L’opinione: “Dire, fare, … pensare (per innovare)!”

Claudio Giardini. Università degli Studi di Bergamo Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell'Informazione e della Produzione
Claudio Giardini. Università degli Studi di Bergamo
Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell’Informazione e della Produzione

Quante dichiarazioni di buona volontà o di programmi da sviluppare. Quante parole spese per annunciare rivoluzioni e sconvolgimenti nelle organizzazioni e nel loro modo di produrre. Quanti proponimenti: “da domani faremo …”, “dall’anno prossimo controlleremo …”. Quante cose vengono fatte, disfate, rifatte, modificate e abbandonate. E poi magari riprese come una grande novità e poi di nuovo abbandonate. Quante volte si persevera nello stesso errore o risolvendo per l’ennesima volta lo stesso problema solo perché non si è capaci di avviare azioni che anziché essere correttive siano preventive. O quante volte ancora si rinuncia a correggere un errore preferendo correggere il pezzo prodotto perché si ritiene che l’errore sia ineluttabile: in una azienda mi sono sentito dire “per noi questo prodotto è critico e quindi è normale avere il 50% di scarti”. Il 50%!

E non producendo razzi per i viaggi interstellari. Avranno mai fatto dei conti economici per verificare la convenienza di quella produzione? O per verificare se i costi per introdurre tecniche di analisi o innovazioni nel processo sarebbero compensati dai risparmi legati alla cattiva qualità dei prodotti? Sono un tantino scettico.

Uno dei principali problemi delle organizzazioni occidentali è riconosciuto come la mancanza di costanza nella definizione e mantenimento degli obiettivi. Sembra un po’ come se le aziende fossero dei centri di pronto soccorso: non so cosa succederà oggi, ma ci sarà sicuramente una emergenza che porterà a cambiare le priorità dei programmi impostati ieri, e quindi è inutile fare dei programmi per domani.

Forse c’è un po’ di cattiveria, forse c’è un po’ di pessimismo, ma purtroppo non è così raro vedere organizzazioni incapaci, o che hanno grosse difficoltà, nel mettere a punto programmi e nel fare pianificazione.

Sì, perché questo è il punto. Quando si parla di “innovazione” non si può intendere solo un miglioramento introdotto in azienda, ma significa qualcosa di più ampio. L’innovazione è il risultato di un processo, e come tale va trattato, impostato e monitorato.

Innovare oggi è difficile? Molti concordano sul fatto che la tecnica avanza molto velocemente, ma pochi sono disposti a cambiare le loro abitudini (le loro certezze) per intraprendere strade nuove. Però occorre farlo. Essere “statici” oggi non basta più. Mettere nel proprio motto “fin dal 1846” non è più automaticamente una garanzia. Basta pensare a quanti spin-off sono nati che non possono certo vantare questo “fin dal …” eppure sono molto performanti e già si sono imposti a forza nel mercato, ad esempio quelle realtà che operano nell’ambito dell’additive manufacturing …

Ma dove si può innovare? Comperiamo una fresatrice che è più precisa? O un utensile che dura più a lungo? O uno strumento di misura più preciso e più rapido? O un nuovo CAD? Certo, tutti questi sono miglioramenti, ma sono questi gli elementi che incrementano le performance aziendali? Che aumentano il numero di clienti? Che riducono il lead time della azienda?

Io dico solo in parte. Ci sono ancora due elementi chiave meno “hardware”, se vogliamo, ma ugualmente importanti che sono: l’automazione e la programmazione della produzione. Si dirà: “cosa c’è di nuovo in questo? Sono anni che se ne parla …”. E’ vero, ma se ne parla e basta.

Quanti hanno un sistema di pianificazione della produzione, dei materiali, di gestione delle risorse in grado di permettere di pianificare e verificare l’adeguato livello di occupazione delle macchine, degli operatori, delle risorse aziendali? Quanti sanno dare una valutazione del carico di lavoro delle proprie macchine, hanno impostato piani di manutenzione adeguati per garantirne il migliore utilizzo, gestiscono la produzione tenendo conto di queste cose in modo certo e oggettivo?

Quanti hanno valutato se e come l’introduzione della automazione nella propria azienda può migliorare il funzionamento della stessa?

Innovare, quindi, non è solo dire e fare, ma è anche pensare!

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