paese, occorre pensare a un sistema di incentivi alla sostituzione dei macchinari obsoleti. Il provvedimento, che ha accolto il favore del viceministro Calenda, potrebbe evidentemente dare una scossa al consumo di macchinari ma soprattutto favorirebbe l’ormai necessario ammodernamento degli impianti produttivi in risposta alle esigenze di maggiore produttività delle imprese e di adeguamento alle normative sempre più stringenti in materia di risparmio energetico e miglioramento degli standard di sicurezza sul lavoro”.

E proprio in tema di competitività e situazione italiana, è importante ricordare che tra i 5 paesi al mondo che possono vantare un surplus commerciale manifatturiero superiore a 100 miliardi di dollari c’è anche il nostro Paese. Dal 2008 al 2013 infatti l’export italiano è incrementato del 16,5% facendo meglio di Germania (11,6%) e Francia (5,9%). Il sistema produttivo italiano, inoltre, è anche quello che guida la “riconversione verde” dell’occupazione europea: secondo l’Eurobarometro, entro la fine del 2014, il 51% delle PMI italiane avrà almeno un “green job”, quasi quanto Germania e Francia insieme.

In questo quadro di eccellenza, uno dei settori driver del made in Italy, con 53 miliardi di dollari di surplus nel 2012 e una prima stima di 70 miliardi nel 2013, è l’industria del machinery, terza nella graduatoria internazionale che misura il saldo della bilancia commerciale. Fanno meglio di noi solo la meccanica tedesca e giapponese e le nostre performance sono migliori rispetto a quelle cinese e sud coreana. Tanto che su un totale di 496 prodotti, la meccanica italiana risulta essere prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 235 casi.

E’ quanto emerge dal Dossier 10 verità sulla competitività italiana – Focus sul settore Machinery realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison per Fondazione Ucimu. Un documento che è una risposta a chi, leggendo il paese con le lenti delle agenzie di rating, prevede nel nostro futuro un declino inesorabile.

“L’Italia, spiegano infatti gli estensori del rapporto, è in crisi, una crisi profonda. Ma non è un Paese senza futuro. Dobbiamo affrontare problemi che vengono da lontano, che vanno ben oltre il pesante debito pubblico. E la crisi mondiale si è innestata proprio su questi mali. Rimediare non è facile, ma non è impossibile. Basta guardare con occhi nuovi al Paese e avere chiaro quali sono i nostri punti di forza”.

Di seguito le dieci verità:
[Verità 1] L’Italia è tra i paesi che, nella globalizzazione, hanno conservato maggiori quote di mercato mondiale. Mantenendo, dopo l’irruzione della Cina e degli altri Brics, il 72,6% della quota di export mondiale di prodotti manifatturieri rispetto a quella che aveva nel 1999. Performance migliore di quelle di Francia (59,8%), Giappone (57,3%), Regno Unito (53,4%)(elaborazione su dati Wto);

[Verità 2] Il modello produttivo italiano è tra i più innovativi in campo ambientale. Per ogni milione di euro prodotto dalla nostra economia emettiamo in atmosfera 104 tonnellate di CO2, la Spagna 110, il Regno Unito 130, la Germania 143. Non solo, siamo campioni europei nell’industria del riciclo: a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scala europea, nel nostro Paese ne sono state recuperate 24,1 milioni di tonnellate, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania ne sono state recuperate 22,4 milioni). Nulla da stupirsi dunque, se il  sistema produttivo italiano è anche quello che guida la “riconversione verde” dell’occupazione europea: entro la fine del 2014 il 51% delle PMI italiane avrà almeno un green job, una quota superiore a quella media europea (39%) e ben al di sopra di quella del Regno Unito (37%), della Francia (32%) e della Germania (29%); (dati GreenItaly 2013);

[Verità 3] La zavorra del Pil italiano è il crollo della domanda interna. Dall’inizio della crisi mondiale al novembre 2013, il fatturato domestico manifatturiero italiano è crollato (-15,9%) diversamente da quanto accaduto in Francia e Germania (+4,6%, -0,3% rispettivamente). Il fatturato estero dell’Italia nel settore manifatturiero è invece cresciuto (+16,5%) risultando superiore a quello tedesco (+11,6%) e francese (5,9%). (dati Eurostat elaborati da Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison).

[Verità 4] La crescita degli altri paesi non è fatta di sola competitività ma anche di debito. Allo sviluppo delle altre economie ha contribuito un considerevole aumento del debito sia pubblico che privato. In Italia, viceversa, dal 1995, il debito aggregato (quello pubblico più quello delle aziende e delle famiglie) è cresciuto di una quota pari al 61% del PIL, valore inferiore a quello registrato in Spagna (141%), Regno Unito (93%), e Francia (81%) (dati Eurostat);

[Verità 5] Dagli anni ‘90 la “quota di mercato” dell’Italia nel debito pubblico totale dell’eurozona è costantemente calata. Non siamo il malato d’Europa: la responsabilità italiana nel debito pubblico complessivo dell’Eurozona si è ridotta in modo importante dagli anni ‘90 (28,7% nel 1995) a oggi (22,1% nel 2013), (dati Commissione Europea);

[Verità 6] L’Italia è uno dei soli cinque paesi al mondo con surplus manifatturiero sopra i 100 mld di dollari. Con un surplus commerciale manifatturiero con l’estero di 131 mld $ nel 2013, si conferma il ruolo di punta del nostro Paese nell’industria mondiale. Lo stesso non si può dire di altre economie quali quella francese (-36 mld), del Regno Unito (-106 mld) e degli USA (-527 mld). (Dati Wto).

