A NanotechItaly2014 si parla di Abraxane®, il primo nanofarmaco per la lotta ai tumori in commercio

unnamedE’ un viaggio lungo quello di Abraxane®: 20 anni di gestazione; un percorso che parte da un’idea per arrivare finalmente al mercato, mettendo assieme un farmaco tradizionale, il paclitaxel con un nuovo vettore biocompatibile, le nanoparticelle di albumina. Questa combinazione ha portato alla creazione di Abraxane®, un nanofarmaco approvato in tutto il mondo e usato per il trattamento di alcuni tipi di tumore metastatico con numerosi casi di successo che testimoniano il duro e lungo lavoro di ricerca di una squadra di scienziati statunitensi.

Abraxane® è attualmente usato per la cura del tumore al seno, ai polmoni e al pancreas ed è in fase di testing per altre applicazioni compreso il trattamento di alcune forme aggressive di tumore infantile dove nessun farmaco appartenente alla famiglia del taxolo attualmente può essere utilizzato per l’elevata tossicità del composto. Se i test dimostreranno l’efficacia di Abraxane®, questo nanofarmaco sarà la prima applicazione di taxolo nei casi di tumore pediatrico, portando una luce di speranza per i piccoli pazienti e le loro famiglie.

La crescente importanza delle nanotecnologie anche nel settore della medicina non è stata accompagnata da un parallelo approfondimento della percezione che il pubblico ha dell’utilizzo di nano materiali e nano particelle – afferma Neil Desai al termine del suo intervento a NanotechItaly -. E’ l’industria che dà dei messaggi sbagliati, vanno informati non solo i pazienti ma soprattutto deve essere sensibilizzata l’opinione pubblica per evitare di mandare messaggi confusi agli utilizzatori di riferimento”.

“Nel caso specifico di Abraxane® possiamo dire che l’uso di un farmaco già utilizzato in un formato “nano” ha dimostrato dei vantaggi rispetto alla medicina tradizionale sia in termini di sicurezza che di efficacia ma anche e soprattutto di assorbimento – continua a raccontare Desai. E’ opinione concorde nella comunità di considerare i farmaci formulati in dimensione nanometrica come Abraxane® «sicure e utili» nelle loro diverse applicazioni”.

Continua Desai: “Le preoccupazioni, invece, potrebbero arrivare se si considerano le nano in relazione alla produzione di particolari oggetti come, ad esempio, i nano tubi al carbonio e i nano materiali ad uso industriale i cui potenziali pericoli per la salute e l’ambiente non sono ancora del tutto noti e definiti”.

Se dal punto di vista della regolamentazione non sono presenti molte differenze tra Stati Uniti d’America e Europa perché organizzazioni come U.S. Food and Drug Administration e European Medicines Agency seguono sostanzialmente le stesse regole, differenti sono, invece, gli approcci presenti tra il mondo delle università e della ricerca. Gli Stati Uniti godono dell’appoggio di venture capitalist che mettono in comunicazione i bisogni delle industrie con il mondo delle università indirizzando gli ambiti di ricerca e gli sviluppi tecnologici attraverso il finanziamento di alcuni progetti che riguardano le tematiche ritenute importanti per l’industria.

Abraxane®, il primo nanofarmaco in commercio dal 2005, ha sicuramente contribuito a spianare la strada ad altri nanofarmaci – conclude Desai – ma restano sempre e comunque presenti alcune difficoltà, la principale delle quali si lega alla problematica di riprodurre il farmaco secondo un preciso e unico processo produttivo”.

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