Brexit: la salute di ferro dell’acciaio italiano

Gianfranco Tosini
Gianfranco Tosini

Il responsabile dell’Ufficio studi di Siderweb Gianfranco Tosini ha affidato a una nota le sue osservazioni sui possibili impatti della Brexit in relazione, in special modo, al settore siderurgico.

Secondo Tosini l’influenza dell’evento sarebbe contenuta per tutti i Paesi europei produttori di acciaio, visto che la «ridotta base manifatturiera» del Regno «fa sì che il suo fabbisogno non superi i 4,6 milioni di tonnellate, «pari al 3,1% delle esportazioni totali dall’Unione europea». E in ogni caso la più gran parte delle consegne arriva da Germania (un milione di tonnellate); Spagna (710 mila tonnellate); Belgio (623 mila) e Olanda (594 mila); Francia (473 mila).

L’Italia è fanalino di coda con 299 mila tonnellate (6,5% sul totale export UE di acciaio e all’1,8% delle esportazioni totali di acciaio italiane). Non a caso Tosini ha osservato che «con riguardo ai prodotti siderurgici, l’interscambio commerciale tra Italia e Regno Unito è modesto, considerando che le esportazioni oltremanica pesano soltanto per il 2,2% sui prodotti siderurgici in senso stretto, per il 2,9% rispettivamente sui tubi e sui prodotti di prima trasformazione». E che «guardando alle importazioni il peso risulta ancora più irrilevante: 1,1% le importazioni di prodotti siderurgici in senso stretto, 2,9% quelle di tubi e 2,1% le importazioni di prodotti siderurgici di prima trasformazione».

Prendendo invece in considerazione gli effetti dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione sul breve periodo, Siderweb ritiene «prevedibile che gli impatti maggiori sull’interscambio commerciale fra Regno Unito e UE deriveranno dalla svalutazione della sterlina» e che «un indebolimento superiore al 10% potrebbe dare un impulso alle esportazioni britanniche». Potrebbero però «risentirne negativamente le importazioni» visto che «il Regno Unito importa dai Paesi dell’Unione merci per 303 miliardi di euro e ne esporta soltanto 184, con uno sbilancio negativo di 119 miliardi di euro».

Ma il nostro Paese, con esportazioni totali per «22 miliardi di euro, pari al 7,2% dell’export totale dell’Ue verso il Regno Unito e al 5,2% dell’export complessivo», è «tra quelli con l’incidenza più

bassa delle importazioni britanniche sulle sue esportazioni, ed è quindi meno esposto di altri agli effetti della Brexit». Diversamente da Germania, Olanda, Francia e Belgio, nelle stime di Siderweb.

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