[Verità 7] L’industria italiana del machinery è campione di export. Con 53 miliardi di surplus nel 2012 e una prima stima di 70 miliardi nel 2013, la meccanica italiana è terza nella graduatoria mondiale per saldo della bilancia commerciale, preceduta dai competitor tedeschi e giapponesi, ma davanti a cinesi e sud coreani (fonte: International Trade Centre, Unctad/Wto);

[Verità 8] L’Italia è il secondo paese più competitivo al mondo nel machinery. L’industria italiana del machinery occupa i vertici delle graduatorie mondiali di settore. Nella classifica di competitività calcolata sulla base del Trade performance Index, elaborato dall’International Trade Centre dell’UNCTAD/WTO, l’industria italiana della meccanica risulta seconda solo a quella tedesca ;

[Verità 9] L’Italia è leader mondiale nella metà dei prodotti del settore meccanico. L’Italia è il paese con il saldo attivo più alto in 62 dei 496 prodotti che caratterizzano il settore meccanico nel commercio mondiale (indice Fortis-Corradini, Fondazione Edison©). Se si estende l’analisi alle prime tre posizioni, l’industria italiana di settore risulta al top per ben 235 prodotti, circa la metà del totale (elaborazione su dati Istat, Eurostat e Un Comtrade);

[Verità 10] L’Italia è il primo competitor della Germania nel machinery. Le imprese italiane sono le principali concorrenti di quelle tedesche. L’Italia infatti vanta 179 prodotti “meccanici” aventi un surplus di bilancia commerciale più elevato di quello della Germania presa come benchmark: una performance migliore di quella realizzata da altri colossi mondiali quali Cina, Giappone e Usa. (Indice Fortis-Corradini calcolato su dati un Comtrade).

“In questo dossier – sottolinea Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola– c’è ben più che una replica a tanti falsi luoghi comuni. C’è un’idea di futuro per il l’industria meccanica che vale per tutta la nostra economia, esperienze che possono diventare l’avanguardia di un nuovo modello di sviluppo: più sapere e innovazione, meno risorse consumate e meno inquinamento, con ambiente e green economy che diventano driver del cambiamento. Su questo terreno l’Italia è in campo ed è forte se asseconda la propria vocazione a produrre bellezza e qualità, se riconosce i propri talenti e li accompagna con la ricerca e le nuove tecnologie. Non è affatto una sfida facile né scontata:  per farcela l’Italia deve fare l’Italia”.

Alfredo Mariotti, segretario generale di Fondazione Ucimu, società del Gruppo Ucimu che cura analisi dedicate all’industria costruttrice di macchine utensili, robot e automazione: “Il merito di questo documento è l’aver messo in luce in modo chiaro e evidente punti di forza e potenzialità del manifatturiero italiano e del machinery in particolare nel quale rientra il settore delle macchine utensili. L’immediatezza di questi dati ha convinto Fondazione Ucimu  “a adottare” questo dossier e utilizzarlo, anche e soprattutto, a supporto della promozione all’estero dell’industria italiana della macchina utensile, quarta nella graduatoria internazionale di produzione e terza in quella di export”.

Secondo Marco Fortis, direttore e vicepresidente di Fondazione Edison, “la straordinaria affermazione della meccanica italiana dimostra che il made in Italy ha saputo riposizionarsi in questi anni nella sfida della globalizzazione. Accanto ai tradizionali settori dell’alimentare e dei vini, dei beni per la persona e la casa, il made in Italy ha aggiunto altre frecce al suo arco, come la meccanica, i mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli e la farmaceutica. La meccanica, in particolare, è oggi il settore trainante del commercio estero italiano per export e soprattutto per contributo alla bilancia commerciale. Un settore dove il nostro Paese è spesso più forte della Germania e in cui i dati ufficiali sulla spesa in ricerca e sviluppo, pur sottostimati (forse addirittura della metà), vedono in Europa le nostre imprese seconde solo a quelle tedesche per investimenti,con più di 1 miliardo di euro all’anno”.

“C’è un cuore italiano che batte in molti Paesi del mondo” – sostiene Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere. “Un cuore che fa pulsare macchine in grado di realizzare tanti tipi di prodotti, forte di un know how che si radica nelle nostre antiche tradizioni artigianali ma si è evoluto grazie all’impegno e alla sapienza applicata dalle nostre imprese. Soprattutto di quelle di medie dimensioni, testa di ponte della diffusione delle nostre produzioni di qualità all’estero. La meccanica italiana non è solo  una costola fondamentale del nostro Made in Italy, è anche un bene prezioso che va sostenuto e valorizzato”.

Il dossier  10 verità sulla competitività italiana – Focus sul settore Machinery è disponibile a questo link.

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