Anima: in crescita l’export della meccanica italiana verso gli USA: + 83% dal 2011 al 2016

La curva che segna l’export della meccanica italiana verso gli Stati Uniti è in continua crescita. Alla fine del 2016 sono stati raggiunti i 2,68 miliardi di euro (+0,9% rispetto al 2015). Uno scambio commerciale sorprendente se si considera che nel 2011 l’export era di 1,46 miliardi di euro. Dal 2011 al 2016 la crescita è pari a +83% e il valore è quasi raddoppiato. L’incremento nel 2012 e nel 2014 è stato particolarmente significativo.

Nel 2016, 881 milioni di euro è la cifra relativa all’esportazione delle turbine a gas che registrano così un +32% rispetto all’anno scorso. In calo valvole e rubinetteria (-19%) ferme a quota 404 milioni di euro, così come le pompe (-11%) che passano da 236 milioni di euro a 211 milioni di euro. Stabile l’export di macchine edili, stradali, minerarie per 190 milioni di euro e di sollevamento e trasporto per 169 milioni di euro. In calo la caldareria (-27%) e in aumento i carrelli (+26%). Crescite a doppia cifra, anche se per volumi minori, delle esportazioni di macchine professionali per caffè espresso da 39 milioni di euro a 43 milioni di euro e di macchine e forni per pane da 37 milioni di euro a 48 milioni di euro. Raddoppiano macchine e impianti per pastifici da 14 milioni di euro a 28 milioni di euro. Un decremento si registra per i settori impianti aeraulici da 68 milioni di euro a 40 milioni di euro (-42%), i forni industriali da 67 milioni di euro a 40 milioni di euro (-47%) e le apparecchiature per impianti termici da 22 milioni di euro a 18 milioni di euro (-19%).

Nel mese di maggio gli Stati Uniti sono stato oggetto di studio per Anima che ha dato la possibilità alle aziende di incontrare esperti del tema export ai quali poter fare domande per le proprie attività. In diretta da Houston è intervenuto il Direttore ICE di filiale Dott. Carlo Angelo Bocchi.

Houston è tutt’ora il centro delle decisioni riguardanti le estrazioni e le raffinerie con un aumento e revisione degli standard di controllo ambientale e sicurezza, a fronte della scarsa qualità delle tecnologie cinesi. In Texas sono concentrati i dieci maggiori insediamenti per il comparto Oil&Gas. Elementi che lasciano ampio margine alla qualità dell’offerta made in Italy certificata. Ora che l’amministrazione Trump è insediata, si stanno concretizzando gli ingenti investimenti di sviluppo stanziati. Uno spazio per il business delle imprese italiane.

«Questi dati confermano l’importanza del mercato USA per le imprese della meccanica, in un’economia che ha ripreso a crescere vivacemente e le cui prospettive nei prossimi anni sono altrettanto buone. – dichiara Giancarlo Lamio, responsabile Relazioni Istituzionali dell’Ufficio ICE Agenzia di Milano – È fondamentale essere presenti: un punto percentuale di crescita del PIL degli USA rappresenta una creazione di ricchezza pari al PIL di un paese europeo di medie dimensioni. Gli Stati Uniti sono un “paese continente” al pari di Cina, India e Russia, nel quale per ogni azienda che abbia una visione di futuro, non si può pensare di non essere presenti. A differenza però di queste ultime realtà economiche, gli USA sono il paese tecnologicamente più avanzato dove quindi per le migliori aziende è necessario essere presenti e conquistare quote di mercato significative. Moltissime imprese italiane sono attivamente presenti sia commercialmente che con presenze dirette attraverso centri di assistenza e produzione. ICE Agenzia ed Anima, con le rispettive attività e servizi, sono fianco a fianco nel supporto alle nostre migliori aziende che vogliano iniziare ad esplorare questo fondamentale mercato o che desiderino migliorare la propria presenza e penetrazione. Con la nostra rete di uffici negli USA monitoriamo costantemente l’evoluzione di questo mercato, anche in seguito ai recenti cambiamenti nell’Amministrazione statunitense, sia per intercettare le opportunità di mercato che le problematiche di accesso che potrebbero comportare politiche commerciali governative più restrittive o di sostituzione delle importazioni. Comunque, considerando che in un mercato avanzato come gli USA le imprese italiane sono inserite principalmente in nicchie tecnologiche ad alta specializzazione, è difficile pensare che per gli USA si possano sostituire le importazioni tecnologiche dall’Italia nel breve-medio periodo».

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