ASSOCOMAPLAST: un 2014 tutto positivo

Box Made in ItalyIl consuntivo di settore del 2014, elaborato da ASSOCOMAPLAST anche sulla base dei dati di commercio estero di fonte ISTAT, evidenzia in particolare come la progressione dell’export abbia tenuto il passo fino agli ultimi mesi dell’anno – chiudendolo con un +5% sul 2013 – e sostenuto i costruttori italiani di macchine per materie plastiche e gomma, a fronte di un mercato interno la cui ripresa si è fatta timidamente sentire solo negli ultimissimi mesi, pur in presenza di un incremento degli acquisti dall’estero nell’ordine degli otto punti percentuali.

L’Associazione, anche in base alle rilevazioni tra i propri Associati, ha pertanto stimato un valore della produzione che ha nuovamente toccato la soglia dei 4 miliardi di euro; la bilancia commerciale risulta aver ulteriormente incrementato il proprio saldo positivo, portandosi abbondantemente sopra la soglia dei 2 miliardi di euro mentre il mercato interno è appena al di sotto di tale valore.

L’ultima indagine congiunturale dell’Associazione ha anche messo in evidenza attese improntate all’ottimismo per circa un terzo delle aziende intervistate, che si aspettano un ulteriore incremento di ordinativi e fatturato nel semestre in corso. Una percentuale analoga ritiene che anche la quota export dovrebbe aumentare.

Circa le macro-aree di destinazione delle vendite all’estero di macchinari italiani, si rileva una decisa progressione per l’Europa – in particolare in ambito UE, a fronte di un cedimento del totale dei mercati extracomunitari, trascinati al ribasso dal negativo risultato della Russia, condizionato dalle sanzioni applicate in seguito alla crisi ucraina e al crollo del rublo – e per l’aggregazione del NAFTA, grazie alle incrementate forniture agli Stati Uniti.

Il poco brillante andamento delle vendite verso il Brasile ha influenzato il trend complessivo del Sudamerica mentre un moderato rimbalzo delle forniture ai trasformatori cinesi (ma anche vietnamiti, indonesiani e indiani, solo per citarne alcuni tra i più significativi) ha compensato la frenata di quelle a Corea del Sud, Giappone e Tailandia sul fronte asiatico.

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