Come incrementare la produzione

dei Claudio Giardini, Università di Bergamo
Produttività è sempre stata sinonimo di velocità di produzione: gli utensili da taglio insegnano. Prima quelli in acciaio legato, poi i rapidi ed i super-rapidi (HSS – high speed steel), poi i carburi sinterizzati, poi quelli ricoperti con l’obiettivo di incrementare sempre di più le velocità di taglio. Tanto che in alcune aziende ho visto pezzi prodotti in 30 minuti a fronte delle 2 ore precedenti. Ora far calare questi 30 minuti significa far veramente fatica. Che materiali per utensili devono inventare? Che potenze devono installare sulle macchine? Che dimensioni devono avere le macchine per resistere a queste forze? Ma la produttività può essere incrementata anche e principalmente riducendo i tempi di “non produzione”. Tutti noi sappiamo che esiste una “fabbrica nera” che si prende dei tempi non trascurabili (ma alle volte ignoti) di “non produzione”. Questa fabbrica nera ci prende lo stesso costo di quella che produce, ma non ci dà valore aggiunto, limita le nostre potenzialità, limita il mix produttivo, limita la flessibilità. Ma per risolvere questo problema occorre “correre” ancora di più? Per fare un semplice esempio è come immaginare di poter vincere un gran premio di Formula 1 aumentando sempre di più la velocità delle auto. Arriverà un momento nel quale ottenere ulteriori incrementi di velocità sarà estremamente difficile e costoso. Per contro, la pratica sportiva ci insegna che i gran premi possono essere anche vinti ai box. E più brevi sono le soste, più se ne possono fare per meglio adattarsi alle esigenze contingenti di tempo e stato della pista a favore della flessibilità del sistema. Avere auto sempre più veloci senza investire nei tempi “morti” non necessariamente significa vincere una gara. Ma come fanno quei team di persone ad essere così veloci riducendo così tanto i tempi di stop? Se li analizziamo otteniamo informazioni interessanti per le nostre realtà produttive. Innanzitutto non escono quando la macchina arriva ma si preparano prima: preparano prima persone, attrezzature, pneumatici. Secondo, quando l’auto arriva più meccanici lavorano contemporaneamente, ognuno con la propria mansione e procedura ben studiata e nota. Tutte le attrezzature necessarie ad intervenire sull’auto sono replicate. I sistemi di fissaggio sono studiati in modo da essere il più possibile semplici, senza ridondanze inutili, senza attività manuali. Io, infatti, normalmente quando cambio una ruota devo svitare a mano 5 viti mentre nelle auto di formula uno la ruota è tenuta da una sola vite (solo perché di meno non si può) che si manovra con avvitatori ad aria compressa. Ma prima devo sollevare l’auto con un attrezzo che la alza di pochi millimetri ad ogni giro della vite di comando, mentre ai box ci sono due leve che sollevano e depositano l’auto con un solo movimento. E poi devo posizionare la nuova ruota tenendola ferma per non farla cadere e riavvitare a mano le famose 5 viti. Insomma, non c’è storia. Forse i tecnici ed i meccanici non lo sanno (spero di sì), ma stanno applicando (e ci stanno dando un esempio concreto e di successo) due tecniche che si chiamano SMED (Single Minute Exchange of Die) e OTED (One Touch Exchange of Die). Ovvero come cambiare uno stampo (o per meglio dire, la produzione) in un minuto o con un solo tocco. L’obiettivo vero non è il minuto o il singolo tocco. L’obiettivo vero è analizzare ancora una volta quelle operazioni che sono “la nostra abitudine” e che come tale fatichiamo a mettere in discussione per cercare margini di riduzione e contenimento dei tempi (e quindi dei costi). Tempi di attrezzaggio minori significa minore dimensione del lotto produttivo (fino anche ad un solo pezzo), maggiore flessibilità, riduzione dei costi. Alcune cose già vengono fatte: ad esempio i sistemi di cambio utensile automatici operano in questo senso rispondendo alla richiesta di “standardizzare la forma”. Stessa cosa per i sistemi di cambio pallet delle macchine utensili. La preparazione dei nuovi utensili nella tool room o del nuovo pallet a bordo macchina mentre la macchina sta lavorando risponde alla richiesta di “trasformare operazioni di setup interno in setup esterno”. Magazzini automatizzati e gestione centralizzata delle macchine aiutano ulteriormente. Ma c’è ancora spazio per parallelizzare, per standardizzare, per procedurizzare. Luogo di lavoro pulito e ben tenuto (svolgendo operazioni dette di “housekeeping”) sono altri must irrinunciabili. L’ordine è fondamentale: il tempo perso per cercare una vite, un fissaggio, una chiave di manovra, è tutto tempo “perso” per la produzione. Credo non ci sia più spazio per le cose fatte solo per abitudine. Ci si deve interrogare su quali ambiti esistono per migliorare: penso quello appena indicato sia uno su cui vale la pena ragionare.

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